‘Chiarezza sull’allontanamento di don Stefano’

Ugento. I comitati “Io conto” e “Con don Stefano Rocca” chiedono al vescovo Angiuli la verità sul provvedimento nei confronti del parroco

UGENTO – E’ passato un anno da quando Vito Angiuli è vescovo della diocesi Leuca-Ugento. E cogliendo l’occasione dell’anniversario, i comitati “Io conto” e “Con don Stefano Rocca” gli hanno inviato una lettera in cui hanno ribadito la necessità di un dialogo tra le parti della comunità e la mai sopita esigenza di ricercare la verità e la giustizia. Al centro della lettera, il pensiero per l’allontanamento di don Stefano Rocca dalla parrocchia di Ugento. Una mancanza che oggi più che mai i cittadini avvertono. Di questo chiedono conto al vescovo, al quale ancora una volta rivolgono la preghiera di uno sforzo per ristabilire quel dialogo che è così fondamentale per una comunità come quella ugentina. Ecco il testo della lettera. Eccellenza, domani 19 dicembre ricorre il primo anniversario del suo insediamento a vescovo della nostra diocesi Ugento – S.M. di Leuca e vogliamo porgerLe i nostri auguri. Come abbiamo avuto modo di dirLe in altre missive noi l’attendevamo “con fervida speranza come un gregge smarrito aspetta il proprio pastore”. L’abbiamo accolta come “unica speranza di pacificazione” e “stella di orientamento” per la nostra comunità maltrattata e distrutta dall’ipocrisia e dalla malvagità umana, ma Lei ha visto soltanto degli striscioni che non ha gradito, ma non ha voluto leggerne la loro disperazione. Speranzosi di essere almeno ascoltati, abbiamo chiesto per la nostra comunità solo verità su quanto era accaduto e su quanto doveva ancora accadere, ma abbiamo trovato di fronte solo un muro senza porte, Eccellenza, nel quale ancora oggi non percepiamo dei lavori in corso perché se ne apra almeno una. Per un anno intero abbiamo sperato che almeno Lei avesse compreso la sofferenza della nostra comunità. Per un anno intero abbiamo sperato che Lei volesse spiegare le motivazioni dello sradicamento violento del nostro parroco don Stefano Rocca dalla sua comunità, violentandola in tal modo nel più profondo del cuore. Le abbiamo più volte ribadito che noi vogliamo conoscere soltanto la verità e ’altro. Tutto è stato vano e l’inspiegabile suo silenzio ci ha ancor più mortificati. Eccellenza, Le auguriamo con tutto il cuore che Lei provi la gioia di stare tra noi. Le auguriamo di aver trovato le giuste conoscenze perché rendano più conforme alle sue aspettative questa sua presenza tra noi. Le auguriamo con tutto il cuore che Lei goda appieno di queste sue nuove conoscenze. Avvertiamo il dovere, tuttavia, di consigliarLa a guardarsi bene intorno e a valutare con accortezza le sue frequentazioni, perché non è tutto oro ciò che luccica: salvo errore, pensiamo che ciò lo abbia già percepito in occasione dell’avvicendamento dei parroci. Eccellenza, ci permettiamo questo suggerimento perché noi Ugentini abbiamo, purtroppo, un piccolissimo difetto ed in passato proprio un suo predecessore ha avuto modo di sperimentarlo personalmente tanto da concludere “Uxentum sine fides neque sacramentum”: era il 1747, vescovo mons. Ciccarelli. Prendendo spunto da questo, successivamente altri elaborarono la frase “Gens uxentina quando est cum te, est contra te, et cum dicit «Ave», cave” (La gente di Ugento quando è con te, è contro di te, e quando ti saluta, guardati) e Lei lo sa che la storia si ripete e ci dispiacerebbe veramente se dovesse ripetersi proprio con Lei, Eccellenza. E’ tra noi ormai da un anno e Le auguriamo di restarci quanto più Le sarà possibile e soprattutto quanto più Lei lo desideri. Cogliamo l’occasione per inviarLe anche i nostri migliori auguri per un Santo Natale.

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