Referendum. Vince il sì. A Lecce massima affluenza

Una valanga di sì nel Salento. La provincia di Lecce, la più attiva in Regione

Una vittoria schiacciante. Una partecipazione che non si vedeva da 16 anni. Il quorum raggiunto e di superato abbondantemente. Poi la grande festa di tutti i promotori del sì. Perché infatti ha vinto il sì. E in Puglia c’è una certezza in più: la provincia di Lecce è stata la più attiva della regione. Alle urne si è recato il 54,20% dei salentini. A Brindisi, l’affluenza media è stata del 51,06%, a Taranto del 52,39%. A Bari si è recato a votare il 53,77% degli aventi diritto; nella Bat, il 51,83%; a Foggia solo il 49,34%. // Il voto in Puglia Quesito I – Privatizzazione dell’acqua Affluenza: 52,5% Sì: 1.667.398 voti (97,3%) No: 46.377 voti (2,7%) Quesito II – Profitti sull’acqua Affluenza: 52,5% Sì: 1.677.708 (97,6%) No: 40.556 (2,4%) Quesito III – Energia nucleare Affluenza: 52,5% Sì: 1.662.388 (97,6%) No: 56.605 (3,3%) Quesito IV – Legittimo impedimento Affluenza: 52,5% Sì: 1.651.799 (96,4%) No: 61.829 (3,6%) 13 giugno 2011 Il quorum degli italiani di Andrea Gabellone L'affluenza al referendum ha ufficialmente rotto gli argini di quella “metà più uno” nella quale si rispecchia claustrofobicamente il concetto di democrazia. Da una parte, nelle prossime ore si consumerà, verosimilmente, una lunga autocelebrazione nel segno del classico “mors tua vita mea”, tanto caro alla politica di questo Paese. Dall'altra, le reazioni dai vertici del Governo non si lasciano desiderare neanche un po', ma, per il momento, sembrano solo il frutto di demenziali ragionamenti tesi a preservare un'immagine di stabilità alla quale, oramai, non credono neanche i più invasati tra i “berluscones”. Superando quella coltre di parole, tra l'inferno, il purgatorio e il paradiso della casta politica italiana, quel che rimane e che vale la pena di ricordare è un verdetto popolare. Ancora oltre tutte le ripercussioni, i presagi e il futuro immediato sul panorama governativo, bisogna rimarcare l'adesione. E già, proprio quello dell'adesione è un aspetto che, in altri momenti della storia d'Italia, è stato ritenuto ordinario, ma che oggi sfugge alle dinamiche di questo sistema. Se poi lo faccia consapevolmente o meno, rimane un arcano.  È la logica della partecipazione, che, come diceva qualcuno, si incarna nella vasta idea di libertà.  Triste siparietto quello della direttiva all'astensione, poi ritirata ieri pomeriggio, dal PDL. Un contrordine scattato per rendere la sconfitta meno amara, ma che aveva tutto il retrogusto del panico; dopo una linea di delegittimazione della sovranità popolare durata mesi, il silenzio colpevole della televisione di Stato, il millantare l'inutilità del referendum sui giornali dei sedicenti servi e, infine, le dichiarazioni di Berlusconi e Maroni a seggi ancora aperti, totalmente fuori luogo e fuori tempo; tutte queste anomalie, queste velleità da patologia di potere, sono lo specchio di una condizione più vicina al dolce che alla frutta. Tralasciando questa chiave di lettura, si avverte un senso d'indigestione da dati elettorali, da spot virali sul web, da passaparola sui social network, ma, forse, il successo di questa campagna di sensibilizzazione, complice l'ostracismo in TV, deve dire grazie solo alle persone. Questo exploit popolare, per ritrovare la sua dignità primigenia, deve dimenticarsi dei partiti e lasciarsi leggere come una bella dimostrazione di politica. Il “Sì”, manco a dirlo, stravince, come stravince il senso civico che hanno alcune regioni d'Italia, sempre le stesse, con un'affluenza record. Il Sud, ancora una volta, invece, si lascia trainare e questa è forse l'unica nota dolente di questa due giorni. D'altronde, il segnale di Napoli con l'elezione di De Magistris è stato sorprendente, ma i miracoli, al momento, rimangono un'esclusiva di San Gennaro. Puglia e Comune di Lecce si allineano sul 52% di votanti e, d'altra parte, sarebbe stato da visionari aspettarsi di meglio. Oggi non è certo la giornata del cambiamento, ma è, probabilmente, uno di quei momenti che contribuiscono al fisiologico rinnovamento di una vecchia politica ormai malata. In piazza, c'è sempre qualcuno disposto a salire sul carro dei vincitori, ma oggi, in spalla, non bisogna portare nessuno; l'epoca dei personalissimi trionfalismi, con un po' di fortuna, sarà presto sepolta.      

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