“Casarano città contemporanea”. Aste troppo convenienti

Casarano. Un gioco di ribassi e di cambi di destinazione d’uso. Per rendere la vendita dei beni pubblici conveniente per i compratori, ma non per il Comune

Potrebbero essere i tutti gli atti prodotti fino ad oggi dall’Amministrazione De Masi relativi alla vendita degli immobili di proprietà comunale. Lo ha denunciato nero su bianco ieri l’ex consigliere comunale Giampiero Marrella (Pdl), che ha protocollato una missiva al Commissario prefettizio in cui, illustrando le gravi irregolarità a parer suo riscontrate nelle carte, chiede se “non sia il caso di sospendere le procedure di gara, per capire a quali gravi conseguenze stiano andando incontro le casse comunali”. L’atto con cui il Comune di Casarano cede i beni comunali alla società “Casarano città contemporanea”, partecipata al 100% dal Comune e incaricata di metterli all’asta, porta la firma dal sindaco Ivan De Masi (notaio Pallara) e non dal dirigente comunale (Francesco Longo), come invece recita l’articolo 107 del Testo unico degli enti locali, che definisce il potere di firma, chiarendo appunto che è di competenza dei dirigenti e non dei rappresentanti politici. Il Legislatore su questo è chiaro, dividendo il potere politico, di indirizzo, da quello amministrativo, della struttura burocratica. Già questo, a catena, dice Marrella, porterebbe a rendere i tutti gli atti conseguenti. Finora sono stati venduti tre beni immobili. E si arriva al secondo punto sollevato dal Pdl: i beni sono stati venduti per un valore di gran lunga al di sotto di quello stimato. E questo è accaduto nonostante il Comune abbia provveduto, prima che la società ‘Casarano contemporanea’ li mettesse all’asta, ad aumentarne il valore, con variazioni nella destinazione d’uso, proprio con l’obiettivo guadagnare di più. Invece, tanto per fare un esempio, l’area e gli impianti sportivi, che già nell’ottobre 2009 (delibera del consiglio comunale n.29 del 6 ottobre) venivano stimati la prima 975mila euro e i secondi 440mila, nel luglio del 2010, entrambi i lotti verranno messi all’asta con una base di partenza di 440mila euro e venduti ad un privato a 334mila euro. Un vero affare, ottenuto alla terza asta, dopo che le prime due furono andate deserte. Meccanismo simile per il terreno in contrada Pietra bianca, stimato nella stessa delibera (n.29 del 6 ottobre 2009) un milione e 80mila euro; il suo valore scende, nella perizia giurata allegata al contratto di cessione dei beni dal Comune alla società Casarano città contemporanea, a 600mila euro. Poi verrà venduto, dopo una serie di aste andate deserte, con una base d’asta di 450mila, e un privato se lo aggiudicherà per qualche euro in più del prezzo di partenza. Stesso meccanismo per la Cantina di S. Giuseppe: il suo valore è stimato nella stessa delibera del 2009 in 600mila euro. Nella perizia giurata, nonostante sia cambiata la destinazione d’uso per aumentarne il valore, da contenitore culturale a centro commerciale, la Cantina viene valutata 488mila euro e messa all’asta e aggiudicata per 475mila. Ora il 29 settembre scadrà il bando per la vendita di altri beni, tra cui anche l’area e gli impianti sportivi in zona Pip, il cui contratto di compravendita per 334mila euro non è stato perfezionato. Così come non sono stati ancora perfezionati gli altri contratti di vendita per la Cantina di S. Giuseppe e il terrena in contrada Pietra Bianca. Oggi alle 16 è previsto un incontro in Comune tra i rappresentanti del Pdl, i vertici di “Casarano città contemporanea” il Commissario e il segretario comunale, per valutare, carte alla mano, la reale bontà dell’operazione di alienazione dei beni comunali.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!