Caggiula: riflessioni sul dopo De Masi

Riflessione a freddo dell'Italia dei Valori sulla caduta degli dei a Casarano

Si dice che la calma sia la virtù dei forti. E' con questa convinzione che prima di proferire parola o azzardare qualche valutazione sulla caduta degli Dei, abbiamo atteso. E nell'attesa, le varie teorie circa una possibile motivazione che avesse decretato la fine dell'era De Masi si susseguivano: complotti, cospirazioni, corruzioni, come se la nostra sala consiliare fosse il set di un thriller politico. Ma diciamolo chiaro: tra fidi e fidejussioni mancati, sono stati proprio i fratelli stessi a rendersi i principali artefici del loro insuccesso. Il conflitto di interessi esisteva, e lo abbiamo pubblicamente denunciato, e con esso i problemi che ne potevano scaturire. Tutti a discapito della comunità e del bene comune. Ai casaranesi i problemi, ai faccendieri i benefici. Inutile poi andare in piazza, con un comizio in pectore, per sbandierare ai quattro venti successi di carta e cercare commiserazione sulla pelle di chi i problemi li deve affrontare quotidianamente: la vostra debolezza sono state le sterili promesse, i posti di lavoro sbandierati alla berlusconi maniera, le opere straordinarie che avrebbero proiettato Casarano nel terzo millennio di nuovo come comune da seguire ad esempio…a di tutto ciò invece! Cari tutti, non è un supermercato che cambia l’economia di un paese e neanche ipotetiche aziende che costruiscono i loro progetti su investimenti e finanziamenti pubblici salvo poi, come al solito, abbandonare baracca e burattini al loro destino. Caro ex-vicesindaco siamo sicuri che fossero imprenditori e non faccendieri? Non credo visto la vs. capacità nel NON riconoscerli. Ed è purtroppo da questi errori che ora è quanto mai necessario ripartire: Casarano ed i casaranesi meritano sicuramente di meglio. Ma meritano soprattutto rispetto ed onestà. Così come meritano rappresentanti che sappiano cosa significhino parole come democrazia, rispetto delle istituzioni, etica e salvaguardia del bene comune. Non necessariamente nuovi politici, anche se un avvicendamento risulterebbe quanto mai necessario, ma soprattutto una NUOVA POLITICA. Senza nuovi profeti e senza leaderismi. Ma con la forza della condivisione.

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