Una sfida già vinta

La maratona per non dimenticare la sofferenza

La storia emozionante di Roberto Falcone, una volta in dialisi, maratoneta cinquantatreenne di Ruffano, che oggi corre per ricordare la sofferenza che ha segnato i tanti anni della sua vita in attesa di un trapianto. E i traguardi tagliati sono stati tanti: il più importante, certamente, il trapianto del rene; ma anche 3 maratone di 42,125 km; 10 mezze maratone e diverse gare su percorsi di 10 km; e, lo scorso 4 giugno, la soddisfazione di essere l’unico salentino in gara alla “Maratona dei Trapianti” di Pisa.

“Di soffrire non si deve finire mai”. Potrebbe essere la filosofia di vita degli ex dializzati, di quegli ammalati che, grazie al trapianto, sono diventati “normali”. La loro normalità la vivono in vari modi, ma c’è un modo particolare scelto alcuni di essi: correre. Correre verso una rinascita, verso il ritorno ad una vita normale. Correre non nel senso di sprint, una corsa veloce giusto per sfogare i propri istinti in pochi secondi. No, correre significa per loro continuare la propria sofferenza che ha contraddistinto tutta la vita. Correre per chilometri e chilometri, sentendo il cuore in gola per la fatica, per raggiungere in ogni gara lo striscione di arrivo, ideale traguardo del ritorno alla vita normale. Uno di questi atleti speciali è Roberto Falcone, 53 anni, originario di Ruffano, dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Casarano, uno dei pochi ex dializzati in Puglia a fare attività agonistica. Da quando, nel 2001, gli è stato trapiantato un nuovo rene, dopo anni ed anni di terapia in dialisi presso il reparto di Nefrologia dell’ospedale civile “F. Ferrari”, ha cominciato l’attività agonistica non competitiva, disputando 3 maratone sulla distanza classica di 42,125 Km. (Parabita, Firenze e Roma), 10 mezze maratone e diverse gare su percorsi di 10 chilometri. Il 4 giugno scorso, unico salentino in gara, ha partecipato alla “Maratona dei Trapianti” di Pisa, una manifestazione nata giusto per creare un legame importante tra sport, solidarietà e sviluppo della ricerca. “Manifestazioni come quella di Pisa – commenta Falcone – dove hanno partecipato centinaia di trapiantati, sono la dimostrazione che si può tornare ad una vita migliore. Le gare non competitive servono per correre insieme agli altri e per dare un messaggio di speranza, e cioè che gli ostacoli che la vita ti mette di fronte possono essere superati. Ne approfitto – conclude l’ex dializzato – per ringraziare il dott. Salvatore Schiavano, medico del reparto di Nefrologia dell’ospedale di Casarano, che segue da vicino tutti coloro che vogliono intraprendere l’attività agonistica”.

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