Trivellazioni in mare. Manifestazione contro

Termoli. E’ l’iniziativa indetta per oggi dalla Cgil contro chi vorrebbe trasformare quella parte dell'Adriatico in un santuario di piattaforme

Di Andrea Gabellone Le nuove autorizzazioni concesse dal Ministero dell'Ambiente per la ricerca di petrolio, nella zona che va dalle isole Tremiti alle coste abruzzesi, hanno generato l'indignazione della CGIL di Puglia, Abruzzo e Molise. È stata, infatti, convocata una manifestazione per oggi a Termoli per dare una risposta forte a chi vorrebbe trasformare quella parte dell'Adriatico in un santuario di piattaforme. Il possibile sviluppo di attività estrattive costituirebbe un grave danno ambientale per tutto quel tratto di costa: il turismo, la pesca e l'agricoltura di qualità ne risentirebbero fino a snaturare le radicate politiche ecosostenibili della zona. Il valore ambientale delle Tremiti e le risorse ittiche di quell'area dell'Adriatico faticherebbero a convivere con i rischi che, un'attività di estrazione di idrocarburi, potrebbe probabilmente causare. Il tratto di litorale del basso Adriatico è divenuto, ultimamente, centro delle attenzioni di molti petrolieri; nel 2008 Derek Musgrove, direttore generale di Northern Petroleum Plc, dichiarò: “Nella parte meridionale del Mar Adriatico c'è un giacimento petrolifero che può produrre, secondo una nostra prima valutazione, 53,2 milioni lordi di barili e 36,5 milioni di barili netti, una grossa riserva di petrolio con serie prospettive di raddoppiarne la produzione”. L'interessamento, che ha allertato la Regione Puglia, comprende un'area molto vasta che arriva fino ad Otranto. Eppure, alla qualità mediocre della materia prima, si deve aggiungere una sovrastima delle riserve. Le compagnie petrolifere, infatti, tendono sempre a gonfiare i numeri per acquisire rilievo in ambito internazionale e far salire le proprie quotazioni in borsa. Quindi, nonostante sopravvalutazioni ingannevoli e un petrolio di terza categoria, la Northern Petroleum rischia di avere a disposizione 6.000 km quadrati del nostro mare col benestare del Ministero dell'Ambiente. In tutto ciò, c'è un ulteriore rischio che, probabilmente, non è stato considerato, ma che i parlamentari dell'IDV Pierfelice Zazzera e Massimo Donadi hanno ufficialmente evidenziato: “sono centinaia le bombe all'uranio impoverito sganciate nel Mar Mediterraneo durante la guerra in Kosovo”. Le possibilità di incappare in ordigni inesplosi sono molto alte. In questo assalto senza tanto criterio, quanto converrà alla Puglia l'affare dell'oro nero? Articolo correlato: Trivellazioni in mare. Il no della Regione

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