Da cave a laghi

Tricase. 126 cave dismesse nel Salento; 617 cave in Puglia. La proposta del Cap per riutilizzarle

TRICASE – Muove i primi passi il Comitato di Azione per il Paesaggio (Cap) costituito nei giorni scorsi nel Palazzo dei principi Gallone di Tricase, a conclusione del convegno internazionale “I cento laghi del Salento leccese“, voluto dal dottore agronomo Antonio Bruno direttore dell'Area Agraria del Consorzio di Bonifica di Ugento insieme al Centro internazionale di Cooperazione Culturale. Il coordinatore Giulio Sparascio ha presentato un documento finale per chiedere che le 617 cave presenti in Puglia (tra cui 126 solo a Lecce e provincia) vengano alla fine delle attività estrattive trasformate in specchi d'acqua in modo tale da “reimmettere questi luoghi nel circuito degli usi collettivi”. Una proposta articolata in più punti che vuole contribuire “al recupero e riciclaggio delle acque piovane-meteoriche – scrive nel documento Sparascio -, utilizzando le cave come contenitori per accogliere le acque di prima pioggia trattate, quelle di seconda pioggia e i reflui depurati e resi batteriologicamente puri attraverso opportune tecniche ‘naturali’, quali la fitodepurazione, che non utilizzino agenti chimici. Inoltre il Comitato propone che questi specchi d’acqua abbiano la funzione di invasi naturali di accumulo della risorsa idrica da destinare al riuso in agricoltura, nell’industria e per gli usi domestici nonché alla fruizione per il tempo libero dopo opportuna risistemazione paesaggistica degli spazi circostanti”. Al convegno hanno preso parte tra gli altri Anna Chiumeo, direttore generale Unione Regionale Bonifiche Puglia, Antonio Lia, presidente del Gal Capo di Leuca, un ospite palestinese Nael T. H. Ali Ahmad dell’Autorità palestinese per l’acqua, Giulio Cesare Giordano, l’israeliano prof. Iko Avital dell’Università di Beer Sheva, Oreste Caroppo del Forum Ambiente e Salute e Luigi de Bellis, Università del Salento.

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