Ogm. Stefàno: ‘Nuovo ministro, esordio sbagliato’

Bari. L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari si scaglia contro le dichiarazioni pro-ogm rilasciate dal ministro Clini

BARI – “L’esordio del nuovo ministro all’Ambiente Corrado Clini non ci è piaciuto. Ci saremmo aspettati più cautela e attenzione verso percorsi già strutturati e che investono determinazioni di altri livelli istituzionali che pure sui temi delle coltivazione transgeniche hanno competenza”. Così l’assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, coordinatore della Commissione Politiche agricole nazionale Dario Stefàno commenta le prime dichiarazioni rilasciate dal neoministro a proposito di ogm. Clini, intervenendo in una trasmissione radiofonica, aveva detto di essere favorevole a certe condizioni all'uso degli organismi geneticamente modificati – in particolare nelle aree dove c'è dissesto idrogeologico, e non a scopo alimentare – innescando numerose reazioni polemiche. Il ministro dell'Ambiente aveva anche detto di considerare positivo, sempre a certe condizioni, l'uso dell'energia nucleare – bandito in Italia dal recente referendum – rettificando però poi il tiro in serata. “Pur augurandomi – prosegue Stefàno – che possano essere state frutto della “emozione da primo giorno”, ho tuttavia il dovere di evidenziare subito al ministro Clini che le Regioni italiane – all’unanimità – si sono già espresse, e più volte, contro gli Ogm e hanno chiesto al Governo l’esercizio della clausola di salvaguardia, così come hanno pure fatto altri Stati membri dell’Unione Europea”. “Né ci può soddisfare – conclude il coordinatore – la distinzione che ha fatto il Ministro fra alimenti e colture arboree, perché per noi il tema è quello di una scelta strategica del Paese. Peraltro, non riteniamo che si possa pensare di risolvere il problema del dissesto idrogeologico nel nostro Paese facendo ricorso alle colture transgeniche. Tema, piuttosto, al quale va indirizzata ben altra attenzione valorizzando, a nostro avviso, ancora di più e meglio, il ruolo che l’agricoltura tradizionale ha storicamente svolto per la tenuta idrogeologica del territorio”.

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