Chiusura Dia. Appello al nuovo Governo

Lecce. Dopo le preoccupazioni espresse da Cataldo Motta, la deputata Teresa Bellanova, ribadisce la necessità della Direzione antimafia nel Salento

LECCE – A poco sono servite le rassicurazioni dell’ex sottosegretario Alfredo Mantovano. A poco più di un mese dalla voce, poi smentita, di una possibile chiusura della sede della Dia di Lecce, la questione ritorna nuovamente di attualità. Stavolta a sollevare le preoccupazioni per una chiusura della Direzione antimafia è il procuratore Cataldo Motta. A margine della conferenza di ieri in cui sono stati illustrati i risultati di una grossa operazione antidroga condotta proprio dalla Dia di Lecce a Brindisi e che ha permesso di smantellare un clan affiliato alla Scu, Motta ha sottolineato come la presenza della Direzione antimafia sia necessaria in un territorio come quello salentino, facile bersaglio della criminalità. Molto critica nei confronti dell’operato di Mantovano e di quella sua rassicurazione inviata via telegramma (scrisse “Non esiste alcuna ipotesi di chiusura della DIA di Lecce”), Teresa Bellanova, deputata del Pd, che un mese fa inviò un’interrogazione al ministro Maroni per conoscere il futuro della Dia. “Il dato di fatto – ha commentato oggi la parlamentare salentina – è che tra le strutture maggiormente penalizzate dal governo di cui Mantovano faceva parte, in termini di risorse umane e professionali, figura la Dia, fortemente voluta da Giovanni Falcone e istituita nel 1991. Ma nonostante la riduzione di fondi passati dal 2001 a oggi da 28 a 15 milioni di euro, grazie alla professionalità degli operatori Dia, sono in aumento i risultati conseguiti in materia di monitoraggio degli appalti e di sequestri che, dal 2009 al primo semestre 2011 hanno raggiunto l'importo di 5,7 miliardi di euro di beni sequestrati e 1,2 miliardi di euro di beni confiscati. Credo, quindi, non sia un caso se, a margine della presentazione dell'ennesima brillante operazione della Dia, oggi si aggiunga anche il procuratore Motta a farmi buona compagnia in quella preoccupazione. Se un addetto ai lavori di questo calibro, direttamente interessato, rilancia l'allarme su quel rischio – ha aggiunto – diventa evidente a tutti come quel ‘telegramma’ di Mantovano rientrasse nella nota strategia della negazione, senza se e senza ma, di quel Governo il cui fallimento è stato oramai universalmente riconosciuto. L'auspicio è che il nuovo Governo possa invertire quella rotta scellerata, in modo da non lasciare sguarnito il contrasto alla criminalità organizzata in una terra che continua ad essere obiettivo delle mafie”.

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