Estorsione a ‘luci rosse’. In manette

Nardò. “Paga o diffondiamo il tuo video con l’amante”. Minacce ad un 66enne. Presi in flagrante mentre incassavano 10mila euro

NARDO’ – Estorsione continuata in concorso. Con quest’accusa sono finiti in manette ieri pomeriggio Luigi Imbò, 33enne, e Marco Valerini, 37enne già noto alle forze dell'ordine, entrambi di Lecce. I due sono stati sorpresi in flagranza di reato, a Lido Conchiglie (Nardò) mentre ritiravano una busta contenente 10mila euro. L’aveva posizionata nel luogo stabilito un pensionato di Nardò di 66 anni, minacciato dai due che, se non avesse pagato, tutta la città avrebbe visto i video e le fotografie che lo ritraevano con la sua amante, una donna di 35 anni, peraltro sposata. I due malviventi avevano chiesto al pensionato la somma ben più consistente di 30mila euro, ma poi l’anziano era riuscito ad ottenere uno “sconto”, chiudendo la trattativa a 10mila euro. Lo scambio di denaro doveva avvenire lo scorso 20 maggio. Ma qualcosa in quella circostanza andò storto. I due non passarono a ritirare la busta con i contanti perché indispettiti dal troppo traffico. La trovò un contadino che la consegnò ai carabinieri. Come hanno fatto i due arrestati ad entrare in possesso di quel filmato, girato un anno fa e poi salvato dal 66enne sul computer? Ecco come: per riparare un guasto del pc, l’anziano aveva contattato Imbò, suo conoscente, perché lo aiutasse a risolvere il problema. Questi si presentò con Valerini. Dalla formattazione della macchina, venne fuori il file “a luci rosse” che fece scattare nei due l’idea di guadagnarci sopra. Si impossessarono del video ed iniziarono letteralmente a perseguitare il malcapitato, prima con una lettera anonima in busta gialla e dattiloscritta in cui si chiedeva di versare entro 24 ore la somma di 30mila; poi con continue telefonate minatorie in cui la voce dall’altro capo della cornetta cercava di simulare un accento romeno. Da qui la denuncia dell'anziano, che ha raccontato tutto ai carabinieri della stazione neretina, guidati dal capitano della compagnia di Gallipoli, Stefano Tosi, e dal luogotenente Giuseppe Serio, che hanno dato il via alle indagini coordinate dal pm Giuseppe Capoccia.

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