Truffa sull’ossigeno. La Asl annuncia ispezioni

Lecce. Il direttore Valdo Mellone potrebbe dare il via già oggi a controlli nei reparti per verificare le responsabilità

LECCE – La Asl di Lecce darà vita ad un’indagine interna per verificare le reali responsabilità del territorio leccese nell’ambito della truffa sull’ossigeno negli ospedali che ha coinvolto sette province italiane, tra cui anche quella salentina. Lo ha annunciato il direttore generale dell’azienda sanitaria Valdo Mellone, che ha annunciato ispezioni e controlli nei reparti, che potrebbero prendere il via già oggi. La scoperta di quanto accadeva alle spalle della sanità nazionale, dopo le denunce presentate da alcuni operatori del settore, è stata dei carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Bari che nei giorni scorsi hanno notificato avvisi di conclusione delle indagini, su disposizione della Procura della repubblica del capoluogo pugliese, nelle province di Lecce, Bari, Milano, Torino, Roma, Napoli, Rieti. Destinatari degli avvisi 19 medici, 28 tra imprenditori, informatori farmaceutici, infermieri e ristoratori compiacenti, pronti a gonfiare le fatture. Devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla corruzione e alle false fatturazioni. Le cose andavano così: i medici ed i tecnici dei reparti ospedalieri segnalavano alle dite del settore dei gas farmaceutici i pazienti che stavano per lasciare il reparto, ricevendo in cambio un compenso (denaro contante e viaggi) a danno del Servizio sanitario nazionale. Così scattavano prescrizioni di ossigeno “forzate” ed in alcuni casi neppure necessarie. I dipendenti addetti alle consegne delle bombole, poi, facevano in modo di calibrare l'erogazione del liquido in modo tale da ritirare gli erogatori pieni per metà trasferendoli, come fossero appena ricaricati, a un altro paziente. I soldi che servivano a ricompensare i medici compiacenti rinvenivano da fatture di ristoratori gonfiate al bisogno, per u importo totale di 150mila euro. Una truffa, secondo le stime, di circa 6 milioni di euro nell’arco di tempo tra il 2007 ed il 2009, messa in piedi da medici specialisti pneumologi, infermieri e tecnici addetti ai reparti. La frode è stata accertata anche ai danni della Regione Puglia che nel solo 2007 ha speso, per la fornitura di terapia domiciliare di ossigeno, 24 milioni di euro (per 199mila bombole) di cui otto milioni per le cure dispensate dalla sola Asl Bari ai pazienti del territorio.

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