Parlamentari? Andrebbero aumentati e non dimezzati

Il punto di vista controcorrente del deputato Vincenzo Barba in merito ai tagli al numero dei parlamentari

Quando l’Italia discute del taglio al numero dei parlamentari, Vincenzo Barba, deputato salentino del Pdl, stupisce tutti e, controcorrente come sempre, grida alla necessità di aumentarlo, quel numero, piuttosto. La motivazione è presto detta: i parlamentari costituirebbero, secondo Barba, il necessario collegamento tra la gente e la politica. Pertanto tagliare i parlamentari, sarebbe quasi come tagliare il cordone naturale con Roma e ciò determinerebbe necessariamente maggiori difficoltà per i cittadini nel farsi ascoltare in quanto ogni esponente del Parlamento avrebbe un più esteso “bacino d’utenza” cui fare riferimento. “Meno siamo, peggio possiamo fare”, dice Barba. Di seguito il testo integrale del suo intervento. Il clima di esasperata e, per certi versi, vuota antipolitica di questi giorni, mi impone di uscire allo scoperto e di esprimere alla luce del sole il mio personale e forte convincimento in materia di attività e ruolo di deputati e senatori che, una riforma chiamata a gran voce dalla piazza e ratificabile dal Parlamento, vorrebbe dimezzati. Giusta, opportuna, fattibile o meno, si vedrà… Non so cosa, in cuor loro, pensino i miei colleghi, dal momento che ciascuno di noi è responsabile delle proprie azioni in Aula, nelle varie commissioni e, soprattutto, nei collegi, ma sono fermamente convinto che i parlamentari andrebbero non dico raddoppiati ma certamente aumentati. Altro che ridotti della metà, come strumentalmente, costi quel che costi, alcuni vorrebbero. Bisogna essere consapevoli del fatto che se i cittadini perderanno il rapporto diretto che hanno con i propri rappresentanti non potranno più essere sentiti, ascoltati, aiutati e supportati come accade ora. Già adesso facciamo una fatica enorme a star dietro a tutte le istanze in cui quotidianamente siamo chiamati in causa: ricevere le persone, ascoltarne i problemi, adoperarsi per dare risposte, partecipare a tutte le iniziative poste in essere da associazioni, comitati, gruppi che esigono ogni giorno la nostra presenza sul territorio. Come può fare un membro del Parlamento, che dovrebbe rappresentare un bacino di cittadini assai più grande, impegnarsi per dare risposte esaurienti ed esaustive? Dovrebbe avere il dono della ubiquità e dell’onnipotenza che, essendo un cittadino comune, un parlamentare non può avere. Dobbiamo essere sinceri e pratici: l’attività legislativa e la frequentazione dei palazzi della politica romani sono soltanto uno dei nostri tanti impegni, chiamati come siamo a portare a Roma le richieste e le sollecitazioni delle nostre collettività. Meno siamo, peggio possiamo fare. Del resto, i Padri Costituenti hanno dato numeri a caso quando hanno stabilito nella Legge Fondamentale, ossia nella Carta Costituzionale, il numero dei rappresentanti? Si dice: “guadagnano troppo e hanno infiniti privilegi…”. Falso!!! Chi fa veramente politica con passione e coraggio non può vivere con il compenso da parlamentare. Ed è giusto che sia così. Se si hanno collaboratori a supporto della nostra attività, una struttura organizzata per meglio assolvere alle nostre funzioni, sedi in cui ricevere e ascoltare i cittadini e se si è vicini, non solo a parole, alle tante iniziative sociali che si organizzano, non ci si arricchisce assolvendo a questo impegno. Chi non fa tutto ciò deve essere sostituito, mandato a casa dagli elettori. Ma come giustamente osservava Alberto Moravia in un bellissimo saggio dal titolo “L’uomo come fine” se abbiamo mal di testa non possiamo certo tagliarla, ma dobbiamo fare di tutto per far passare il dolore. Squarciamo il velo dell’ipocrisia: pensiamo veramente di risolvere i problemi della nostra economia risparmiando su 200 stipendi? È necessario avere il coraggio di parlare sempre e comunque a testa alta e la serietà di dire la verità. Anche quando appare scomoda e impopolare. Sarebbe bene riflettere ad alta voce prima di lasciarsi andare ad operazioni qualunquistiche che non risolvono i problemi della gente comune, ma che anzi sono destinate, alla lunga, a crearne di più grandi complicando il tutto.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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