Omicidio Mancino. 30 anni ad uno dei presunti assassini

Lecce. La condanna è stata emessa dai giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Lecce nei confronti di Andrea Giaracuni

LECCE – E’ stato condannato a 30 anni di reclusione, dai giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Lecce (presidente Roberto Tanisi), Andrea Giaracuni, il 45enne di Aradeo accusato dell'omicidio di Agostino Mancino, il 31enne di Matino ucciso a colpi di pistola l'8 giugno del 1991. A distanza di quasi venti anni, dunque, si aggiunge un nuovo tassello giudiziario a un atroce delitto maturato nell'ambito dei contrasti legati al controllo del traffico di droga nel territorio di Parabita e Matino. Un territorio gestito, in quegli anni di sangue e piombo, dal clan facente capo a Luigi Giannelli, noto esponente alla Sacra Corona Unita, il quale avrebbe organizzato l'omicidio per impedire che Mancino subentrasse a lui nel traffico degli stupefacenti. Mancino avrebbe tentato di mettersi in proprio e di controllare lo spaccio proprio sulla piazza di Parabita, la città del boss. Un affronto pagato caro. La vittima fu condotta con una scusa in aperta campagna a bordo della sua auto e uccisa con un colpo di pistola alla testa. Il cadavere fu poi ritrovato carbonizzato nei resti dell'auto bruciata. Mancino, con ogni probabilità, era ancora agonizzante, con il capo riverso sulle ginocchia, nel momento in cui la sua auto fu data alle fiamme dai killer. I due presunti autori dell'omicidio, Cosimo Leo e Lucio Carrozzo, sono rimasti vittima a loro volta della guerra di mafia. Il mandante invece, Luigi Giannelli, è stato già condannato all'ergastolo. A fare luce sull'omicidio sono stati i collaboratori di giustizia Luigi De Matteis (cognato di Giannelli) e Salvatore Carmine Greco (esponente del clan Coluccia), che con le loro dichiarazioni hanno rivelato il ruolo che Giannelli avrebbe avuto nell'agguato. Sarebbe stato lui, secondo i due “pentiti”, a fornire la benzina per bruciare l'auto con a bordo la vittima e a riaccompagnare a casa gli assassini con la sua Ritmo cabrio. Auto poi sostituita, per non creare sospetti, con una Alfa 164 a bordo della quale, qualche giorno dopo l'omicidio, l'imputato fu fermato e sottoposto a controllo al valico Como-Brogeda. 25 giugno 2010 Omicidio Mancino. Un pentito: fu sparato e bruciato vivo Agostino Mancino, il 31enne di Matino ucciso a colpi di pistola l'8 giugno del 1991, era ancora agonizzante, con il capo riverso sulle ginocchia, nel momento in cui la sua auto fu data alle fiamme dai killer. A raccontarlo, nel processo che vede imputato dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Lecce, con l'accusa di omicidio volontario, Andrea Giaracuni, 45enne di Aradeo, è Salvatore Carmine Greco (esponente del clan Coluccia), uno dei due collaboratori di giustizia (l’altro è Luigi De Matteis, cognato di Giannelli) che con le loro rivelazioni hanno riferito il ruolo avuto da Giaracuni nell'agguato. Greco, collegato in video conferenza dalla località protetta in cui trova, ha raccontato che fu lo stesso imputato a raccontargli i particolari dell’omicidio. Sarebbe stato proprio Giaracuni a fornire la benzina per bruciare l'auto con la vittima dentro e a riaccompagnare a casa gli assassini a bordo della sua Ritmo cabrio. Auto poi sostituita, per non creare sospetti, con una Alfa 164 a bordo della quale, qualche giorno dopo l'omicidio, l'imputato fu fermato e sottoposto a controllo al valico Como-Brogeda. L’omicidio di Agostino Mancino fu un delitto maturato nell'ambito dei contrasti legati al controllo del traffico di droga nel territorio di Parabita e Matino. Un territorio gestito in quegli anni dai clan facente capo a Luigi Giannelli, noto esponente alla Sacra Corona Unita, il quale avrebbe organizzato l'omicidio per impedire che Mancino subentrasse a lui nel traffico degli stupefacenti. Mancino avrebbe tentato di mettersi in proprio e di controllare lo spaccio proprio sulla piazza a Parabita, la città del boss. Un affronto pagato caro. La vittima fu condotta in aperta campagna a bordo della sua auto e uccisa con un colpo di pistola alla testa. Il cadavere fu poi ritrovato carbonizzato nei resti dell'auto data alle fiamme. I due presunti autori dell'omicidio, Cosimo Leo e Lucio Carrozzo, sono rimasti vittima a loro volta della guerra di mafia. Il mandante invece, Luigi Giannelli, è stato condannato all'ergastolo.

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