Tartarughe marine spiaggiate. L’allarme di Legambiente

Gallipoli. Dieci esemplari morti in pochi giorni su una porzione stretta di litorale. L’associazione ambientalista chiede di verificare le cause del decesso

GALLIPOLI – E sono ormai dieci le Caretta caretta morte spiaggiate in pochi giorni e su di un tratto di litorale di pochissimi chilometri, alcune delle quali precedentemente avvistate e fotografate in difficoltà a breve distanza dalla costa di Gallipoli: le ultime due in corrispondenza dell'entrata nord di Baia Verde e all'altezza di via Filomarini, lungo il litorale urbano sud della città. I numeri sono preoccupanti, ben oltre le medie statistiche, la situazione allarmante proprio perché riguardano una specie tra quelle tutelate dalla Convenzione di Washington e rientranti nell'elenco CITES, oggetto di direttive comunitarie, progetti di tutela transnazionale e nazionali, di un apposito piano di azione nazionale (PATMA) ed ora di un coordinamento regionale. E' possibile che alla base di questa moria vi sia una causa infettiva, ma data la singolare coincidenza e limitatezza di spazi e tempi, pare assai più probabile una connessione con la liberazione di massa di ben 12 esemplari giunti da Napoli e effettuata circa 20 giorni fa proprio all'interno dell'area di spiaggiamento. Come è possibile vedere dalle foto si tratta di individui evidentemente oggetto di prolungata permanenza in vasca, con i carapaci “puliti” ed altri dettagli; le evidenti difficoltà all'immersione farebbero propendere per questa ipotesi. L’allarme è stato lanciato da Legambiente, che da tempo sottolinea nei tavoli di concertazione nazionali e regionali la necessità, riconosciuta dalle linee guida del Piano nazionale, di utilizzare i centri locali riconosciuti per il ricovero degli individui in difficoltà, evitando traumatiche, costose ed “ingiustificate trasferte di centinaia di chilometri e liberazioni spettacolari che giovano più a chi le organizza che non alla sopravvivenza di una delle specie simbolo del Mediterraneo in pericolo”. “Sollecitiamo vivamente la locale Asl che ha prelevato le carcasse – dicono gli ambientalisti – a comunicare al più presto i dati pertinenti il rinvenimento degli esemplari e quelli relativi alle presumibili cause del loro decesso agli uffici competenti, e fra questi l'Ufficio Risorse Naturali della Regione Puglia che ha in carico le misure di conservazione della specie, perché si abbia un quadro organico della situazione e si adottino al più presto gli opportuni provvedimenti per evitare il ripetersi di così gravi avvenimenti”. Nel frattempo Legambiente ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica perché venga accertato e nel caso perseguito ogni comportamento illecito relativo alla vicenda.

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