‘Mia figlia è autistica, al Comune non importa’

Casarano. L’appello della madre di una ragazza autistica, che non riesce a sostenere le spese di assistenza della figlia. Ha chiesto l’assegno di cura, ma “al Comune è tutto bloccato”

CASARANO – “A me della politica non m’importa niente. Mi hanno detto che è caduta l’Amministrazione comunale e che tutto è bloccato. Non mi interessano questi problemi, ma quelli di mia figlia. Fate qualcosa”. E’ il disperato appello della madre di una ragazza autistica di 20 anni. Una delle centinaia di mamme di Casarano che hanno figli disabili. Una delle poche che invece di rivendicare pubblicamente i propri diritti cerca sommessamente il politico di turno per chiedere il classico “favore”. Questa madre – Monika Eichenberger, metà svizzera e metà italiana, da 25 anni cittadina di Casarano – è la prova vivente dei danni concreti che la politica provoca alle famiglie e alle fasce deboli della popolazione. La famiglia di Monika contava molto sull’aiuto pubblico, sui progetti del Piano sociale di zona. In particolare, sperava di entrare in graduatoria nel progetto “Assegno di cura”, come negli anni precedenti. Dopo la crisi amministrativa, però, la macchina burocratica del Comune sembra essersi inceppata. I vari progetti del Piano di zona non sono stati attivati. Il sostegno economico per tante famiglie, per il momento, rimane bloccato. “Il Comune di Casarano sta facendo un danno a mia figlia – si sfoga la signora –; non posso aspettare i comodi del Comune o della politica: i loro problemi non mi interessano”. La signora Eichenberger racconta che dopo 20 anni aveva trovato un educatore qualificato per la figlia, grazie all’associazione “Amici di Nico” di Matino, l’unica nel Sud della Puglia specializzata nell’autismo infantile. “Finalmente, mi sono detta, il nostro momento è arrivato – prosegue Monika –; l’associazione ‘Amici di Nico’ mi aveva regalato questo sogno. Purtroppo, però, è durato poco: solo due settimane”. La signora racconta che la sua famiglia non aveva la possibilità di sopportare il costo e ha dovuto disdire il contratto. “Avendo fatto domanda per l’Assegno di cura – spiega – contavo sull’aiuto del Comune, perché so che i fondi per questi interventi ci sono. Ma la politica, si sa, questi problemi non li affronta come dovrebbe. Ora sono senza educatore e senza risposte”. “Mi sono stancata di fare l’educatrice, la neurologa e la psichiatra – si sfoga Monika –; io voglio fare solo la mamma. State ritardando l’apprendimento di mia figlia, le state negando un diritto”. E visto che Lampedusa è diventata il luogo simbolo della richiesta dei diritti più elementari, la signora Eichenberger afferma di essere “capace di andare fin lì per chiedere i diritti di mia figlia come cittadina italiana”. Articolo correlato: Casarano senza “prima dote”

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