Venuti scrive al commissario

Casarano. “Non faccia morire Area sistema e Area Vasta”. Questo l’appello dell’ex sindaco Pd al commissario prefettizio

Caro Commissario, questa mia Le giunge a pochi giorni dalla manifestazione che a Bari ha visto sfilare insieme sindaci pugliesi del centro sinistra e del centrodestra convinti che l’entrata in vigore della manovra finanziaria determinerà per i Comuni una vera e propria debacle e un collasso per i servizi pubblici locali e il welfare territoriale. Solo Enti locali ricchi, in grado di garantire autonomamente risorse o di reperirle poiché all’interno di contesti territoriali favorevoli, si salveranno dalla manovra finanziaria e da una crisi che coinvolge tutto e tutti, e per questo Le scrivo, chiedendoLe di fare tutto ciò che è in Suo potere per rilanciare un’azione amministrativa che, solo due anni fa, aveva dalle sue molte carte in regola per reagire alla crisi economica che sta devastando il nostro territorio. Pianificazione strategica e gestione associata dei servizi. Sono due elementi cardine dello sviluppo territoriale cui avevamo attribuito un ruolo importante, consapevoli che la riduzione di risorse dal governo centrale sarebbe stata negli anni e progressivamente consistente, e della necessità di costruire un nuovo modello di sviluppo per il Sud Salento, sferzato dalla crisi di un settore, il manifatturiero maturo e il TAC, che nei decenni precedenti aveva marciato a gonfie vele. Giova forse ribadire che, in questa analisi, da un lato l’azione di Area Vasta, dall’altro quella di Area Sistema, avrebbero dovuto, in una logica integrata, costituire due validissimi argini, individuando canali di risorse oltre le sole possibilità comunali, e permettendo a un gruppo di comuni associati di attuare politiche di servizio condivise, per abbattere i costi e potenziare i benefici. Tra questi, il sostegno nella politica dei Tributi locali era un obiettivo perseguibile e realistico, e così il progetto su cui, come Comuni della società consortile, avevamo iniziato, primi nel Salento, a lavorare, forti dei risultati ottenuti con la realizzazione del Centro Servizi Territoriali, indicato dalla Regione come il migliore in Puglia. Sono consapevole di come tutto questo sia stato offuscato dalla polemica politica e a proposito di un debito che, voglio ricordarlo, la recente sentenza del Tar ha precisato nella sua esatta consistenza (mentre nel frattempo i giornali ci informano che la quasi totalità dei Comuni ha inscritti in bilancio debiti con le società di gestione dei rifiuti, che solo l’intervento della Regione salverà il Comune di Lecce dal dissesto, che sui cittadini del Salento rischia di abbattersi la vertenza aperta dalle società di gestione dell’impianto di Cavallino), così come so che le politiche di medio e lungo tempo, non determinando benefici immediati e immediatamente tangibili o visibili, non sempre riescono ad essere percepite nella luce più corretta. A un cittadino che ha perduto il posto di lavoro o che il lavoro non lo ha mai avuto come si fa a spiegare che il Comune, e il Sindaco, non possono a o quasi, mentre è in atto un progetto i cui risultati saranno ottimi e duraturi, sì, ma non nell’immediato? Se Area Vasta ed Area Sistema avessero lavorato nel solco avviato, io sono certo che i risultati sarebbero venuti. Nel caso di Area Sistema oggi avremmo diciannove comuni uniti nella gestione associata di servizi essenziali e strategici per i bilanci comunali, e impegnati a partecipare a bandi nazionali ed europei con la quasi certezza (considerata l’esperienza accumulata negli anni e il curriculum progettuale) di vincere. Basta scorrere l’elenco dei bandi regionali, nazionali ed europei degli ultimi due anni nei settori dell’innovazione infrastrutturale, del turismo, dell’energia, per capire che ciò che dico è vero, a patto di avere un management societario all’altezza del compito, e che una società oggi in agonia e in prefallimento avrebbe avuto tutte le carte in regola per continuare ad essere considerata un fiore all’occhiello e a contare su bilanci in attivo o in pareggio. Per l’Area Vasta Sud Salento il discorso è ancora più complesso, perché bisognava non solo mettere in campo una strategia unitaria e attuare nel più breve tempo possibile il Programma Stralcio, ma soprattutto considerare la pianificazione strategica uno strumento in grado di catalizzare risorse ulteriori, aprendo infine con la Regione un negoziato specifico su quei punti che il territorio aveva individuato come irrinunciabili e centrali. Non ne faccio una questione di centro destra o di centro sinistra, né, lo sottolineo per non creare pretestuose polemiche, una questione di nomi, perché sono sufficienti da un lato le parole del Ministro Fitto, dall’altro del Presidente Vendola, per sapere che spendere, bene e nei tempi dovuti, le risorse comunitarie e nazionali, è un obiettivo comune e imprescindibile, anche se oggi già alcuni amici del centro destra addossano alla Regione le maggiori responsabilità di quello che, in assenza di atti contrari, appare a tutti gli effetti un fallimento, mentre altri versanti addebitano ai Comuni incapacità o debolezza progettuali, e confusione nell’individuare obiettivi precisi e certi. La mia esperienza mi consente di andare oltre sia il primo che il secondo ragionamento, per due motivi: i processi di sviluppo dal basso impongono alle classi dirigenti territoriali di essere quanto mai portatrici di sapere e di metodologie; ogni fase che si apre scardina rendite di posizione e pigrizie, che si annidano dovunque. Casarano, rispetto agli alti Comuni di Puglia, per l’esperienza maturata negli anni, era in una posizione privilegiata che avevamo il dovere di valorizzare, perché avevamo con lungimiranza già individuato gli organi di governo dell’Area Vasta, e perché avevamo saputo costruire, tra colleghi sindaci, un idem sentire. E’ dunque paradossale che, proprio mentre il Governo centrale, nel decidere di abolire le Province, faccia riferimento alla costituzione di Aree Vaste, qui nel Salento, dove l’Area Vasta esiste e dovrebbe attirare risorse e professionalità, e il suo Piano strategico è quello che, tra i dieci regionali, individua con cristallina chiarezza obiettivi e percorsi, l’Area Vasta avrà come durata, se pure, quella dell’attuazione del Programma stralcio, non essendoci al momento alcun elemento che faccia riferimento al dopo, né essendo al lavoro un team di professionisti che stia elaborando i successivi passaggi. E’ possibile rimediare alla situazione? Io credo di sì, ed è per questo che mi rivolgo a Lei, sperando di essere ascoltato. Sono dell’avviso che le cose possano ancora essere recuperate, e che in ogni caso un tentativo in extremis sia auspicabile e dovuto. Chi oggi crede di poter ricavare, dall’agonia di Area Sistema, o dal sostanziale fallimento di Area Vasta, vantaggi futuri, credo stia facendo un grande errore di calcolo, e di questo dovrà rispondere, politicamente e tecnicamente, al territorio. Ecco perché Le chiedo di fare tutto quanto in suo potere per rilanciare il processo di Area Vasta e impedire la morte di Area Sistema: tra qualche mese tutto sarà, inevitabilmente, compromesso. Metta intorno a un tavolo i sindaci di buona volontà, che sono tanti, e insieme a loro recuperi il bandolo della matassa, che non può essere dato in appalto a meri organismi tecnici. So bene che la nostra è una realtà difficile, e che la Sua persona è oggetto di molteplici e differenti sollecitazioni. Ma stiamo parlando dell’ultima occasione che questa terra ha per lavorare sul proprio futuro, e auspico che questo pensiero possa valere fino in fondo, per Lei, la pena di un impegno altrimenti fin troppo gravoso. Con Stima Remigio Venuti

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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