Dal 'brain drain' al 'brain waste'

La 'fuga dei cervelli' è un problema socio-economico di grande portata per il Sud Italia. Eppure è ma poco trattato dai Media (Tacco d'Italia escluso)

Non è più accettabile uno “spreco di talenti” in un Paese come il nostro che ha bisogno di sviluppo per potersi rimettere in piedi, tale fenomeno sociale diventa ancora più grave quando non solo si parla di “brain drain (fuga di cervelli) ma anche di “brain waste” (spreco di cervelli). E’ un problema che andrebbe affrontato da tutte le forze attive del Paese analizzando lo stesso percorso socio – economico che ha visto coinvolti tutti i Paesi ossia quello dell’emigrazione dal Sud al Nord del capitale umano ad alta formazione, allo “scambio di cervelli” e alla “circolazione di cervelli” per arrivare sino ad un altro fenomeno quello relativo allo “spreco di cervelli”. A differenza di altri Paesi, l’Italia si caratterizza per la “fuga di cervelli” fenomeno che ha prodotto delle ricadute economiche non indifferenti, basti pensare che la fuga dei ricercatori italiani in 20 anni ha apportato nel nostro Paese una perdita di ca. 4 miliardi di Euro traducendosi in perdita del fattore umano ma anche in perdita di conoscenza e di innovazione con forte disavanzo economico. Tale problema ne cela un altro, quello che affligge gran parte dei giovani rimasti in Patria costretti a lottare contro la precarietà e la disoccupazione da un lato e contro le proprie aspettative di vita dall’altro, ripiegandosi su un lavoro diverso da quello per cui si è stati formati. E’ il risultato di un Paese che non è più in grado di pensare e progettare per le generazioni future. Allora mi chiedo, cosa resta da fare ad uno Stato che non riesce a trattenere il proprio capitale umano e ad attrarre nuovi talenti oltre a non essere in grado di progettare un futuro a chi non riesce più a vederlo?

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