Pet tac. I malati chiamano in causa Vendola

Lecce. I pazienti chiedono il rimborso dei soldi spesi per fare la Pet e Vendola sarà interrogato nella causa di risarcimento danni

I malati oncologici salentini costituiti contro la Regione Puglia chiamano in causa Vendola. L’interrogatorio del presidente della Regione si terrà il 26 ottobre, ed è stato ammesso dal giudice di pace Luigi Piro di Lecce nella causa di risarcimento danni che 35 pazienti, difesi dall’avvocato Massimo Todisco del Codacons, hanno intentato contro l’ente pubblico. Il motivo? Per una serie di cavilli e lungaggini burocratiche della Regione, si sono visti costretti a pagare di tasca propria la Pet- Tac, nonostante l’unica Pet esistente in provincia, quella di Cavallino, privata-convenzionata, fosse pronta per erogarle in regime di convenzione. La domanda che verrà posta a Vendola dall’avvocato Massimo Todisco del Codacons, che difende i malati, sarà: “Vero è che nell’ambito di competenza del territorio della Asl-Le nel periodo gennaio-marzo 2011 non era allocata presso le strutture sanitarie pubbliche alcuna macchina Pet”? La risposta ovviamente non potrà che essere: “Si”. La seconda domanda: “Vero è che nello stesso periodo gennaio-marzo 2011 non vi era alcuna struttura privata accreditata che potesse fornire in convenzione il servizio”? Qui la risposta sarebbe: “Ni”, ma il giudice non lo ammetterebbe come prova. Perché è proprio su questa questione che la Regione si è incartata su se stessa. La situazione si presta a commenti dai toni grotteschi, se non fosse che invece parliamo della tragedia per alcuni malati oncologici di non potersi curare in casa propria, di essere costretti a pagare per l’esame Pet Tac 700 euro, di essere costretti a scegliere tra curarsi altrove o non curarsi affatto. I fatti. Il 7 giugno scorso dopo una guerra di carte bollate durata anni e cause vinte di fronte al Consiglio di Stato, la Pet di Cavallino del Centro di medicina nucleare Calabrese ha firmato la convenzione con la Regione. Una sorta di ratifica dell’accreditamento ricevuto l’anno prima, cioè dello status formale che permette ad un privato di erogare prestazioni sanitarie in convenzione con la Asl, facendo pagare ai pazienti il solo ticket e ricevendo poi il rimborso da parte dell’ente pubblico. Per la Pet di Cavallino e per i malati oncologici della provincia di Lecce però la convenzione con la Asl non ha avuto effetti concreti. Cioè il Centro Calabrese non ha potuto eseguire la Pet in regime di convenzione perché la Asl non ha fissato il budget di spesa dando come giustificazione ufficiale la mancanza di fondi. Peccato però che la Asl spenda ogni anno due milioni per le Pet eseguite fuori regione, che costano circa 1200 euro l’una, contro gli 800 che farebbe pagare Calabrese, e peccato che fissare il budget sia un atto dovuto, una volta avuto l’accreditamento. Ma tant’è. Attribuire il budget ad un privato convenzionato è un obbligo di legge, perché è la legge a stabilire quante e quali strutture possono ricevere l’accreditamento. E per la provincia di Lecce un regolamento regionale (14 del 2009) stabilisce che ce ne possano essere due. Ci sarebbe dunque spazio e, purtroppo, anche pazienti, per una seconda Pet. Quella pubblica, appunto, che la Asl ha dichiarato di voler acquistare, avviando a breve le procedure di gara. Per comprarla, ha affermato Valdo Mellone –direttore generale della Asl, ci sono anche i fondi, statali, che provendono dalla legge sull’edilizia ospedaliera, la n.67 del 1988. Servono tre milioni per comprare la seconda. Intanto la prima non può erogare in regime di convenzione la Pet. Dunque, non avendo la possibilità di andare fuori regione, sia perché debilitati sia perché si sarebbero dovuti sobbarcare i costi di viaggio, vitto e alloggio, i malati oncologici salentini hanno pagato la Pet e poi, attorno al Codacons, si sono organizzati per avviare una sorta di class action contro la Regione, intimandola a rimborsarli, chiedendo il risarcimento del danno pari al costo sostenuto. L’associazione dei consumatori ha infine diffidato la Regione, che a cascata ha intimato la Asl a fissare immediatamente il budget per poter finalmente garantire la pet-tac ai pazienti, dietro il solo pagamento del ticket. Ma ancora a. Nel frattempo l’associazione “Sos per la vita”, presidente Rita Tarantini, con numerosi sportelli in diversi Comuni salentini ha intrapreso una nuova raccolta firme – con la prima ne aveva raccolte 5000 – per sensibilizzare ancora una volta le istituzioni sulla necessità di un servizio Pet nel territorio della provincia di Lecce. Un dettaglio: il giudice di pace non ha ammesso come prove istruttorie le testimonianze dei medici oncologi a cui il CODACONS avrebbe voluto chiedere se è vero che quei malati sono malati di tumore e se è vero che per loro la pet era urgente. Il giudice non ha ammesso queste domande perché ha ritenuto scontato che se una persona deve fare la pet è perché è malata e se è malata di tumore fare la Pet è urgente. Un sillogismo di cui la Regione continua ad ignorare il contenuto.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!