Cappelloni cannoni bastoni

Canti di lavoro e dopolavoro

Via ‘sto cappellone e addio signor padrone! Ma a riportare a casa le mondine, finita la stagione, c’è un altro lavoratore, un macchinista faccia sporca. Per vincere la guerra del lavoro bisogna essere più forti dei cannoni. Il canto popolare italiano deve qualcosa al riso e alle risaie. Era un canto di mondine anche “Bella ciao”, di cui i partigiani fecero una cover famosa. Parla d’insetti e zanzare, ma non sarà solo la voce sensuale di Milva a farvi scorgere un piccolo lapsus fallico: il capo in piedi col suo bastone e noi curve a lavorar. Sempre in quel posto ai lavoratori! Lapsus forse neanche tanto involontario, visto che, come ricorda una mondina di “Riso amaro”, se avevi qualcosa da dire dovevi dirla cantando. A Peppe De Santis, con un occhio al PCI e l’altro a Hollywood, non sfuggiva la carica erotica della risaia, tanto che arruolò due mondine coscialunga come Silvana Mangano e Doris Dowling. Quest’ultima, ex di Billy Wilder, ex di Robert Capa, aveva una storia con Raf Vallone, ma sul set veniva a trovarla spesso il giovane padrone della risiera di Venaria di Lignana, tale Gianni Agnelli. Quando il capo sfodera il bastone da passeggio è la fine.

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