Povertà. Assistenza sanitaria più cara

Secondo l’ultimo rapporto Istat si accresce la differenza tra chi vive in maniera agiata e chi è alla soglia della povertà

Aumentano la spesa dei Comuni italiani per l’assistenza sociale ed il gap delle risorse impiegate tra le Regioni del Nord e del Sud. E’ quanto emerge dalle ultime rilevazioni Istat relative agli “Interventi e servizi sociali dei Comuni”. Più di altri Paesi europei infatti l'Italia presenta sempre più grandi differenze fra chi vive in maniera agiata e chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della povertà. Persistono sensibili differenze territoriali nelle risorse impiegate dai Comuni in rapporto alla popolazione residente: la spesa per abitante varia da un minimo di 30 euro in Calabria a un massimo di 280 euro nella provincia autonoma di Trento. Secondo il rapporto dell’istituto di statistica, la crisi ha colpito i più deboli accentuando le disuguaglianze a partire dalla redistribuzione della ricchezza che vede le famiglie di lavoratori di dipendenti, pensionati e di giovani lavoratori con una riduzione del reddito disponibile tra il 2,6% e il 6% negli ultimi due anni. Nel 2008 i Comuni italiani, in forma singola o associata, hanno destinato agli interventi e ai servizi sociali 6 miliardi e 662 milioni di euro, un valore pari allo 0,42% del Pil nazionale. Famiglia e minori, anziani e persone con disabilità sono i principali destinatari delle prestazioni di welfare locale: su queste tre aree di utenza si concentra l’82,6 per cento delle risorse impiegate. Le politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale incidono per il 7,7 per cento della spesa sociale, mentre il 6,3 per cento è destinato ad attività generali o rivolte alla “multiutenza”. Le quote residue riguardano le aree di utenza “immigrati e nomadi” (2,7 per cento) e “dipendenze” (0,7 per cento). Rispetto all’anno precedente la spesa sociale gestita a livello locale è aumentata del 4,1%, in linea con la dinamica di leggera crescita osservata dal 2003. La spesa media pro capite è passata da 90 euro nel 2003 a 111 euro nel 2008, ma l’incremento è di soli 8 euro pro capite se calcolato a prezzi costanti. Nel suo rapporto, inoltre, l’Istat ricorda che i Comuni gestiscono singolarmente il 75% della spesa sociale, mentre il rimanente 25% è gestito dai Comuni in forma associata. Vi sono poi diversi tipi di enti che affiancano o sostituiscono i Comuni nella gestione dei servizi sociali (es Consorzi, comprensori, distretti sociali , Asl, comunità montane etc). Per quanto riguarda quest’ultimo punto, la manovra economica ha stabilito, a partire dal 2011, un taglio delle risorse ai Comuni con più di 5mila abitanti, di 1,5 miliardi. Una misura che avrà necessariamente ricadute anche sugli interventi e i servizi sociali. In proposito il rapporto Ifel ha calcolato che nel biennio 2011-2012 la correzione finanziaria imposta ai Comuni si tradurrà in un taglio dei servizi pari a 100 euro pro capite il primo anno e di quasi 120 euro per il secondo.

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