Violenza sulla donne. Troppe bocche cucite

Bari. Solo il 10,8% delle pugliesi denuncia le violenze del partner. Il 5,4% quella da sconosciuti. Le iniziative nella Giornata contro la violenza di genere

BARI – Solo il 10,8% delle donne che subiscono violenza da parte del partner, la denuncia. Le altre, l’89,2% del totale, preferisce tacere. Per vergogna o per proteggere il proprio aguzzino. Ancora più difficile è, poi, denunciare le violenze subite da uno sconosciuto o da un non partner: solo il 5,4% delle vittime si rivolge alle forze dell'ordine per raccontare la propria storia con il restante 94,6 % che opta per il silenzio. Sono i dati pugliesi contenuti in un’indagine dell’Istat. Proprio prendendo il via da quell’indagine e da ciò che ne emerge, nei mesi scorsi la Regione Puglia ha dato il via al Programma triennale di contrasto alla violenza di genere. Su un campione di 25mila donne in tutta Italia – 1.104 in Puglia – di età compresa tra i 16 e 70 anni, è stato confermato che la nostra regione non è esente dai casi di maltrattamento, abuso e violenza sulle donne. Il 24,9% delle pugliesi intervistate dichiara di aver subito violenza fisica e sessuale nel corso della propria vita ed il 5,3% dichiara di averla subita prima dei 16 anni. Ed anche se il fenomeno è molto presente il territorio regionale stenta a dare risposte concrete per far emergere i casi di sommerso e per fornire garanzie di protezione nei confronti di chi è vittima di violenze o maltrattamenti. Sono dati. Numeri che fotografano la realtà e che devono costituire uno spunto pregnante di riflessione, oggi ancora più forte, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Troppo spesso nascosta, taciuta, a volte addirittura non riconosciuta dalle stesse vittime. // Il programma regionale anti-violenza Il programma regionale di interventi per il contrasto alla violenza di genere si articola su tre macro-azioni. In particolare, il monitoraggio e la valutazione degli interventi saranno garantiti dall'istituendo Osservatorio regionale sulla violenza. La prima azione che la Regione Puglia metterà in campo sarà proprio una ricerca su quanto è stato realizzato sino ad oggi dalle istituzioni, dai vari organismi, che hanno attivato i Centri Antiviolenza e le Case rifugio per delineare un programma condiviso di interventi. Per concretizzare questo primo punto, saranno coinvolte le Amministrazioni provinciali che realizzeranno un programma di interventi che coinvolga la rete di soggetti pubblici e privati che a vario titolo intervengono nel percorso della prevenzione del contrasto alla violenza di genere. Le Provincie metteranno a disposizione le risorse e le competenze attraverso la valorizzazione della rete di strutture denominate 'Centri risorse per le famiglie'. “Occorre impostare una strategia regionale che consenta di intendere la violenza sulle donne e bambini non come un'emergenza, ma come un problema sociale e culturale”, è scritto sul Programma stilato dall'assessorato regionale alla Solidarietà. L'indirizzo intrapreso, quindi, si basa sul fatto che la violenza contro le donne e le bambine, si consuma soprattutto all'interno delle mura domestiche e che tale fenomeno ha raggiunto in Italia e nella regione Puglia proporzioni inquietanti”. Inoltre, dalla rilevazione effettuata sui Piani di Zona in Puglia, relativa alla presenza di strutture o di servizi per le donne e minori abusati, è emersa la presenza di: cinque Case Rifugio; undici Centri Ascolto Antiviolenza; 31 Equipe Integrate; quattro Contributi economici per pagamento rette strutture di accoglienza. Alle ore 11.30, presso la sala giunta regionale, l’assessora al Welfare Elena Gentile, la Consigliera regionale di parità Serenella Molendini e la presidente della Commissione pari opportunità della Regione Puglia presenteranno i risultati di un anno di lavoro dedicato alla costruzione della rete di servizi per la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne da parte di Regione, Province, Ambiti territoriali. Oltre alle commemorazioni, fondamentali per mantenere viva l’attenzione verso questa piaga, la lotta alla violenza passa da interventi mirati di prevenzione e di contrasto e dalla presenza sui territori di servizi, strutture e professionalità qualificate in grado di offrire un supporto specifico alle vittime tempestive, prolungate nel tempo e realizzate con il ricorso a una rete fra istituzioni di livelli diversi, terzo settore, associazioni specializzate. // Le iniziative La parola d’ordine, oggi, è non tacere. Che significa, parlare il più possibile della Giornata antiviolenza, raccontarla, promuoverla tramite iniziative. L’associazione tutta al femminile Sui Generis, ad esempio, sarà presente in più eventi per portare il proprio contributo di sensibilizzazione contro ogni forma di violenza. Alle ore 11.00 sarà presente alla tavola rotonda “Violenza di genere, violenza sessuata”, organizzata dal Comune di Lecce, Assessorato alle Politiche di Genere, nell'ambito dell'iniziativa “La violenza di genere fa male a tutte/i” presso la sala Polivalente Open Space Lecce Giovani (ex Urp) di piazza S. Oronzo. Nei tre giorni a partire da oggi (fino al 27) proporrà presso il Palazzo Ducale di San Cesario, in collaborazione con il Comune – Assessorato alle Pari opportunità e Commissione Pari Opportunità – una rassegna di corti e documentari: un invito a “Liberare Desdemona”, a riflettere sugli stereotipi e pregiudizi che alimentano la violenza, ad interrogarsi su ciò che “consumiamo quotidianamente”, a promuovere interventi a tutto campo indirizzati non solo alla tutela e sostegno alle donne vittime di violenza ma anche alla formazione degli operatori che a vario livello rappresentano gli interlocutori delle vittime e alla rieducazione degli uomini che tale violenza agiscono. L'iniziativa s'inserisce nell'ambito della mostra fotografica “Il colore delle donne”, organizzata dal Comune di San Cesario per i giorni da oggi al 27 novembre. // L’appello: ‘Rispetto dell’altro’ “Si celebra il 25 novembre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – ha dichiarato la consigliera di fiducia dell’Università del Salento Paola Martino -. In tutta Italia sono tante e variegate le iniziative di approfondimento, i dibattiti, le mostre. Il rischio concreto è di fare di questa Giornata solo una celebrazione, che non ha poi séguito per il resto dell’anno, le cui giornate sono invece purtroppo scandite da notizie di violenze di genere”. “Il mio appello in occasione di questa Giornata, che anche nella ritualità permette di focalizzare l’attenzione su un problema concreto della nostra società quale è quello della violenza di genere, è rivolto a più soggetti – ha aggiunto Martino -: alle giovani studentesse, che abbiano nella figura della Consulente di Fiducia un punti di riferimento e di ascolto; a tutti gli/le studenti/esse, per un maggiore rispetto dell’altro; a chi svolge il fondamentale ruolo formativo, affinché dedichi una particolare attenzione a cogliere segnali di disagio e/o di richiesta di aiuto. L’Università, come luogo del sapere e della formazione, deve essere in prima linea per la diffusione di una cultura dell’accoglienza, del rispetto dell’altro, di educazione a uguali obblighi tra uomini e donne, di non mercificazione del corpo femminile. Il mio ruolo come Consulente di Fiducia è uno dei passi dell’Università del Salento in questa direzione, ma insieme ne possiamo fare altri. ([email protected])”. Con la nomina della consulente di Fiducia, l’Università del Salento si è data, dalla fine dello scorso anno, uno strumento per prevenire le discriminazioni, le molestie all’interno del luogo di lavoro e di studio e promuovere un benessere lavorativo. Il ruolo della Consulente di Fiducia è previsto all’interno delle ‘Norme per la prevenzione delle molestie sessuali e le discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro’, ed è in linea con la normativa europea in materia di “Tutela e dignità delle donne e degli uomini sul luogo di lavoro”, con il fine di dare sostegno e orientamento per la tutela penale, civile e amministrativa della vittima di molestie sessuali; di fornire consulenza e assistenza alle/ai dipendenti e alle/ai studentesse/i oggetto di attenzioni moleste; di promuovere azioni che contribuiscano alla creazione di un clima organizzativo idoneo ad assicurare pari dignità alle lavoratrici/lavoratori e alle studentesse/studenti; di sperimentare iniziative di formazione e informazione rivolte alle/ai dipendenti e alle/ai studentesse/i. Articoli correlati Un Paese per donne? Liberare Desdemona. Un progetto Sui generis

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