Strade simil gruviera

Lecce. Storie ordinarie di dissesto stradale. Cesare Peluso, consigliere Idv, riporta all’attenzione voragini e smottamenti che fanno ormai parte dell’arredo urbano

di Andrea Gabellone LECCE – Cesare Peluso, consigliere dell'Idv presso la terza circoscrizione di Lecce, tramite un comunicato stampa ha voluto divulgare una serie di foto nelle quali è possibile visionare una piccola, ma significativa, rappresentativa dell'ormai famoso dissesto delle strade cittadine. Negli anni, voragini e smottamenti hanno iniziato a far parte, come panchine e lampioni, dell'arredo urbano. Vista la scarsa attitudine del Comune alla risoluzione del problema, molti di noi, comuni guidatori, hanno addirittura avuto il tempo di memorizzarle per poi evitarle con slalom degni di una pista da sci. Sì, è vero: alcune buche sono lì da tanto tempo, che le ricordiamo. Tuttavia, a scanso di equivoci, non abbiamo il cuore così tenero da essercene affezionati. Ma perché le strade di Lecce ricordano un famoso formaggio elvetico? A condizioni normali, con giornate soleggiate, le carreggiate presentano, come si addice al manto di un cavallo, un aspetto “pezzato”. Gli infiniti rattoppi, moltiplicatisi col passare del tempo, offrono al conducente un effetto “sterrato” ottimo per un fuori strada, meno per uno scooter (poi ci si chiede come mai Lecce è piena di Suv…). Le chiazze d'asfalto, il cui colore varia dal nero al grigio chiaro, rendono le strade più simili al vestito dell'Arlecchino che a delle arterie stradali. Questo sempre, dicevamo, che il clima sia favorevole. Perché l'asfalto leccese, come la bianca pietra delle cave salentine, è per natura molto friabile e, a contatto con l'acqua, si sgretola. Quando piove, quindi, il manto stradale del capoluogo diventa puntualmente simile ad un paesaggio lunare, tanti sono i crateri che si formano; per non parlare poi del sottovia che si chiude da solo con un meccanismo degno della più celebre acqua alta veneziana. Eppure bisogna essere ottimisti. Ricordo nitidamente quella volta, l'ultima, che la strada di casa mia, ad esempio, fu completamente messa a nuovo. Tanto nuova da non sembrare neanche la stessa. Era il settembre del 1994 e Papa Wojtyla visitava Lecce. Il programma di Ratzinger non lo conosco, ma quando è così, più che fiducia, credo sia meglio avere fede.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Leave a Comment