L’impresa non è cosa per giovani

DAL SOLE 24 ORE SUD. In Italia le aziende sono in mano ad over 70 per il 70% e solo il 6,9% degli imprenditori ha meno di 30. La Puglia conferma il trend nazionale E’ il risultato della ricerca Infocamere

I dati raccolti dall’ultima ricerca Infocamere sono chiari: le aziende per il 70% sono in mano a over 70 (cresciuti in cinque anni dall’8,5% all’8,8% del totale) e solo il 6,9% degli imprenditori ha meno di 30 anni. La maggior parte di questi, è al Sud, dove i giovani manager dimostrano maggiore ottimismo e spirito d’iniziativa. Infatti la più alta concentrazione di titolari “under 30” si registra nelle regioni meridionali e, più precisamente, in Calabria (9,4%), Campania (9%) e Sicilia (8,3%); di contro, è nel Trentino Alto Adige che si registra la presenza più bassa di aziende “giovani” (solo il 4,9% del totale). La Puglia si distacca di quasi un punto percentuale dal gruppo di testa della classifica e tuttavia non smentisce il trend negativo che si riscontra a livello nazionale. Nella regione pugliese il totale dei titolari di impresa è di 261.749; di questi, 18.408 hanno tra i 18 e i 29 anni; sono appena il 7,3% del totale con una variazione negativa nel lasso di tempo tra il 2005 ed il 2010 pari a -19,6%. In questo caso, la realtà che si registra in Puglia è più critica rispetto alla media italiana dove la riduzione è pari al 15,8%. La diagnosi d'invecchiamento della classe imprenditoriale italiana viene confermata, all'estremo opposto della scala anagrafica, dall'aumento dei titolari “over 70”, cresciuti di 1.232 unità (pari ad un aumento dello 0,5% nel periodo). Il calo del numero di imprenditori pugliesi under 30 è tuttavia bilanciato dagli extracomunitari della stessa fascia d’età che, nello stesso arco di tempo, 2005-2010, sono invece cresciuti del 14,3%. Bene hanno fatto anche i capitani di impresa tra i 30 ed i 40 anni, stando alla classifica stilata dall'Ufficio Studi di Confartigianato e presentata un paio di mesi fa all'Assemblea Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Da questo studio emerge che nella Regione Puglia questa fascia d’età è nettamente più “fortunata” rispetto a quella immediatamente precedente. Nell'ultimo anno gli imprenditori tra i 30 ed i 40 anni sono aumentati da 30.929 a 33.176 unità, con una variazione percentuale del +7,3%. La voglia di “fare impresa” infatti non manca. Le condizioni sì. Almeno al Sud. Ed i motivi sono noti: scarsità di infrastrutture, gap competitivi “in avvio” e mancanza di capitale privato che voglia investire con possibilità quasi e di crescere e internazionalizzarsi. Sorprende quindi che sia proprio il Mezzogiorno, nel 2010, a veder crescere in maniera più consistente il numero di giovani artigiani: 8,9%; quando il Nord Ovest si ferma al 6,6%, ed il Centro ed il Nord-Est solo al 2,9% e all’1,8%. Sempre al Sud, nel Molise, la variazione di crescita è del 2,7%, in Sardegna del 3%, in Sicilia dell'11%, in Campania del 10,3% e in Calabria del 19%. Questi ultimi sono dati più che positivi, nettamente superiori a quelli relativi alla media del Distretto. Una spiegazione a questa tendenza è che mettersi in proprio, probabilmente, è una scelta anti-crisi per imprenditori di età medio-giovane, che preferiscono non attendere riforme strutturali e modelli di sviluppo generati dalla politica, sebbene positivi. In Puglia ad esempio il “Piano straordinario per il Lavoro“, recentemente presentato dal presidente Nichi Vendola, ha previsto 340 milioni di risorse rivolti a 52.035 potenziali destinatari. In particolare alla nuova occupazione sono riservati 269,8 milioni di euro (per 38.335 nuovi posti di lavoro), mentre per la salvaguardia dell'occupazione i milioni di euro impiegati sono 70.9 (per 13.700 potenziali fruitori). Un “Piano” in cui molta attenzione è dedicata alle misure che incentivano l’autoimpiego, soprattutto di persone che hanno perso il lavoro e sono nel pieno dell’età lavorativa. Dallo studio di Confartigianato emerge anche che, per numero assoluto di artigiani under 40 presenti sul territorio, la classifica è guidata dalla Lombardia (120.094 imprenditori, pari al 18,5% del totale dei giovani artigiani), seguita da Veneto (64.923 imprenditori, pari al 10,3% del totale) ed Emilia Romagna (64.130 imprenditori, pari al 10%). Dati che collocano l'Italia al primo posto in Europa per numero di imprenditori e lavoratori autonomi tra i 15 e i 39 anni. Una leadership confermata dal peso degli imprenditori under 40 sul totale degli occupati della stessa classe di età: 19,8%, una percentuale quasi doppia rispetto alla media europea. I settori di attività privilegiati dai giovani imprenditori sono le costruzioni (43,2%) e le attività manifatturiere (22,1%) che insieme, assorbono quasi i due terzi dell'imprenditoria artigiana giovanile (65,4%). Il resto dei giovani artigiani è in prevalenza a capo di imprese attive nei servizi (12,7%), nel commercio all'ingrosso e al dettaglio e nella riparazione di autoveicoli e motocicli (5,1%) e nel trasporto e magazzinaggio (4,9%). // Andrea Salvati: “Non sprecate gli anni migliori” Aforisma è una Business School nata nel 1996 e si occupa di formazione manageriale. E’ l’unica scuola nel Centro-Sud Italia a vantare l’accreditamento Asfor del Master in “Marketing & Communication Management”. La formazione è rivolta a manager e imprenditori che vengono accompagnati nella sfida giornaliera della competitività, e a giovani brillanti laureati che vengono presi per mano nel progetto di vita e nell’ingresso nel mercato del lavoro. Diminuiscono gli imprenditori under 30 ed aumentano quelli dai 30 ai 40. Come si spiega questo trend? “Credo che ci siano molte cause di questo. Una sociologica, per la quale la Comunità Europea ci invita, come formatori, a incentivare i giovani all’autoimprenditorialità. In Italia e nel Sud in maniera particolare, è diffusa la propensione al lavoro dipendente, meglio se pubblico. Invece fare impresa è una delle cose più appaganti al mondo, perché permette ogni giorno di dare il proprio contributo, di fare qualcosa per tutti e non solo per se stessi. Un’altra causa è costituita dal sistema economico e bancario. La mancata attuazione delle liberalizzazioni economiche, la burocrazia che spesso spaventa ed opprime, la difficoltà di accesso al credito rendono troppo alte le barriere di accesso, la recessione oramai strutturale. I più giovani ne vengono spaventati. Un’ultima, ma importantissima variabile va invece individuata nella poca cultura della legalità che opprimono le nostre terre. Non parlo solo di mafia, né solo di Sud, ma della oramai persa attitudine ad affiancare doveri ai diritti in un delirio di furbizia che contagia tutti e che rende impossibili la libera concorrenza, la regolarità dei mercati, la ricerca al miglioramento continuo”. Qual è il ruolo della formazione per le nuove classi imprenditoriali? “A rischio di essere scontato, credo che la conoscenza sia la base per il successo. Conoscere, avere filtri adeguati per interpretare i mercati, i cambiamenti in atto, le dinamiche aziendali, e, perché no, se stessi e i propri obiettivi di vita, sono un patrimonio indispensabile per chi intraprende un’avventura così socialmente importante come quella di fare impresa. Migliorare la propria competitività, mettere in discussione e riprogettare strumenti e modelli organizzativi sono, in tutto il mondo, le carte vincenti dei sistemi locali”. A quanti anni ha fondato la sua azienda? Quali marce in più o in meno ha, al Sud, un giovane imprenditore di prima generazione? “Io sono entrato in Aforisma nel 2000, dopo qualche anno dalla sua fondazione, realizzata da mia sorella Elisabetta. Avevo 25 anni e la sfrontatezza, l’incoscienza e la capacità di sognare tipiche di quell’età. Abbiamo avuto caparbietà nel superare i periodi difficili, intelligenza ad unire più teste giovani tra di loro senza competitività interna e senza mettere mai in discussione l’obiettivo più alto: realizzare nel lembo più estremo d’oriente una business school di modello anglosassone. Forse essere un imprenditore di prima generazione permette di sentire meno pressione, ma una voglia ancora più forte di farcela”. Quali incentivi servono per dare fiducia alle imprese dei giovani? “Comunità e Enti locali come Regioni e Provincia ce la mettono tutta per rendere possibili i sogni imprenditoriali dei giovani. Forse manca un po’ di confronto. La rete non può essere solo orizzontale tra aziende simili, o tra settori simili. Deve essere verticali. Incentivare alla legalità non è oberare il territorio di controlli, instillare diffidenza nel settore pubblico verso quello privato. Credo che le istituzioni e le imprese sane, le comunità dinamiche, le associazioni attive debbano fare rete per un nuovo patto sociale. Molti giovani scelgono di sprecare gli anni migliori e la loro grinta per lunghi studi finalizzati all’inserimento nell’apparato pubblico. Come accaduto dal dopoguerra e fino negli anni 80. Bisognerebbe dare una fotografia realistica della realtà a chi deve trovare la propria strada, sostenere le attitudini, proporre modelli sostenibili”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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