Vi racconto la Grecìa Salentina

Quando i greci hanno subito la violenza della cultura dominante, hanno dovuto imparare l’italiano e, hanno creato un’altra lingua, trasformando il greco in “griko”

di Franco Murghì* Nel Leccese ci sono nove paesi che fino a qualche decennio fa parlavano ancora un dialetto greco (Martano, Calimera, Martignano, Melpignano, Castrignano dei Greci, Soleto, Sternatia, Zollino, Corigliano) e che formano la cosiddetta Grecìa Salentina. Quando e perché i nostri antenati lasciarono la Grecia per stabilirsi nel Salento? Due sono le ipotesi oggi esistenti: che questa migrazione sia avvenuta nell’età classica (Rohlfs) oppure che sia avvenuta, ipotesi più probabile, durante il periodo bizantino. Nel Salento, infatti, oltre alle immigrazioni monastiche che dal 726 (durante la lotta iconoclasta) proseguirono fino al secolo XI, ci fu un’altra importante immigrazione alla fine del secolo IX: l’immigrazione di 3000 famiglie greche, dedite all’agricoltura, che si insediarono nel territorio dell’attuale Grecìa Salentina, confortate e supportate dalla presenza dei monaci bizantini. Sia accettando l’una sia l’altra delle ipotesi (classica o bizantina), comunque sono tantissimi i secoli che dividono il processo storico della nostra isola linguistica da quello della Grecia. La Grecia ha avuto una sua storia, una sua evoluzione e la sua lingua, perciò, si è evoluta e modificata nel tempo. Qui da noi la lingua, lasciata in mano al popolo, senza l’aiuto e senza la cultura dei dotti, ha resistito modificandosi, più o meno fino al secolo scorso, fino a quando, l’infittirsi delle vie di comunicazione, il diffondersi della scolarizzazione e dei “mass media”, l’incremento delle migrazioni interne, l’emigrazione, l’estinguersi di una certa società contadina, hanno favorito il contatto e il confronto fra i diversi sistemi linguistici. E allora i greci hanno subito la violenza della cultura dominante, hanno dovuto imparare l’italiano e, quale ultimo baluardo, hanno creato un’altra lingua, trasformando il greco in “griko”, un dialetto, potremmo dire un gergo, un misto di grecismi e italianismi grecizzati che serve quasi da “codice segreto” quando parlano fra loro e non vogliono farsi capire. Gente cu doi lingue, gente cu doi facce! Gente cu doi lingue, gente cu doi cori! E’ questo il motto lapidario e sprezzante che i paesi del circondario coniarono per i “greci”. Certamente non possiamo asserire che in griko, oggi, si possa parlare di tutto; non si può parlare in griko di astrofisica o di bioetica non si può parlare di Dio, ma, ne siamo certi, in griko si può parlare con Dio. *Franco Corlianò, detto Murghì Ex ferroviere, poeta, musicista e scrittore calimerese Franco Corlianò, detto Murghì, è, in sé, un patrimonio unico della Grecìa salentina. Memoria viva e vivace della storia del territorio e della sua gente, autore di canzoni famosissime come “Andramu pai” – cantata dalle più belle voci mediterranee – e Klama – portata al successo dalla cantante greca Maria Farantouri, Corlianò ha scritto diversi libri che vi consigliamo. “Il proverbio griko-salentino”, di Barbieri Editore, raccoglie quelle pillole di saggezza popolari che sono i detti e i proverbi locali. “Tre scimmiette sul comò”, libro dedicato ai bambini, di oggi e di ieri, di Zane Editrice, uno scrigno pieno di ricordi, giochi, giocattoli, filastrocche e ninne nanne della tradizione grika e salentina che riempivano l’infanzia di un tempo. Infine il monumentale “Vocabolario di griko”, opera unica nel suo genere, che non ha bisogno di presentazioni. Per amatori e appassionati delle lingue materne e antiche che hanno dato voce ai volti di questa terra.

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