Tutor. Il giudice: 'Multe non valide'

Storica sentenza del giudice di pace di Casarano. I verbali per eccesso di velocità rilevata tramite “Safety tutor” sono i perché non danno certezza dell’esatto superamento del limite

Il sistema di controllo della velocità presente su alcuni tratti autostradali, denominato “Tutor”, non è assimilabile ad un dispositivo “autovelox”. Non valgono dunque le stesse disposizioni previste per quest’ultimo. Una recente sentenza del Giudice di Pace di Casarano, l’avvocato Franco Giustizieri, fa luce su una materia che coinvolge molti automobilisti che si sono visti notificare verbali per la presunta violazione del limite di velocità imposto in determinati tratti di autostrada e rilevati con il sistema Sicve (Sistema informativo per il controllo della velocità) meglio noto come “Safety tutor” o “tutor”. Questo sistema misura la velocità media tenuta dall’automobilista su determinate parti di autostrada che spesso coincidono con i territori ricadenti in più Comuni in successione. Già per questa sua natura di “coinvolgere” più territori, dice il giudice, una sanzione comminata tramite una rilevazione da “Tutor” comporta l’oggettiva difficoltà di individuare quale sia il giudice del luogo della commessa violazione. Ma Giustizieri, oltre a soffermarsi sui criteri per la determinazione del foro competente ossia quello di residenza del presunto trasgressore, ha anche anato le multe cui una signora di Casarano che si era opposta su ricorso predisposto dall’avvocata Angela Frascaro per “errore nell’accertamento”, data l’impossibilità di applicare il criterio della tolleranza del 5 % stabilito dall’art. 345 comma 3 del Regolamento di Attuazione (D. M. del 29 ottobre 97) del Codice della Strada non essendovi, quindi “certezza dell’esatto superamento della velocità massima consentita”. Il giudice pur partendo dalla considerazione che in caso di violazioni del Codice della Strada la competenza per territorio è quella del luogo in cui è stata commessa la violazione (come sancisce l’art. 22 comma 1 della legge 689/81), ha fatto presente che la rilevazione con apparecchiatura Tutor non consente di conoscere il luogo esatto del superamento del limite di velocità ed ha aggiunto che “quindi va applicato il principio, ormai accertato da normativa europea in tutti gli altri campi, che la competenza sia del giudice di residenza del trasgressore in quanto in questa sede è avvenuta la notifica del provvedimento da impugnare”. Il giudice del Comune di residenza inoltre avrebbe anche la facoltà di giudicare circa la fondatezza della pretesa e “deve accogliere il ricorso – si legge nella sentenza firmata da Giustizieri – se non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente”. Il tutor infatti rileva la velocità media dei veicoli e “tuttavia – aggiunge il giudice di pace – non sanziona una determinata violazione ma rileva una presunta media di infrazione compiuta, così ledendo i principi fondamentali di diritto alla difesa e certezza del diritto”. Ma il giudice si spinge oltre e afferma che “se pure si volesse ritenere la rilevazione presuntivamente corretta, allora deve aggiungersi che alla velocità media rilevata in verbale risultata essere stata applicata la riduzione del 5% come previsto ex D.M. 29/10/97, ma la stessa riduzione è prevista per gli autovelox e quindi non per lo strumento in oggetto”. “Infatti – continua – per apparecchi diversi dall’autovelox, non può essere applicato il criterio di cui sopra, ma una riduzione diversa come precisato dal comma 3 dell’art. 345 delle disposizioni di attuazione del codice della strada” che quindi dev’essere applicata per analogia essendo il tutor strumento di misurazione diverso dall’autovelox. “Pertanto, nel caso in questione o non dev’essere applicata riduzione alcuna oppure in analogia con quanto detto sopra (art. 345 comma 3°), applicata la riduzione ‘progressiva’ del 5%, 10% e 15% anche perché è la legge a prevederlo in ogni caso, ma poiché non si conosce il suo criterio nei casi di rilevazione diverse dalle postazioni ‘autovelox’ fisse e/o mobili, ne deriva l’impossibile corretta verifica del comma della norma ex art. 142 violato”. Il verbale comminato alla signora di Casarano è risultato dunque o per “errore di accertamento” in quanto è impossibile conoscere se vi sia stata effettivamente la violazione: “in ogni caso in cui venga applicata tout court la sola riduzione del 5% nei casi di accertata violazione mediante calcolo della velocità media, non vi è certezza dell’esatto accertato superamento della velocità massima consentita. In tale situazione la verbalizzazione effettuata è dubbia in quanto applicato un criterio di riduzione del 5% non previsto per legge”. Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la sentenza di Giustizieri costituisce un prezioso precedente per quanti vorranno ricorrere a questo tipo di sanzioni amministrative che “non denotano – dice – una particolare trasparenza nella loro emissione”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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