Buchi

La classe di Serge Gainsbourg non è un buco nell'acqua

Ci sono buchi di prima classe e buchi di seconda. Ce lo ricorda Serge Gainsbourg in una canzone che, fra l'altro, contiene la descrizione più lucida e sconfortante dell'atto di lettura. La vita è una strana crociera in cui, per ammazzare la noia, porto sotto la giacca l'ultimo numero di Selezione dal Reader's Digest. Neanche l'alta letteratura sfugge a questa banale funzione di svago prima del capolinea. Ma poi cosa ci troviamo scritto sul Reader's Digest? Che c'è gente che a Miami fa la bella vita, mentre io me ne sto sottoterra a sforacchiare biglietti di gente che passa e nemmeno mi vede. Buchi… buchini… buchetti… Basta, voglio uscire da questa cloaca, da questo buco dove faccio solo buchi! “Le poinçonneur des Lilás” è il bigliettaio di una stazione del metrò di Parigi (per Invalides cambiare all'Operà). C'è da diventar matti. Infatti medita la fuga e gira con la pistola. Un giorno o l'altro, pensa, mi faccio un buco, l'ultimo, e me n'esco coi piedi in avanti, orizzontale. Un tempo si chiamava alienazione, ma a giudicare dalla versione reggae dei Tryo sembrerebbe che il “punzonatore” sia riuscito a fuggire ai Caraibi.

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