Riprese in Consiglio. ‘Ribelle tv’ non spegne le telecamere

Ugento. Luciano Bortone, curatore della web tv del PdCi, spiega perché la legge lo autorizza a filmare le sedute dei Consigli comunali

UGENTO – Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio Comunale, Biagio Marchese E per conoscenza: a tutti i consiglieri comunali al Segretario Generale del Comune di Ugento, Dot.sa Zanelia Landolfo al Comandante della Stazione dei Carabinieri di Ugento al Comandante della Polizia Municipale di Ugento al Signor Prefetto di Lecce al Sindaco del Comune di Ugento, avv. Massimo Lecci a tutti i dipendenti comunali Ugento, 12 dicembre ‘11 Oggetto: risposta in merito alla vostra nota, Prot. 25794 del 09 dicembre ’11, in merito alle riprese dei Consigli Comunali Egregio Sig. Marchese, il sottoscritto Luciano BORTONE, nato a Tricase il 16 aprile 1989, e residente a Ugento (LE) alla via V. Raheli N. 36, in qualità di curatore della web tv amatoriale denominata “Ribelle TV” curata dal PdCI di Ugento, esprime quanto segue, in merito alla vostra nota, con numero di Protocollo 25794 del 09 dicembre ’11, riguardo le videoriprese dei Consigli Comunali: premesso che, non so se rispondere alle S. V., o agli autori dei vari articoli copiati dai siti internet, oppure, a chi ha redatto la nota in epigrafe, completamente fatta col copia e incolla. Articoli che allego alla presente, in modo che nessuno possa dire il contrario. Oltre a tutto ciò, nella vostra nota (o meglio nei vari articoli copiati), si fa riferimento a sentenze del TAR, circolari ministeriali e sentenze della Corte di Cassazione, che vanno dal 1997 al 2003, pareri che non possono aver molta importanza, poiché le leggi che disciplinano tale materia, sono state emanate, o modificate negli anni successivi a tali sentenze. Infatti, se si fosse avuta l’accortezza di andare a leggere alcune leggi o decreti, anziché copiare degli articoli anch’essi degli scorsi anni, si sarebbe notato che in alcuni leggi in questione, le modifiche sono state addirittura apportate dal Decreto Sviluppo 2011 del 13 maggio ’11. Nonostante tutto ciò, nella vostra nota continuate a negare le videoriprese dei Consigli Comunali, conformemente, cito testualmente, “a quanto anticipato nella seduta consiliare del 30.11.2011 e votato dalla maggioranza dei consiglieri presenti in aula”, tra l’altro, votazione falsata, poiché furono conteggiati dodici voti favorevoli, nonostante fossero inferiori. Per quanto riguarda le videoriprese dei consigli comunali e delle varie commissioni o conferenze, sia in assenza di regolamento, e, anche in sua presenze (nonostante risulti molto dubbia) bisogna fare riferimento ad alcune leggi, infatti, secondo il D. Lgs. 267/2000, ed in particolare l’articolo 10, che decreta il diritto di accesso e di informazione su tutto l’operato degli organi comunali e dell’amministrazione, che difatti recita: “Tutti gli atti dell'amministrazione comunale e provinciale sono pubblici, ad eccezione di quelli riservati per espressa indicazione di legge o per effetto di una temporanea e motivata dichiarazione del sindaco o del presidente della provincia che ne vieti l'esibizione, conformemente a quanto previsto dal regolamento, in quanto la loro diffusione possa pregiudicare il diritto alla riservatezza delle persone, dei gruppi o delle imprese”, e che l’articolo 38 comma 7, dello stesso decreto, stabilisce che “le sedute del consiglio e delle commissioni sono pubbliche salvi i casi previsti dal regolamento e, nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, si tengono preferibilmente in un arco temporale non coincidente con l’orario di lavoro dei partecipanti” (così modificato dalla legge 148/2011). Da quanto sopra detto, sembra evidente che bisogna fare riferimento alla normativa nazionale, e specificatamente all’articolo 1 della legge 241/90, il quale recita “l’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princìpi dell’ordinamento comunitario”, così modificato dalla legge 15/2005 e successivamente dalla legge 69/2009. Inoltre, la legge 150/2000 (Disciplina delle attività d’informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni), stabilisce l’obbligo delle amministrazioni di informare i cittadini sulle attività delle stesse amministrazioni. Oltre alle leggi sopra citate, ulteriori conferme di tutto ciò si hanno, anche se già riportate nella precedente nota del sottoscritto, ma che ribadisco un’ulteriore volta, dalla pronuncia del Garante della Privacy, il quale dichiara “Sì alla ripresa e alla diffusione televisiva delle riunioni del Consiglio comunale, anche al di fuori dell'ambito locale e con le opinioni e i commenti del giornalista, purché i presenti siano stati debitamente informati della presenza delle telecamere e della successiva diffusione di immagini. I soggetti pubblici possono trattare e diffondere dati personali senza dover acquisire il consenso degli interessati (art. 25 legge 675/96). La legge sulla privacy li autorizza inoltre a trattare alcuni dati sensibili (ad esempio, le opinioni espresse dai consiglieri durante le sedute) nei limiti in cui ciò risulti necessario ad assicurare la pubblicità dell'attività istituzionale, fermo restando il divieto di divulgare notizie riguardanti lo stato di salute. Pubblicità di atti e sedute consiliari che è espressamente garantita dal testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (D.Lg. n. 267/2000)”. Altra conferma si può avere, dalla recentissima sentenza sospensiva del TAR di Catania (sentenza N. 920/2011), che praticamente cancella il regolamento approvato dal Comune di Augusta (Siracusa), il quale vietava le riprese dei consigli comunali ai cittadini, con la semplice motivazione “Ritenuto il ricorso appare fondato avuto riguardo alla violazione dei diritti di partecipazione attiva dei cittadini all’attività dell’amministrazione comunale”, senza mai dimenticare l’articolo 21 della Costituzione Italiana. Tutto quanto fin ora scritto, va anche in netto contrasto con il regolamento presentato dal gruppo di maggioranza, e quindi dal suo Capogruppo Sig. Alessio MELI, tra l’altro spudoratamente copiato, dalla prima all’ultima lettera, dal regolamento presentato dal Comune di Cinquefrondi (Reggio Calabria), datato 2009, che anche allego alla presente per conferma. Detto ciò, ribadisco ancora una volta alla S. V. e alle Forze dell’Ordine, la mia presenza nelle prossime sedute del Consiglio Comunale, per video riprendere lo stesso e successivamente divulgare presso la web tv amatoriale “Ribelle TV” e nei più comuni social network, poiché previsto dalle varie leggi, circolari e sentenze. E, allo stesso tempo mi auguro un intervento di Sua Eccellenza il Prefetto di Lecce, affinché possa chiarire definitamente tale questione. Colgo l’occasione per porgere distinti saluti. SI ALLEGANO: • Copia articoli dei siti internet • Regolamento del Comun di Cinquefrondi (RC) Luciano BORTONE

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