Variante al gasdotto. Barbanente: ‘Evitare lo scempio ambientale’

Il Forum Ambiente e Salute del Grande Salento denuncia i pericoli per la possibile realizzazione di un gasdotto che, proveniente dall'Albania, dovrebbe interessare una vasta area a Sud di Lecce

Arriva dal Forum Ambiente e Salute del Grande Salento una denuncia circa la realizzazione di un gasdotto che, proveniente dall’Albania, dovrebbe attraversare sei comuni della provincia di Lecce.

Le originarie ipotesi di sbarco

Ma andiamo per gradi. Nel marzo 2010, il Tap (Trans Adriatic Pipeline), consorzio per il gasdotto trans-adriatico, aveva proposto inizialmente la soluzione di approdo del gasdotto a Punta Penne, nella zona Nord di Brindisi, area ritenuta di pregio balneare. L’attraversamento, da lì in poi, avrebbe interessato un tratto di 16 chilometri costituito da campi e vigneti, prima dell’allacciamento finale. La Camera di Commercio di Brindisi si oppose al progetto, vista la profonda incompatibilità con la vocazione agricola e turistica dell’area, e costrinse il Tap, nel giugno dell’anno passato, a presentare un secondo progetto. Quest’ultimo era compatibile con le esigenze del territorio: approdo del gasdotto a Sud di Brindisi, direttamente nell’area industriale delle centrali a carbone, lasciando auspicare, tra l’altro, una loro possibile riconversione al gas fossile per minimizzare gli impatti in termini di emissioni e di polveri inquinanti. Quella di Cerano pareva essere, effettivamente, un’area industriale predisposta urbanisticamente ad accogliere una simile infrastruttura, la cui notevole intrinseca pericolosità rende inidonee le zone balneari, turistico-insediative e agricole.

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Dopo quest’accordo che sembrava avere il beneplacito di tutti, associazioni ambientaliste incluse, il Tap, nei mesi scorsi, ha nuovamente rimodellato il progetto e ne ha presentato una variante, proprio quella che ha sollevato l’indignazione del Forum Ambiente e Salute. Il nuovo approdo, stando alle carte, dovrebbe essere situato sul litorale fra Torre Specchia e San Foca. La prosecuzione del gasdotto interesserebbe quindi i comuni di Melendugno, Vernole, Castrì, Lizzanello, Cavallino e San Donato.  Dopo urgenti e documentate sollecitazioni inviate dal Forum Ambiente a tutti gli organi regionali e provinciali, l’Assessore della Regione Puglia all’Assetto del Territorio Angela Barbanente aveva assicurato di aver “già avviato le necessarie verifiche per evitare l’ennesimo scempio del territorio dovuto alla realizzazione di grandi opere progettate e variate senza alcuna considerazione dei devastanti impatti paesaggistici”. E proprio di scempio si tratterebbe se a farne le spese dovesse essere un’area rinomata per il suo valore paesaggistico come quella presa in considerazione. Le cosiddette “Terre d’Acaya e Roca” e le contrade Campana e Filandra con i loro boschi millenari di olivi, i grandi trulli e i muretti a secco, verrebbero messe a repentaglio da un opera che, non solo deturperebbe le sembianze di un territorio, ma potrebbe anche risultare pericolosa. Infatti, il Forum Ambiente e Salute specifica nel suo comunicato che queste infrastrutture causano spesso “gravi incidenti come la recente cronaca mondiale, dalla Nigeria, all’ Egitto, agli Stati Uniti, tristemente conferma, con perdite di vite umane non indifferenti”. Il perché di una variante così poco rispettosa dell’ambiente si deve, come ovvio, a ragioni esclusivamente economiche: così facendo, il Tap riuscirebbe a risparmiare su alcuni km di condotta sottomarina, la quale, a parità di lunghezza, è più costosa di quella fatta passare sulla terraferma. La palla passa ora agli enti istituzionali, i quali dovranno far valere il loro peso per evitare che un pezzo di Salento sia avvilito e mortificato dall’ennesimo business dell’energia.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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