Cocumola, come Bodini l’ha descritta

Cocumola. In piazza e nelle vie limitrofe sono stati scavati nei secoli più o meno 200 granai ipogei, alcuni dei quali ritrovati di recente e oggetto di prossimo recupero

Di Donato Nuzzaci COCUMOLA – Cocumolando sulle orme di Vittorio Bodini. Non si ha nemmeno il tempo di scandire le sillabe, che il soffio di voce diventa reale, palpabile e davanti agli occhi dell’osservatore si leva un piccolo grande anfiteatro su cui poggia la piazza e intorno ad essa ruota l’intero paese. Qui a Cocumola, in piazza San Nicola, la mente sembra “cocumolare” per davvero. Il corpo rinvigorisce, si rigenera anche soltanto passeggiando senza meta, per il solo gusto di passeggiare. Il lieve contorno di case e palazzi rimarca bene la personalità e lo stile di vita dei suoi abitanti intriso di mitezza, di speranza e senso di profonda fede nelle tradizioni. “Qui ci sono ancora i segni della preistoria, un menhir ben conservato e un dolmen purtroppo scomparso – ci spiega Agostino Casciaro, artista appassionato di storia -. Cocumola si struttura entità proprio in quel periodo come presidio posto su un banco roccioso”. A tal proposito c’è chi, come Franco Leomanni, (attuale vicesindaco del Comune capoluogo Minervino), sostiene che il centro abitato possa essere stato un ampio “granaio della vicina messapica Vaste”; tuttavia c’è pure chi, come lo stesso Casciaro, tende a considerare Cocumola “autonomamente distinta rispetto al circondario, luogo di transito e sosta permanente, in quanto sviluppatosi attorno ad un altopiano roccioso ideale per gli uomini preistorici che cercavano una dimora più sicura e un posto su cui insediare il proprio villaggio”. Vero è che in piazza e nelle vie limitrofe sono stati scavati nei secoli tra i 180 e i 200 granai ipogei, alcuni dei quali (12 per la precisione) ritrovati di recente e oggetto di prossimo recupero. Qui, a pochi passi dalla piazza, c’è la chiesa matrice con un campanile che tutto il giorno scandisce le ore e il lento fluire delle faccende di residenti e passanti. Nella chiesa, eretta in stile neoclassico, spunta in una nicchia nella navata sinistra un pregevole mezzobusto in legno raffigurante San Nicola, avvolto da sontuosi panneggi barocchi, risalente molto probabilmente al 1700. Lo stato in cui versa appare buono anche se necessita di un intervento di restauro per ristabilirne le splendide antiche cromie. L’effigie di San Nicola, protettore dei bambini e delle giovani spose, spicca pure sulla vetta di una colonna situata nella piazza principale, sulla quale è impresso lo stemma di Cocumola: una poderosa torre (collocata all’altezza dell’odierna casa Leomanni) che oggi non si ritrova più, perché abbattuta ai primi del ‘900 per ampliare l’attuale edificio della chiesa. Rimangono, comunque, ancora quasi intatti i segni descritti da Vittorio Bodini ne “La Luna dei Borboni”, celebre lirica dedicata proprio al paese: i portoni verdi, gli uomini con “camicie silenziose” salutano i passanti. Danno loro il benvenuto in un luogo dove ormai non si coltiva più il tabacco e le mani sporche di farina sono diventate quelle di coloro che lavorano nei tanti ristoranti e spazi ricettivi presenti. E se la tradizione culinaria si è evoluta non poco, l’aspetto estetico della piazza è rimasto più o meno quello del tempo di Bodini. Oggi l’intenzione dell’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Ettore Caroppo, è quella di conservare e promuovere il colore “verde limone” invitando i proprietari dei palazzi, che si affacciano sulla piazza, a ridipingere i rispettivi portoni d’ingresso con quello stesso colore. Per poi in futuro magari estendere l’intervento a tutti gli ingressi e le finestre delle abitazioni del borgo. “Qui, in piazza, scorre ancora liberamente l’acqua fresca di una fontana pubblica priva di catenaccio”, dice Agostino sorseggiandone un po’ per dissetarsi, riempiendosene le mani e spruzzandosela in faccia. Qui, c’è il silenzio. La determinazione. Si respira ancora il profumo dei campi e delle stagioni, di un viale bordato di tigli che apre le porte allo scrigno di Cocumola, fatto di persone, di cose, di opere architettoniche. Di dolci sensazioni e di speranza.

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