Referendum. Il Comune nega piazza S. Oronzo

Secondo Francesco D’Agata, coordinatore proviciale Idv, la decisione di Paolo Perrone di non concedere la centrale piazza per la manifestazioni sui referendum sarebbe il tentativo del Pdl di puntare verso l’astensione

LECCE – Il Comune di Lecce non concederà l'autorizzazione né ai comitati né ai partiti di manifestare a favore dei referendum in piazza S.Oronzo. È quanto ci fa sapere, tramite un comunicato stampa, il coordinatore provinciale dell'Italia dei Valori Francesco D'Agata. Il sindaco Paolo Perrone ha negato il permesso ai manifestanti di utilizzare quella che è, storicamente, la piazza dei comizi elettorali e degli incontri pubblici, offrendo come alternative “la periferica piazza Partigiani e la dispersiva piazza Mazzini”. Risulta evidente, anche da questo divieto, come il PDL stia evitando di catalizzare l'attenzione pubblica sul voto referendario, che già più volte è stato messo in discussione con manovre discutibili. L'informazione, a dispetto di quanto ordini la legge, tanto a livello locale, come su scala nazionale, continua ad essere scarsa. Dopo la decisione della Cassazione sulla validità del voto sul nucleare, si sta cercando di sminuire l'importanza della decisione popolare, puntando così ad un'astensione che potrebbe risultare decisiva. “Ma Noi dell’IDV – dichiara D'Agata – che abbiamo promosso i referendum contro il nucleare e legittimo impedimento raccogliendo, da soli e con i nostri gazebo migliaia di firme anche in provincia di Lecce e che sosteniamo anche i due quesiti sull’acqua pubblica, non ci demoralizziamo e continueremo ad informare tutti i cittadini attraverso i pochi spazi concessi, attraverso la libertà della rete ed il passaparola che in quest’occasione ha assunto dimensioni inimmaginabili”. Mezzucci ed escamotage non possono stare al passo coi tempi e lasciano ai cittadini quella che è la più grande piazza pubblica dove esprimere le proprie idee: internet. In quest'occasione e per la prima volta nella storia della Repubblica, si vive la campagna referendaria su due livelli sensibilmente contrari: da una parte il silenzio delle fonti governative sui mezzi di comunicazione statali, e dall'altro il tam-tam che si è, spontaneamente, generato sulla rete. Blog, siti internet e social network si sono fatti carico dell'ordinaria divulgazione che, in altri tempi e in altri luoghi, è stata ed è dovere di chi governa un Paese. La volontà di ghettizzare la cultura e l'informazione si è già rivelata, in altri momenti della storia, una mossa perdente e, proprio dalla storia, qualcuno dovrebbe imparare che, in democrazia, non sempre si può vincere.

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