Colombo: ‘Rispettare le regole è vivere felici’

Calimera. La lezione sulla legalità dell’ex pm del pool di “Mani pulite”. Secondo cui Nord e Sud non sono poi così differenti

CALIMERA – Davanti ad un pubblico costituito in gran parte da bambini, ieri sera, al Cinema Elio di Calimera, Gherardo Colombo – ex pubblico ministero del pool milanese di “Mani Pulite” – ha tenuto una vera e propria lezione sulla legalità. Colombo ha risposto alle domande dei presenti, parlando di legge, di comunità, di pena senza mai sfiorare il dibattito politico. Impresa ardua, in questo preciso momento storico; tuttavia, il defilarsi da certi argomenti appare come una scelta consapevole da parte di un personaggio che, suo malgrado, rimane legato a doppio filo con la storia politica del nostro Paese. Schivando diplomaticamente tutto ciò che potrebbe etichettarlo, si sofferma volentieri sul concetto di democrazia e sulla tendenza, tipicamente italiana, alla trasgressione. Perché in Italia si fatica a percepire l'utilità delle regole? “Perché si ha con le regole un pessimo rapporto. Generalmente sono viste come degli impedimenti, mentre invece sono degli aiuti. Ecco perché esiste un inequivocabile rapporto fra la possibilità di essere felici e il rispetto delle regole: quanto più le regole consentono di muoverci liberamente all'interno di esse, tanto più è facile che tutti conseguano la loro realizzazione”. Come crede che si possa uscire da questo momento storico in cui la cultura della legalità sembra gravemente danneggiata? “Contribuendo, ciascuno per la sua parte, ad una diffusione della conoscenza di quelle che sono le leggi nel nostro Paese. A partire dalla Carta Costituzionale, che pochi conoscono davvero, tanto fra chi combatte per difenderla, quanto fra chi lotta per modificarla. La conoscenza è indispensabile e viene addirittura prima del pur indispensabile lavoro di controllo dell'applicazione della legge fatto dalle autorità giudiziarie. Non si può rispettare fino in fondo ciò che non si conosce”. Da un lato la legalità fatica ad insediarsi dove l'economia stenta e dall'altro l'illegalità cerca sempre più nuove risorse con le quali alimentarsi. È così che Nord e Sud finiscono per assomigliarsi? “La verità è che esiste una diffusa insensibilità al rispetto della legge. Al Sud è più frequente infrangere le regole in maniera ‘evidente’. Sono più numerose le persone che non si mettono il casco o la cintura di sicurezza. Quelle persone dimostrano una scarsa sensibilità verso se stesse, prima che verso la collettività che dovrà pagare le spese mediche necessarie a chi resta vittima di incidenti. Se parliamo di lavoro, di caporali o lavoro nero, Nord e Sud si somigliano: ovunque esistono, purtroppo, imprese che pagano i dipendenti in nero o che evadono il fisco”. Molti italiani pensano che la Giustizia sia l'unica vera opposizione al Governo di questo Paese. Come si è arrivati a questo paradosso? “[Sorridendo] Proprio non saprei. Dovrebbe chiederlo a loro”.

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