Alex il salentino se la 'Lega' al dito

Salentino d'origine e lombardo d'adozione, Alex Pelagatti denuncia il Senatur e compagnia per un dito medio contro l'Italia

Alessandro Pelagatti è il cantante che ha intrattenuto, ieri, una platea di leghisti riunitisi per ascoltare, a Besozzo, il loro leader Umberto Bossi, accompagnato dallo stato maggiore della Lega. Si é beccato gestacci e insulti per aver intonato una canzone che parlava della patria e del tricolore. Errore marchiano, è evidente. Ma lui, che di origini è salentino, non l'ha affatto presa con filosofia. Innanzitutto, lei è leghista? Assolutamente no. Non sostengo nessun partito in particolare; semplicemente amo il mio Paese, intero. Sono di Gagliano del Capo e faccio il cantante di professione. La mia famiglia vive ancora in Salento. E come ci è finito ad una festa della Lega Nord? Facevo un favore ad un'amica. Non sapevo si trattasse di un raduno leghista. E in ogni caso, trattandosi di lavoro non avrei avuto problemi. Ho in programma altre due serate con la Lega per appuntamenti che ho concordato io personalmente. Quando mi sono ritrovato là, ho chiesto come avrei dovuto impostare la serata e mi hanno detto di cantare nell'attesa dell'arrivo di Bossi e Calderoli. Il caso, un'ironica fatalità, ha voluto che arrivassero proprio mentre cantavo “Bianco, rosso e verde”, che era già in scaletta. Non è stata una provocazione! Alla frase “Italia del tricolore, elevo al cielo la tua bandiera” la platea ha cominciato a fischiare e le autorità mi hanno fatto il gesto del dito medio. Così, per placare gli animi, ho dovuto aggiungere un finale improvvisato, quel “Padania” urlato che serviva a tranquillizzare. E che cosa ha pensato alla reazione del pubblico sotto il tendone e dei ministri presenti? Ho pensato che un ministro non può trattare un cittadino come ha trattato me. E' una questione umana, di rispetto! Io non faccio il dito medio a chi non conosco, se sta cantando una canzone che non mi piace! Piuttosto, se la canzone non era gradita, me lo avrebbero dovuto dire prima o durante lo spettacolo, come si conviene ad un confronto professionale e civile. Una persona che si dimostra così, che fa un gestaccio senza motivo, civile non è. E poi, verrebbe da chiedere, è questo è il ringraziamento a chi viene a intrattenere la tua gente, i tuoi amici? Non le è scocciato dover gridare quel “Padania” finale? Si, mi ha dato fastidio. E ho scritto una lettera di scuse all'autore della canzone per averla storpiata a quel modo. Ma in quel momento non sapevo davvero cos'altro fare. E la gente presente, dopo, cosa le ha detto? Dopo, paradossalmente, mi hanno fatto un sacco di richieste, fra le quali di suonare una tarantella! L'ho suonata chiedendo prima che si assumessero loro la responsabilità di eventuali proteste, visto che il Senatur era ancora là. Ho chiesto anche quanti meridionali fossero là ed i tre quarti del pubblico ha alzato la mano. Quando tutto è finito, sono andato dai Carabinieri e li ho denunciati per quel dito medio: Bossi, Calderoli e tutti quelli che si sono uniti al gestaccio. Cosa le hanno detto i suoi, da Gagliano? Ho 27 anni e vivo a Milano da dieci. Loro hanno fiducia in me: non mi sono mai trovato in queste situazioni. Quello che mi fa piacere è che mi sono arrivate tante telefonate di solidarietà da Besozzo, il mio paese d'adozione lombardo. Si sente più salentino o milanese, dopo dieci anni di vita al Nord? Mi sento e mi sentirò salentino sempre. Chissà che un giorno non riesca a tornare. Purtroppo però non ci sono mai le condizioni giuste. O almeno non ci saranno finché non c'è lavoro.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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