Fuga di notizie. Revocati gli arresti per Morrone

Bari. Accolte le richieste della difesa. Cadono i gravi indizi di colpevolezza sul conto del giornalista

BARI – Domiciliari revocati. Il gip Sergio Di Paola ha accolto l’istanza di scarcerazione depositata sabato scorso dei legali del giornalista Andrea Morrone, Andrea Di Comite e Michele Laforgia. Anati i gravi indizi di colpevolezza sul suo conto. Interrogato dal gip, Morrone aveva respinto tutte le accuse a suo carico e si era sempre dichiarato innocente, spiegando come non fosse possibile per lui accedere al pc del pm Scelsi in quanto non ne possedeva la password e la postazione informatica dalla quale lavorava non era in rete con le altre presenti in Procura. Circostanza, questa, confermata da una perizia commissionata nel settembre 2009, dalla Procura al tecnico Carnevale, che scagiona completamente il giornalista. 18 aprile 2011 Fuga di notizie. Una prima perizia scagiona Morrone BARI – La consulenza informatica richiesta nel marzo 2010 dalla Procura di Bari che stava indagando sulla fuga di notizie nell’ambito del processo Tarantini e che avrebbe “incastrato” il giornalista Andrea Morrone, ritenendolo la “talpa” responsabile del “furto” di informazioni contenute nei verbali degli interrogatori, non sarebbe l’unica consulenza richiesta dagli inquirenti. Ne esisterebbe un’altra, commissionata sei mesi prima, nel settembre 2009, la quale porterebbe a conclusioni opposte. Questa perizia, che poi è la prima in ordine di tempo, è firmata dal tecnico Carnevale e ricostruirebbe uno scenario diverso di quanto accaduto negli uffici giudiziari il 4 agosto 2009. Eppure la Procura, sostiene la difesa di Morrone, ha scelto di privilegiarne una rispetto all'altra. La perizia “scartata” dimostrerebbe che Morrone non avrebbe potuto accedere all'archivio in cui erano presenti quei verbali perché sarebbe stata necessaria una password che non era in suo possesso ma di cui era a conoscenza solo personale interno. Il file sarebbe stato aperto attraverso l'accesso remoto in modalità condivisione amministrativa. Questa consulenza scagionerebbe Morrone. Così nelle scorse ore i legali difensori del giornalista, Andrea Di Comite e Michele Laforgia, hanno nominato due periti di parte – un ingegnere ed u sistemista – per l'analisi del caso. 15 aprile 2011 Fuga di notizie. Morrone: ‘Non sono la talpa’ BARI – 45 minuti davanti al gip per spiegare la sua estraneità ai fatti che gli vengno contestati. Tanto è durato l'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Sergio Di Paola, di Andrea Morrone, giornalista free lance, collaboratore del Tacco d’Italia e del Corriere del Mezzogiorno, arrestato tre giorni fa (domiciliari) con l'accusa di aver trafugato dai computer della Procura i verbali relativi agli interrogatori di Gianpaolo Tarantini, poi pubblicati dal Corriere della Sera il 9 settembre 2009. Morrone, alla presenza dei pm Giuseppe Dentamaro e Teresa Iodice e dei suoi difensori Andrea Di Comite e Michele Laforgia, ha respinto tutte le accuse che gli sono state rivolte, dichiarandosi innocente e spiegando le sue ragioni, punto per punto: ha detto di non aver effettuato alcun accesso abusivo tramite computer della Procura a quello del pm Scelsi dove erano custoditi i verbali intanto perché non possedeva alcuna password che gli consentisse di accedervi e poi perché il pc da lui utilizzato non era in rete con gli altri del Palazzo di giustizia. E relativamente alla cella telefonica che, stando all’accusa, il 4 agosto 2009 lo avrebbe rilevato nei pressi della Procura di Bari, in via Nazariantz, il giornalista ha dichiarato di non ricordare se quel giorno fosse o meno in tribunale, ma ha riferito che i suoi genitori abitano ad un isolato dal Palazzo, in via Babudri, proprio nella via in cui la cella viene intercettata. 13 aprile 2011 ‘Infangateci tutti, arrestateci tutti’ di Maria Luisa Mastrogiovanni Hanno cercato la ‘talpa’ per un anno e mezzo. Adesso ‘finalmente’, così testualmente ha annunciato con toni trionfalistici il TG1 di Minzolini, adesso ‘finalmente’ ha un nome ed un volto, il responsabile dello sputtanamento di Berlusconi, delle sue nottate con la D’Addario e le altre prostitute di lusso. Dopo la pubblicazione di quei verbali d’interrogatorio, secretati anche per la difesa, ma pubblicati sul Corriere della sera il 9 settembre 2009, in un articolo a firma di Angela Balenzano e Fiorenza Sarzanini, a sarà più come prima. Una veloce discesa agli inferi per l’intero Paese, sprofondato nell’ipnotica scollatura di Ruby. Dopo la pubblicazione dei quei verbali un vortice di scandali a cui velocemente l’Italia si anestetizza. Il Fatto Quotidiano con la firma di Antonio Massari brucia tutti con la notizia di Berlusconi indagato a Trani: poi il giornalista viene sottoposto a indagini, sequestrati i cellulari, passate ai raggi x le sue carte e l’appartamento. Ancora una volta viene scambiata la causa con l’effetto: il problema non è più se il presidente del Consiglio abbia esercitato tutto il suo potere sull’Agcom e sulla Rai per chiudere la trasmissione di Santoro, quindi impedire fisicamente ai cittadini il diritto ad essere informati, ma il problema è che un giornalista abbia avuto le sue fonti per darne notizia. Dopo quel 9 settembre, il neo procuratore di Bari Antonio Laudati intercetta tutti i giornalisti che a Bari si occupano di giudiziaria. Perché? Semplicemente perché fanno i giornalisti di giudiziaria: a Bari ci sono inchieste importanti che riguardano il Capo del Governo e un suo Ministro – Raffaele Fitto, già con due processi e già con due richieste di arresto, negate dalla Camera. Nelle indagini che hanno portato al rinvio a giudizio e alla richiesta di arresto per Fitto (richiesta negata), Angelucci (arrestato) e tra gli altri anche l’editore Paolo Pagliaro (che fu ai domiciliari), attuale presidente del Movimento per la Regione Salento, Andrea Morrone era il consulente dell’accusa. Lo dice il Gip Sergio Di Paola nell’ordinanza di custodia cautelare. Ma di quella mole di lavoro, per cui Morrone si sarà passato al setaccio le migliaia di intercettazioni e di conversazioni vergognose in cui c’è traccia, oltre che sui conti correnti del Movimento di Fitto ‘La Puglia prima di tutto’, del pagamento di una presunta tangente da mezzo milione di euro da Angelucci a Fitto, di quella mole di lavoro e di quelle informazioni Andrea Morrone non ha fatto menzione con nessuno. Finché è stato consulente della Procura, cioè fino al 2008 per conto della ditta Consit, nessuno ha avuto modo di che sindacare sulla sua serietà. Poi comincia a frequentare ambienti pericolosi e ad avere amicizie compromettenti: cioè comincia a frequentare giornali e giornalisti. Non è più consulente informatico perché decide di seguire il suo sogno: essere giornalista. Nell’ordinanza di custodia cautelare c’è scritto chiaramente che le prove che dimostrerebbero che la ‘talpa’ che ha procurato al Corriere i verbali dell’interrogatorio di Tarantini sono prove indiziarie. Non ci può essere la prova provata che sia stato proprio Morrone ad entrare nel pc del Pm, né che sia stato lui a fornire i verbali al Corriere: diverse persone erano in possesso della password e lui ha interrotto la collaborazione con la ditta Consit che gestiva il sistema informatico della Procura nel 2008. Inoltre nell’ordinanza di custodia cautelare di Andrea Morrone non v’è traccia di conversazioni significative tra lui e la giornalista del Corriere che ha pubblicato i verbali. E il fatto che il tracciato del cellulare dica che in quei giorni era nei pressi della Procura è veramente poco significativo, dal momento che poteva essere lì per mille motivi, non ultimo prendere un caffè con un amico. Ci sono poi le telefonate partite da un numero fisso della Procura verso il fisso del Corriere e verso il cellulare di una giornalista. Ma anche lì non si sa chi le abbia fatte. La Legge prevede l’arresto in via cautelare quando c’è il rischio della reiterazione del reato o dell’inquinamento delle prove. Leggendo l’ordinanza firmata dal Gip De Paola, che autorizza i domiciliari per Andrea Morrone, c’è un passaggio emblematico: “Non è dato individuare elementi specifici e concreti che attestino un attuale pericolo di inquinamento probatorio da parte dell’indagato”. Andrea Morrone dunque non può inquinare le prove: la password per entrare nel sistema era in possesso di diverse persone in quell’agosto del 2009 e dall’agosto è stata poi cambiata. Può invece reiterare il reato? Per il Gip si. Perché? Scrive il gip nell’Ordinanza: “E’ sufficiente a tale proposito considerare come proprio l’attività attualmente svolta da Morrone in Ambito giornalistico, richiedendo la continua ricerca di fonti informative e l’acquisizione del materiale necessario per redigere articoli e testi da pubblicare, peraltro con particolare riguardo al settore della cronaca giudiziaria, potrebbe costituire terreno ideale affinché si riproducano condizioni e situazioni in cui l’indagato potrebbe nuovamente sfruttare le cognizioni tecniche di cui è dotato per violare sistemi informatici, al fine di ottenere dati utili ed informazioni preziose per lo svolgimento della propria attività”. Credo che sia questa la prima volta che un giornalista è stato arrestato perché gli viene attribuita l’intenzione di delinquere per il fatto stesso di essere un giornalista competente, sia di giudiziaria sia di informatica. Ma la sua presunta attività di ‘talpa’ è avvenuta prima che lavorasse come giornalista, dunque se da giornalista è stato sempre ineccepibile e se da consulente (vedi consulenza su indagini Fitto) anche, perché ora che è giornalista -con un passato da consulente- diventa improvvisamente pericoloso? Tutti i giornalisti di giudiziaria a Bari, sono stati intercettati, ed averne arrestato uno, perché, essendo giornalista ed informatico potrebbe reiterare il reato, sa tanto di ‘colpirne uno per educarne cento’. Un atto intimidatorio senza precedenti. Preceduto, nelle varie redazioni baresi, dalla rimozione dall’incarico di seguire la cronaca giudiziaria di molti giornalisti intercettati. Perché, e il caso di Andrea Morrone lo dimostra, se sei un giornalista competente e ti occupi di giudiziaria, sei naturalmente portato a delinquere, quindi vai rimosso o arrestato. In ogni caso, fermato. L’obiettivo è stato raggiunto: si contrasta la fuga di notizie eliminando i giornalisti. Credo che la gravità di questo fatto sia stata sottovalutata da tutti i giornali. L’Ordine dei giornalisti ha diramato un comunicato denunciando le intercettazioni a tappeto subite da tutti i colleghi di giudiziaria, ma questo non credo sia il vero punto della questione. Andrea Morrone è stato poi sospeso dall’ordine, perché la legge lo prevede, in caso di arresto. Quindi il risultato è stato raggiunto, il giornalista è stato fermato. Andrea saprà difendersi nel migliore dei modi e dimostrare la sua estraneità ai fatti. Ma la vera questione che mette in discussione tutti i diritti costituzionalmente garantiti, che riguardano quello imprescindibile di essere informati come cittadini, secondo me risiede proprio in quella frase del Gip. La ripeto: “E’ sufficiente a tale proposito considerare come proprio l’attività attualmente svolta da Morronein ambito giornalistico, richiedendo la continua ricerca di fonti informative e l’acquisizione del materiale necessario per redigere articoli e testi da pubblicare, peraltro con particolare riguardo al settore della cronaca giudiziaria, potrebbe costituire terreno ideale affinché si riproducano condizioni e situazioni in cui l’indagato potrebbe nuovamente sfruttare le cognizioni tecniche di cui è dotato per violare sistemi informatici, al fine di ottenere dati utili ed informazioni preziose per lo svolgimento della propria attività”. Quindi tutti i giornalisti che siano tali, competenti e con fonti fidate e attendibili, sono potenzialmente pericolosi. Se Andrea Morrone non avesse fatto il giornalista non sarebbe stato arrestato, questo è chiaramente desumibile dalla frase del Gip, che però si contraddice, dal momento che Morrone, la presunta ‘talpa’, si sarebbe introdotto nel sistema informatico da consulente e non da giornalista, perché all’epoca non scriveva di giudiziaria. Ieri sera si aprivano i lavori del Festival internazionale del giornalismo. Qui in Puglia si cercava di far morire il giornalismo. Noi però non ci arrendiamo. Saviano chiudeva dicendo: “Infangateci tutti”, parlando proprio della precisa strategia del ‘sistema’ di sporcare la reputazione di un giornalista, quando il sistema vuole fermarlo. Allora ‘infangateci tutti’. Arrestateci tutti. Con Andrea. Le inchieste di Morrone: Omicidio Basile: slitta a domani la decisione del Riesame Omicidio Padovano: il mandante è il fratello Omicidio Blasi. 18 anni per l'assassino “Operazione Nascondino”: chiesti due secoli di carcere L'antimafia dello Stato, lo Stato dell'antimafia Nicastro: “I rischi della legge” (Tacco 64 novembre 2009) La “Libera terra” che dà buoni frutti (Tacco 65 dicembre 2009) Ceneri e cdr si smaltivano senza autorizzazione (Tacco 66 febbraio 2010) // Regionali // La Regione in una striscia (Tacco 67 – 25 Febbraio 2010) // Regionali // La Regione in una striscia (Tacco 68 – 4 Marzo 2010) // Regionali // La Regione in una striscia, Chi ci mette la faccia (Tacco 69 – 11 Marzo 2010) Fuori gli scheletri dagli armadi, // Regionali // La Regione in una striscia (Tacco 71 – 25 Marzo 2010) Il Regina Pacis fantasma, Don Cesare torna alla sbarra, Operazione “Nottetempo”: gli anarchici contro il Cpt (Tacco 72 – Aprile 2010) Negli occhi tutta la tristezza del mondo, A casa di Ivana, 40 anni per non cavare un “centro” dal buco, // Il Reportage // Presicce: storie di ordinaria mala-amministrazione Di Maria Luisa Mastrogiovanni – Reportage di Andrea Morrone (Tacco 73 – Maggio 2010) Vaccaro e Bove: la pista alternativa, La Cassazione: dubbi sull’attendibilità della bambina, Colitti Jr, un ragazzone come tanti (Tacco 74 – Giugno 2010) Un caffè da cicirinella (Tacco 76 – Settembre 2010) Articoli Andrea Morrone 12 aprile 2011 Inchiesta Tarantini e fuga di notizie. Ai domiciliari giornalista BARI – E’ agli arresti domiciliari perché, secondo la magistratura barese, avrebbe avuto accesso abusivo all’archivio informatico della Procura. Il gip del Tribunale di Bari, Sergio Di Paola, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Andrea Morrone, giornalista free lance che collabora con il Tacco d’Italia e con il Corriere del Mezzogiorno, motivandola con il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato. L'inchiesta sarebbe collegata alle indagini sulla fuga di notizie relativa al caso Tarantini. Morrone era stato consulente informatico della Procura mediante la ditta Consit, incaricata della sicurezza e dell’assistenza dei sistemi informatici degli uffici giudiziari baresi. L’inchiesta è in mano ai pm Teresa Iodice e Giuseppe Dentamaro ed è coordinata dal procuratore Antonio Laudati. Secondo gli investigatori della Squadra mobile e dalla Polizia postale, il 4 agosto 2009 Morrone sarebbe entrato nel database della Procura.

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