Servizio mensa. ‘Il Comune favorì La Cascina’

Lecce. La gara andò alla società La Cascina. Ma con una denuncia querela, la ditta concorrente New Kitchen, segnala irregolarità nell’affidamento dell’appalto

di Alfredo Ancora LECCE – Una sventagliata di accuse, una più grave dell’altra, che riguardano la gestione del servizio mensa da parte del Comune di Lecce, e non solo. Si tratta del contenuto di una denuncia querela presentata la settimana scorsa al Comando della Guardia di Finanza di Lecce da Angelo Imbriani, amministratore della New Kitchen srl, società della ristorazione con sede a Potenza e facente parte del Consorzio Remida. Consorzio che nel 2008 aveva contestato con un esposto alla Procura della Repubblica la gara per le mense scolastiche, al quale aveva partecipato, effettuata pochi mesi prima da Palazzo Carafa ed aggiudicata alla società “La Cascina”. Anche la denuncia della New Kitchen è indirizzata alla Procura della Repubblica di Lecce e prende di mira anch’essa l’appalto per le mense scolastiche di Lecce, gestito dalla Cascina, ma anche quello degli ospedali salentini, in particolare quello del “Vito Fazzi” e il rapporto instaurato un anno fa fra la stessa società e l’Università del Salento. Le accuse più particolareggiate sono però quelle per l’appalto al Comune di Lecce aggiudicato nel febbraio 2008 alla Cascina nonostante questa, sia in sede di gara che fino all’ottobre dello stesso anno, non avesse presentato, dice la New Kitchen, “il certificato di prevenzione incendi e neppure la sola richiesta di certificato”. L’accusa più grave, però, riguarda la presunta mancanza da parte della Cascina di una cucina adeguata alle esigenze previste dal bando di gara. La New Kitchen rileva infatti che in una lettera firmata dal direttore della Asl, Guido Scoditti, e dal direttore del Dipartimento Prevenzione della stessa Asl inviata al sindaco Paolo Perrone, si affermava che “la Cascina non poteva preparare un numero di pasti superiore a 1.105 e non quindi, i 1.375 pasti giornalieri previsti dal bando di gara”. Secondo la denuncia, la Cascina aveva a disposizione allora solo la cucina di via Presta che, rilevarono gli ispettori Asl, era in un locale di 159 mq dei quali solo 33 erano destinati a cucina, non adeguati quindi alle esigenze previste dal bando. Per aggiudicare l’appalto alla Cascina, secondo la New Kitchen, la commissione di gara aveva utilizzato “parametri completamente differenti nel valutare le potenzialità produttive del Consorzio Remida” che, secondo Imbriani, aveva una cucina di ben 1.200 mq. Non solo. La New Kitchen recrimina per i continui ostacoli opposti dal Comune per l’accesso agli atti richiesti, tanto da far nascere “nella scrivente la convinzione dell’esistenza di un diffuso sistema di protezione nel quale opera la Cascina”. La denuncia è ricca di allegati, lettere e documenti che alla fine la società di Imbriani è riuscita ad avere e che testimonierebbero, a suo dire, di come nel caso delle mense a Lecce, si userebbero due pesi e due misure. Nemmeno quando nel dicembre del 2008 la Asl invitò il responsabile area sud della Cascina, Vincenzo Di Matteo, “a rimuovere tutte le carenze sopra indicate nel termine di giorni 15 dalla notifica del presente provvedimento”, avvertendolo di non incrementare la produttività giornaliera rispetto a quella monitorata di 1.105 pasti, accadde a. Anzi. Ai 1.375 pasti per le scuole di Lecce si aggiunsero di lì a poco, sempre nelle cucine di via Presta, quelli per le scuole di Monteroni, altri 200 pasti. Secondo la New Kitchen, “i fatti accaduti e gli atti commessi danno la certezza in chi scrive che tali grossolane e gravi forzature, il più delle volte sfocianti in vere e proprie violazioni di legge, siano state volutamente poste in essere per favorire inequivocabilmente la suddetta società la Cascina, in spregio a quelle ragioni di pubblico interesse che dovrebbero invece ispirare l’attività di chi ricopre incarichi pubblici”. E’ accaduto poi che la Cascina abbia spostato la sua cucina da via Presta a quella di Ekotecne in via Monteroni. La New Kitchen si chiede come sia potuto accadere che «in spregio alle norme di legge la Cascina, con l’avallo delle autorità a ciò preposte abbia potuto fare uso, sin dal mese di novembre 2009, di un centro di cottura non proprio ma di proprietà di un ente pubblico, l’Edisu, facendo così mancare i generalissimi e inderogabili principi della par condicio tra i concorrenti e del regolare ed imparziale svolgimento prima della gara e poi dell’appalto”. Fra l’altro l’Edisu avrebbe dato la sua cucina alla Cascina senza contratto, che l’Università ha siglato solo nel marzo 2010 e per la fornitura di pasti al personale universitario. Altro aspetto sul quale la New Kitchen chiede alla Procura di indagare è l’appalto per gli ospedali, “un affare di 60 milioni di euro che passa sempre per le stesse mani. Solide al punto da aver superato terremoti giudiziari e rivoluzioni politiche senza subire alcun mutamento. Tutto grazie ad un sistema di proroghe, rinnovi, trattative private”. In particolare al “Vito Fazzi” la Cascina gestirebbe l’appalto in proroga da ben sei anni, cioè dal 2005 quando è scaduto il vecchio contratto. Nella denuncia si fa riferimento anche ad altre inchieste della magistratura riguardanti la stessa società. // Il Comune e La Cascina “cadono dalle nuvole” A Palazzo Carafa e alla Cascina coglie tutti un po’ di sorpresa la denuncia presentata dalla ditta New Kitchen alla Procura della Repubblica. Anche perché, dice per esempio l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Lecce, Fulvio Lecciso, l’appalto per le mense scolastiche è in scadenza. “Non so se la denuncia della New Kitchen, che non ho avuto modo di conoscere o leggere, si riferisca all’appalto delle scuole o a quello per gli anziani. Quest’ultimo – precisa l’assessore Lecciso – non è del Comune ma dell’Istituzione Servizi sociali. Per quanto riguarda invece l’appalto delle mense scolastiche esso è ormai in scadenza e stiamo predisponendo il nuovo bando. Della gara svolta tre anni fa non so a, anche perché allora non ero io l’assessore alla Pubblica Istruzione. Credo però – aggiunge Lecciso – che tutto si sia svolto nel rispetto delle norme. Comunque, per ulteriori dettagli bisogna chiedere ai dirigenti comunali che allora predisposero il bando e seguirono da vicino la gara d’appalto con la conseguente aggiudicazione”. Non diversa la reazione alla Cascina. “Cado del tutto dalle nuvole – dice per esempio l’ingegnere Riccardo Erbi, direttore commerciale Area Sud della Cascina -. Noi non abbiamo la fortuna di poter accedere ai ricorsi presentati in Procura. Se invece ci fossero ricorsi al Tar certamente sì, dovrebbero notificarceli e potremmo difenderci. Perciò, del ricorso presentato alla Procura non saprei che dire”. Il fatto che quella gara d’appalto non abbia avuto contestazioni in sede amministrativa, cioè davanti al Tar, è segno, per il dirigente della Cascina, che la gara sia stata condotta correttamente. “Ritengo che le procedure della gara d’appalto del Comune di Lecce – dice infatti – siano state corrette e legittime sotto ogni punto di vista, tanto è vero che non abbiamo avuto notizia di alcun ricorso al Tar per contestarle. Per il resto, non avendo avuto modo di leggere le contestazioni sollevate da questa ditta nostra concorrente, non possiamo nemmeno replicare nel merito. Anche se avessimo contezza dei particolari delle accuse contenute nella denuncia – conclude Erbi – non sarebbe opportuno replicare a mezzo stampa. Semmai lo faremo nelle sedi deputate. Se dovessimo essere convocati dall’autorità giudiziaria, presenteremo in quella sede il nostro punto di vista sulla vicenda”. // “Global service”. La Cascina-concorrenti 1 a 0 Il primo round della battaglia giudiziaria iniziata davanti al Tar di Lecce, dove le ditte Siram Sì Spa e Lucentezza srl hanno contestato l’appalto vinto dalla Cascina per il “global service” – cioè i servizi di pulizie, portierato etc. – delle residenze universitarie di Lecce e di Monteroni, va alla Cascina. Le ditte ricorrenti, con l’avvocato Maria Cristina Lenoci, avevano presentato ricorso chiedendo anche un decreto urgente del presidente del Tar per bloccare la firma del contratto fra Adisu e la Cascina. Ma il presidente della seconda sezione del Tar di Lecce, il giudice Luigi Costantini, l’altro giorno ha emanato il decreto che respinge la richiesta di provvedimento urgente “considerato – scrive il giudice – che il provvedimento impugnato non determina una situazione caratterizzata da estrema gravità ed urgenza in relazione ai termini previsti per la stipula del contratto”. Quindi della vicenda se ne discuterà in sede di camera di consiglio per l’eventuale sospensiva e poi, nel merito, in udienza pubblica. Alla gara per la gestione del “global service” delle residenze universitarie di Lecce e di Monteroni avevano partecipato cinque raggruppamenti temporanei di imprese. Fra questi la commissione formata dal dirigente dell’Adisu Luciano Tarricone in qualità di presidente, poi da Cosimo Mastropasqua e Vito Perrone, entrambi funzionari Adisu, ha dato partita vinta alla Cascina che si è piazzata prima con 86,42 punti. Le ditte Siram Sì Spa e Lucentezza srl, riunite in raggruppamento, arrivate terze con 84,62 punti dietro il raggruppamento capeggiato dalla Marco Polo Spa che ha ottenuto 85 punti, hanno contestato la decisione della commissione e presentato ricorso per l’anamento degli atti di gara e di aggiudicazione, con relativa richiesta di risarcimento del danno. La partita giudiziaria è appena agli inizi.

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