La crisi taglia i consumi. Soprattutto al Mezzogiorno

DAL SOLE 24 ORE SUD. La proiezione di Confcommercio: nel 2017, Campania e Puglia saranno le Regioni più in difficoltà

Le famiglie italiane stringono i cordoni della spesa, effetto di una difficoltà all’acquisto acuta e prolungata. E’ quanto emerge dall’ultima ricerca di Confcommercio, che prova quanto sia difficile per le famiglie recuperare i livelli di consumo persi nel biennio recessivo 2008-2009, sebbene vi sia un timido avanzamento nell’ultimo trimestre (lo 0,8% rispetto allo 0,7% registrato in primavera). Sta aumentando la disomogeneità sul territorio dei livelli e delle dinamiche dei consumi per abitante. Se nel 2007 la quota dei consumi effettuati dalle famiglie del Sud costituiva il 27,2% del totale nazionale, nel 2011 è scesa al 26,6%. Di contro, è aumentata quella delle regioni settentrionali: da 30,1% a 30,5% per il Nord Ovest e da 21,8% a 22,2% per il Nord Est. Sostanzialmente stabile il Centro, dove pure si riscontra una leggera flessione dal 20,9% del 2007 al 20,7% del 2011. Inoltre, la riduzione della domanda per consumi nel Mezzogiorno si è protratta, secondo le stime di Confcommercio, anche nel 2010, quindi oltre il biennio nero 2008-2009. Il fenomeno riflette, oltre a una minore capacità di spesa delle famiglie dell’area – il reddito disponibile pro capite nel Mezzogiorno è pari a poco più del 65% di quello del Nord – anche i diversi andamenti registrati dalla popolazione residente che al Sud risulta stabile se non, in molti casi, addirittura in riduzione (tra il 1995 e il 2011 i residenti nelle regioni meridionali sono diminuiti dal 36,4% al 34,4% rispetto al totale della popolazione italiana). Si tratta dell’ennesimo effetto della crisi economica che ha portato, tra le altre conseguenze, ad una ripresa del fenomeno dell’emigrazione verso le regioni del Nord. Disomogenea è stata la risposta delle regioni alla crisi anche dal punto di vista dei tempi e delle dimensioni della reazione. In molte regioni del Mezzogiorno, la dinamica recessiva dei consumi, che aveva già assunto toni marcati nel 2008, si è accentuata nel 2009. E’ il caso della Calabria che nel 2009 ha registrato una variazione dei consumi del -4,2% rispetto al 2008, della Puglia (-3,6%), della Sicilia (-3,2%), della Campania (-3,0%). Tutte regioni con trend ancora più negativo rispetto a quello medio del Mezzogiorno nel suo complesso (-2,9%) e a quello nazionale (-2,0%). Il Friuli Venezia Giulia, nello stesso periodo di riferimento, viveva una flessione assai meno drammatica, del -0,2%; l’Emilia Romagna, del -0,4%. Particolarmente articolato sotto il profilo regionale è risultato l’andamento dei consumi nel 2010, anno in cui solo nelle regioni del Nord Est sono stati recuperati i livelli del 2007: 2,0% per queste regioni, ovvero un 0,4% rispetto al 2007, quando al Sud il saldo 2011-2007 è di -1,3%. Solo a fine 2011 la spesa delle famiglie italiane dovrebbe tornare a registrare una dinamica positiva, senza tuttavia “punte” di particolare entità. Ma la crisi non sarà passata senza aver lasciato cicatrici visibili: in 17 regioni su 20, il livello dei consumi reali pro capite potrebbe risultare inferiore a quello registrato nel 2000. Solo Molise, Friuli Venezia Giulia e Basilicata, secondo la previsione del rapporto di Confcommercio, potrebbero presentare una spesa reale pro capite lievemente superiore a quella registrata 11 anni prima. Quanto invece al divario Nord-Sud per la fine dell’anno la previsione è che si sarà ulteriormente incrementato; del resto, come evidenziato dallo studio, è andato crescendo ogni anno a partire dal 1995 (il primo anno preso in considerazione dall’analisi). Se dovessero essere confermate tutte le condizioni riscontrate oggi – il tasso di medio di variazione per i consumi regionali complessivi, la riduzione della popolazione nel Mezzogiorno e, di contro, la costante emigrazione di cittadini verso le regioni settentrionali – il ritardo del Sud rispetto al Nord non farebbe che acuirsi ulteriormente. Una proiezione al 2017 realizzata da Confcommercio a chiusura del Rapporto (non una reale previsione ma semplicemente l’estensione al futuro di ciò che si sta riscontrando in questi anni) delinea infatti una situazione tutt’altro che rosea. Non soltanto al Sud la popolazione crescerebbe ad un tasso medio dello 0,2% rispetto allo 0,4% del Nord e allo 0,5% del Centro, ma i consumi pro capite si bloccherebbero, seppur a fronte di un lieve incremento della spesa reale per la media Italia pari allo 0,6%. Rispetto al 2007, nel 2017, cioè dieci anni dopo, il Mezzogiorno perderebbe il 4,5% in termini di consumi reali per abitante, il Centro poco meno del 2% e il Nord supererebbe i livelli pre-recessione (101,6 al Nord Ovest e 104 al Nord Est). Campania e Puglia, proiettando le tendenze attuali, sarebbero le Regioni più in difficoltà, con la massima perdita in termini di consumi pro capite, il 6% per entrambe. “Ciò significa – conclude il Rapporto – che in assenza di un mutamento di rotta nelle dinamiche economiche territoriali non è verosimile ipotizzare una spinta alla crescita da parte delle regioni del Sud, le quali, per la combinazione di ragioni demografiche ed economiche, verrebbero ulteriormente marginalizzate”. Il Sole 24 Ore Sud 21 settembre 2011

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