Torri eoliche nella collina delle pietre vive

IL REPORTAGE. Giuggianello. Il Consiglio di Stato ha dato il via libera progetto di mega eolico nel Bosco dei fanciulli e delle ninfe. Dove le rocce hanno storie da raccontare

GIUGGIANELLO – E' diventato un caso nazionale, un “uragano” mediatico ed istituzionale, che divampa e cresce giorno dopo giorno. Tanto da meritare nei mesi scorsi l’attenzione di molti quotidiani nazionali a grande tiratura, di una recente interrogazione parlamentare depositata presso la Camera dei Deputati; di una lettera al Ministero ai Beni Culturali, nonché una petizione al Presidente della Repubblica avviata da Italia Nostra. E ancora. Di un approfondimento nel best-seller “Vandali. L'assalto alle bellezze d'Italia” firmato da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, importanti firme del giornalismo italiano del Corriere della Sera, e addirittura in prima serata su RaiUno di una lunga e dettagliata denuncia curata da Carlo Vulpio. Parliamo di un vasto parco eolico costituito da tre progetti di impianti industriali adiacenti per la produzione di energia da fonte eolica, derivante da 20 torri da 125 metri d’altezza ciascuna, previsti nell’agro di tre Comuni del Basso Salento, cioè Giuggianello, Palmariggi e Minervino di Lecce, proprio sulla cosiddetta “Collina dei Fanciulli e delle Ninfe”, denominata da studiosi e appassionati la “Stonehenge megalitica d'Italia”, per via della presenza di dolmen, menhir ed enormi rocce sacre. Contro il progetto si è levato un vastissimo movimento di idee e di persone che senza sosta ribadiscono le ragioni del “no” all’impianto eolico.

Bosco dei fanciulli e delle ninfe, rocce 1

// Le ‘carte bollate’ Ma lo scontro non si è fermato alle manifestazioni pubbliche. È approdato anche nelle aule giudiziarie dove alla sentenza del Tar Lecce che aveva accolto le tesi ambientaliste, si è contrapposta quella del Consiglio di Stato dove accanto alle ditte si era costituita anche la Regione Puglia. Una sentenza dei giudici romani che ha di fatto dato il via libera al parco eolico. In giudizio contro le pale, si costituirono l’associazione Italia Nostra affiancata nei ricorsi ad adiuvandum dall’ente Provincia di Lecce e dai Comuni di Uggiano La Chiesa, Giurdignano, Muro Leccese, Poggiardo, Otranto.

Bosco dei fanciulli e delle ninfe, rocce 2

// Non dormono sulla Collina A difesa della “Collina” sono scese in campo associazioni di tutta la provincia, in particolare Italia Nostra Sud Salento, la rete di comitati e associazioni del Forum Ambiente e Salute del Grande Salento e del Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino del Salento, con baricentro operativo a Maglie. I circoli di Legambiente e del Wwf di Otranto furono i primi a sollevare il caso. Ora a battersi si è aggiunto anche il neo-costituto “Comitato nazionale contro il fotovoltaico e l'eolico nelle aree verdi e più in generale naturali” (nella sua pagina facebook conta già circa 5.000 aderenti) che ha sollevato il problema in una conferenza stampa tenuta a Roma nel novembre scorso a Palazzo di Montecitorio sede della Camera dei Deputati. Il tutto alla presenza dell’onorevole Elisabetta Zamparutti della Commissione Ambiente della Camera, di Carlo Ripa di Meana presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio, Enzo Cripezzi della Lipu nazionale e della Lipu Puglia (Lega Italiana Protezione Uccelli), di Oreste Caroppo del Coordinamento Civico. In discussione vi erano le problematiche connesse alla “green economy industriale”. E’, questa Collina “una summa del Salento”; così l’ha recentemente definita il regista salentino Edoardo Winspeare, che in quei luoghi ha girato alcune scene della sua produzione cinematografia.

Bosco dei fanciulli e delle ninfe, rocce 3

“L’impatto paesaggistico” delle pale resta il principale problema per gli ambientalisti, per i quali esse “sfigurerebbero non solo la Collina, ma anche il paesaggio goduto nell’entroterra basso salentino, nel suo cuore dove si estende il Parco naturale dei Paduli-Foresta Belvedere, e quello costiero di Otranto, città patrimonio Unesco dell’Umanità, e del Parco naturale costiero Otranto-Santa Maria di Leuca; nonché il cono visuale protetto di Torre Sant’Emiliano a Otranto, protetto dalle Linee Guida in tema di impianti di energia rinnovabile stante il Regolamento regionale n. 24 del 30 dicembre 2010 entrato in vigore il 1 gennaio 2011, in cui ricadono proprio le pale eoliche di Giuggianello, Palmariggi e Minervino di Lecce”.

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// Il geosito salentino Ma non basta. Perché quello delle naturali enormi “rocce sacre” sulla Collina è pure un geosito salentino, luogo di altissimo interesse dal punto di vista geologico, esaltato in alcuni documenti dal Sigea, cioè la Società Italiana di Geologia Ambientale, e dai geologi dell’Università di Bari e dell’Università del Salento che lo hanno incluso, dedicandovi delle approfondite schede, proprio all’interno del volume “Il Patrimonio Geologico della Puglia – Territorio e Geositi” dedicato al patrimonio della Regione Puglia, presentato un anno fa (il 26 ottobre 2010), presso il Castello Svevo di Bari, alla presenza del presidente della Regione, Nichi Vendola. Quel lavoro, primo in assoluto nel suo genere, individua alcuni dei geositi più significativi della Puglia e ne mette in evidenza il valore scientifico, paesaggistico, storico e culturale. Tutto questo, come primo passo verso la costruzione del Catasto regionale dei Geositi, un’opera di censimento, così come prevista dalla legge regionale 33/2009 “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”. Quest'anno nel convegno del 2011 dal titolo “La Conservazione del Paesaggio, tra procedure e obiettivi”, seconda tappa di questo processo portato avanti dai geologi di Puglia insieme alla Regione, proprio una foto di uno di quei massi giuggianellesi è stata premiata per l'edizione 2011 del concorso fotografico indetto dalla Sigea dal titolo “Passeggiando tra i Paesaggi Geologici della Puglia, edizione 2011”.

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(qui è prevista la collocazione di una torre eolica) // Un silenzio da leggenda in 3d Spegniamo la macchina e proseguiamo a piedi. Bisogna percorrere stradine strette e ai margini delle campagne ci sono, parcheggiati, i mezzi dei contadini che stanno raccogliendo le ulive. L’umido trasporta un buon profumo di pioggia e di campagna. Si sente vociare e si avverte la fatica del lavoro. Sembra di stare in una dimensione parallela. Più camminiamo, inoltrandoci nella campagna, più abbandoniamo il Salento che conosco per immergerci in uno scenario mai visto. Sembra un film in 3d di quelli che vanno di moda adesso, con colori intensi ed anche profumi (chissà se l’hanno inventato un cinema degli odori). Raggiungiamo i poderi denominati “Cisterna Longa” e “Tenenti”. Non ero preparata. Mi sembra ancora più bello di come l’avevo immaginato. Davanti a noi non ci sono semplici pietre – ho letto che hanno composizione calcarenitica ed è per questo che, sotto gli agenti atmosferici, hanno assunto le forme che hanno oggi -, ma delle sculture naturali. Sembrano degli esseri vivi, che si sono messi in posa per darci modo di ammirarli. Alcune composizioni sono particolarmente note. E’ il caso del “Piede d’Ercole”, un monolite a forma di zampa di grosso animale che tradizione vuole sia l'impronta del piede di Ercole oppure il piede vero e proprio che tenta di riemergere dalla terra.

Bosco dei fanciulli e delle ninfe, rocce 6

Un unico blocco monolitico viene detto il “Furticiddhu della vecchia”. La sua forma richiama la rondella di un fuso (“furticiddhu”) che serviva per filare a mano la lana. Scoprirne il nome significa sentire la presenza della “vecchia” accanto a noi; è da qualche parte, solo che non la vediamo.

Bosco dei fanciulli e delle ninfe, rocce 7

Un’altra “pietra” viene chiamata il “Letto della vecchia”. E’ grossa ed ha forma circolare posta su un basamento. La denominazione deriva dalla forte somiglianza ad un enorme giaciglio. Al monumento è legata la leggenda di una vecchia che trasformava in pietre chiunque non riuscisse a rispondere alle sue domande. Pare invece che, chi rispondesse correttamente, ricevesse in dono una gallina con sette pulcini d'oro.

Bosco dei fanciulli e delle ninfe, rocce 8

Le pietre-sculture sono tantissime; alcune sono più basse e si nascondono quasi nel terreno; molte sono ricoperte di muschio; sono vive. C’è silenzio ma sembra di sentire le voci dei contadini raccontare a memoria le storie legate a questi paesaggi. Oppure sono le voci di Ercole che tenta di emergere dal suolo e della vecchia che fila la lana, magari intonando un canto. Che cosa resterebbe di tutto questo silenzio e come si potrebbero sentire ancora queste voci, se nascessero in questa collina altre 20 sculture, stavolta non di pietra, per produrre energia eolica?

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