'La panchina di Di Francesco non è a rischio'

L´amministratore delegato dell'US Lecce Renato Cipollini interviene a tutto campo sull'avvio di campionato stentato e sulla situazione della società giallorossa

“Non siamo contenti per i risultati e per le prestazioni – ha dichiarato l'AD del Lecce Cipollini. Secondo me la squadra è attrezzata per giocarsi il campionato che siamo chiamati a disputare e Bologna ne è la dimostrazione, anche se non vorrei che quella prestazione sia stata più negativa che positiva a causa degli elogi ricevuti. Siamo una squadra provinciale che se perde le proprie caratteristiche perde molto. Dobbiamo tutti tornare alla nostra realtà”. “Da questa situazione si esce con la testa fredda e il cuore caldo – ha continuato. Da una parte bisogna eliminare facile proclami e dichiarazioni, dall’altro mettersi a lavorare, fin dal martedì di ogni settimana, con impegno, rabbia e determinazione. La sosta ci può consentire di riordinare le idee, dopo questo primo blocco di cinque partite. Non penso, certamente, che le ultime prestazioni siano figlie delle dichiarazioni, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità e fare un esame di coscienza. Fin dall’inizio di questo campionato sapevamo che dovevamo avere pazienza, che ci sarebbe voluto un po’ di tempo per assemblare la squadra e siamo intenzionati a concerderlo. Ad essere sincero pensavo che a questo punto della stagione potessimo essere più avanti, ma questo non significa in alcun modo bocciare il lavoro del nostro allenatore. Nessuno ha mai pensato di sostituire il nostro tecnico. Ora mi aspetto una reazione da parte di tutti, sappiamo che in serie A c’è un campionato tra 6-7 squadre che lottano per la salvezza e noi vogliamo giocarcela fino in fondo.” Secondo Cipollini, il mister Eusebio Di Francesco non rischia perchè ci deve essere un po´ di coerenza rispetto a quanto detto a inizio stagione: le colpe non sono tutte dell´allenatore. Anche la situazione della Società non aiuta: dopo 17 anni la famiglia Semeraro ha deciso di non finanziare ulteriormente una società che ha mantenuto una piccola città del Sud ai vertici del calcio nazionale. Resta però intatto il problema dell'autogestione. Nessuna cordata di imprenditori italiani o stranieri si è infatti fatta avanti concretamente e la prospettiva è di continuare in un regime di ristrettezze. Infine ci sono le colpe di una tifoseria complessivamente poco presente allo stadio e nelle sue frange più estreme sempre attenta a creare disagio al gruppo. Ultimo episodio: la violenta contestazione verso Diamoutene, “colpevole” di aver vestito per una stagione la maglia del Bari.

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