Operazione Bazar. Quattro condanne in abbreviato

Lecce. Per tutti l’accusa era di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso e con il vincolo della continuazione

LECCE – Prime condanne nell’ambito dell’operazione antidroga condotta dai carabinieri del Reparto operativo e del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Lecce, iniziata verso la fine dell'estate scorsa e conclusasi con cinque arresti il 16 dicembre del 2010. Il gup Alcide Maritati ha condannato, al termine del giudizio con rito abbreviato, Italo Garofalo, a 1 anno e quattro mesi; i fratelli Oronzo e Roberta Spedicato, rispettivamente a 3 anni e due mesi e 4 anni e otto mesi; e Cristina Martena, suocera dei fratelli Garafolo e zia degli altri due arrestati, a 3 anni e sei mesi L’accusa nei loro confronti era di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso e con il vincolo della continuazione. Il quinto arrestato, Antonio Garofalo, aveva già patteggiato la pena. Le indagini erano state avviate alla fine dell’agosto, del 2010 dopo l'arresto in flagranza di reato dei fratelli Spedicato, avvenuto in Monteroni di Lecce. I due erano stati trovati in possesso di 30 dosi di eroina e 4 di cocaina Proprio da questo evento si erano sviluppati i successivi accertamenti in quella che gli stessi carabinieri avevano individuato come zona principale dello spaccio dell'organizzazione, ossia la zona 167 di Monteroni dove, per diversi giorni, i militari dell'Arma avevano documentato un andirivieni di tossicodipendenti. Nei successivi riscontri investigativi, di tipo tradizionale, svolti soprattutto nel mese di settembre, sono stati identificati gli altri appartenenti al presunto gruppo di trafficanti di droga ed è stata documentata, in diverse circostanze, la cessione di stupefacente a terzi da parte degli indagati. Il gruppo, organizzato su nucleo familiare, aveva come base operativa l'appartamento di Cristina Martena, arrestata nel corso dell'operazione. 16 dicembre 2010 Monteroni: smantellato il bazar della droga. I nomi degli arrestati Si è conclusa all’alba di oggi una vasta operazione antidroga condotta dai carabinieri del Reparto operativo e del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Lecce, iniziata verso la fine dell’estate scorsa. I militari hanno arrestato cinque persone ritenute responsabili di detenzione e spaccio di stupefacenti in concorso e con il vincolo della continuazione. Si tratta dei fratelli Italo Garofalo, 38 anni e Antonio Garofalo, 39, entrambi di Monteroni; ancora dei fratelli Oronzo Spedicato, 38 anni (ai domiciliari) Roberta Spedicato, di 42. Infine, Cristina Martena, 58 anni, incensurata, suocera dei fratelli Garafolo e zia degli altri due arrestati. Le indagini erano state avviate alla fine di agosto, dopo l’arresto in flagranza di reato dei fratelli Spedicato, avvenuto in Monteroni di Lecce. I due erano stati trovati in possesso di 30 dosi di eroina e 4 di cocaina. Proprio da questo evento si erano sviluppati i successivi accertamenti in quella che gli stessi carabinieri avevano individuato come zona principale dello spaccio dell’organizzazione, ossia la zona 167 di Monteroni dove, per diversi giorni, i militari dell’Arma avevano documentato un andirivieni di tossicodipendenti. Nei successivi riscontri investigativi, di tipo tradizionale, svolti soprattutto nel mese di settembre, sono stati identificati gli altri appartenenti al presunto gruppo di trafficanti di droga ed è stata documentata, in diverse circostanze, la cessione di stupefacente a terzi da parte degli indagati. Il gruppo, organizzato su nucleo familiare, aveva come base operativa l’appartamento di una donna incensurata, arrestata nel corso dell’operazione, zia di due degli arrestati e suocera degli altri due. Gli arresti sono stati eseguiti in collaborazione con le Compagnie Carabinieri di Lecce e Pitigliano (Grosseto) su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia, su richiesta del sostituto procuratore Angela Rotondano. Uno degli arrestati è stato rintracciato dai carabinieri in provincia di Grosseto e condotto presso la locale casa circondariale, mentre ad un altro, già giudicato incompatibile con il regime carcerario, sono stati concessi gli arresti domiciliari.

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