Malasanità. Due casi e 29 indagati

Cosimo Melechì sarebbe morto per una peritonite; Pantaleo Candelieri dopo una caduta dal letto dell’ospedale e per non aver assunto le dosi quotidiane di insulina

Sarà riesumato nei prossimi giorni il corpo di Cosimo Melechì, l’uomo di 73 anni di Porto Cesareo deceduto lo scorso 14 febbraio dopo essere trasportato d’urgenza nel Pronto soccorso dell’ospedale di Copertino. Il sostituto Carmen Ruggiero ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita dal medico legale Ermenegildo Colosimo, per il 15 luglio. Tre i medici, tutti in servizio nell’ospedale di Copertino, iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. A dare avvio alle indagini è stata la denuncia dei parenti dell’uomo, secondo cui il 13 febbraio a Melechì, che accusava forti dolori addominali, era stata inizialmente diagnosticata, dai medici dell’ospedale “San Giuseppe”, un’ernia inguinale. Il giorno dopo, però, dopo essere tornato a casa il 73enne aveva accusato un nuovo malore, tanto da richiedere l’intervento del 118. L’uomo era stato trasportato d’urgenza nel Pronto soccorso dell’ospedale. Questa volta gli era stata diagnosticata una “peritonite conclamata da perforazione intestinale e shock settico irreversibile”. Il decesso era sopravvenuto prima che i medici riuscissero ad a operarlo. Sono ben 26 i medici, tutti in servizio nei reparti di Medicina generale e Cardiologia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, iscritti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Lecce per il decesso di Pantaleo Candelieri, il pensionato 64enne originario di Martignano, morto lo scorso 29 giugno nel nosocomio salentino. Non è possibile, secondo quanto stabilito nella denuncia presentata dai familiari dell’uomo, assistiti dall’avvocato Massimo Gabrieli Tommasi, stabilire con certezza quali eventuali colpe e negligenze del personale medico abbiano potuto causare il decesso dell’uomo. Sono diverse, infatti, le presunte omissioni denunciate dai parenti del 64enne che i medici avrebbero commesso durante il periodo in cui Candelieri è stato ricoverato al “Fazzi”. Il sostituto procuratore titolare del procedimento, Francesca Miglietta, questa mattina conferirà l’incarico di eseguire l’esame autoptico al medico legale, il dottor Roberto Vaglio. Un passaggio fondamentale per chiarire se ci possano essere state delle responsabilità o meno sulla morte di Candelieri. Non è escluso che all’autopsia partecipino, come consulenti di parte, anche altri medici legali nominati dagli indagati. Il corpo del pensionato adesso si trova nel reparto di medicina legale del nosocomio a disposizione dell’autorità giudiziaria. Pantaleo Candalieri era stato ricoverato nell’ospedale del capoluogo salentino circa un mese fa per problemi di natura cardiologica. In un primo momento il ricovero sarebbe avvenuto nel reparto Medicina generale. Dopo alcuni giorni il 64enne sarebbe stato trasferito nella divisione di Cardiologia. Qui, la mattina del 29 giugno, per cause ancora da accertare (i familiari sostengono che a Candelieri, affetto da patologie legate al diabete, non sarebbero state somministrate le dosi quotidiane di insulina), l’uomo sarebbe caduto dal letto in cui si trovava riportando alcune ferite e un lieve trauma cranico. La Tac a cui sarebbe stato sottoposto Candelieri avrebbe dato esito negativo. Le condizioni dell'uomo si sarebbero, però, aggravate nella notte, fino a causarne il decesso.

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