Fersino: ‘Gli 11 consiglieri ricattavano il sindaco’

Casarano. Secondo la ex vicesindaca ci sarebbero state “riunioni carbonare tra il Pd e il Pdl” per mandare a casa De Masi. La reazione di Panico

CASARANO – “Gli 11 consiglieri dimissionari avevano un prezzo. Il sindaco non si è piegato ai loro ricatti ed è per questo che l’amministrazione De Masi è caduta”. Francesca Fersino, durante il comizio di venerdì sera, scaglia in faccia ai suoi avversari, che erano presenti in piazza, accuse pesanti e la sua verità di due anni di governo cittadino, rivelando che l’amministrazione uscente “ha salvato il Comune dalla bancarotta”. La leader del movimento “Liberacittà”, vice sindaco uscente, snocciola gli sconfortanti dati del debito dell’ente all’atto dell’insediamento del sindaco Ivan De Masi e rivela un “patto segreto” tra l’ex sindaco Remigio Venuti (Pd) e il Pdl, con l’imprimatur dei vertici, per mandare a casa De Masi. C’era attesa per il comizio della Fersino, e l’attesa non è stata delusa. L’ex vicesindaco ha fatto il resoconto di circa due anni di governo, attaccando l’ex sindaco Remigio Venuti per la situazione debitoria del Comune lasciata alla fine del suo mandato. Nell’agosto 2009, all’inizio del mandato di De Masi, l’ente avrebbe avuto debiti per una decina di milioni di euro. «Abbiamo affrontato una situazione drammatica – ha affermato la Fersino – il Comune era sull’orlo di una bancarotta e c’erano aziende che rischiavano il fallimento perché attendevano da anni di essere pagate». La leader di “Liberacittà”, che sul palco era “scortata” dal gruppo consiliare (Emanuele Legittimo, Aurelio Bello e Massimo D’Aquino), ha poi spiegato l’istituzione della società patrimoniale, grazie alla quale “è stato possibile, il 27 dicembre, ottenere un finanziamento di 3.800.000 euro, di cui 2 milioni sono serviti per coprire i debiti della “Monteco” e con il resto è stato possibile pagare gli stipendi ai dipendenti”. Durissimo il giudizio sugli 11 consiglieri dimissionari che hanno decretato la fine del governo De Masi. Per la Fersino si è trattato di un’operazione di “sciacallaggio politico” perché “tutti avevano un prezzo e tutti ricattavano il sindaco”. Poiché il sindaco non si sarebbe piegato, “ci sono state alcune riunioni carbonare tra il Pd e il Pdl, perfino nella sede istituzionale del Pdl, con la supervisione dei suoi vertici, per mandare a casa De Masi”. La contropartita per Venuti e il Pd? Un tecnico gradito come coordinatore della struttura tecnica in Area Vasta, posto lasciato vacante da Cosimo Casilli circa due mesi fa. “Per la verifica, basta aspettare qualche giorno ancora”, ha chiosato la Fersino. Infine, una clamorosa rivelazione che ha fatto tornare alla memoria il “caso Malerba”. La vicesindaco uscente, mostrando al pubblico e ai cronisti la relativa corrispondenza, ha rivelato che un’azienda barese (settore logistica integrata) aveva chiesto 4 ha in lotto unico (copertura di 20.000 mq) per un investimento da realizzare subito, con un’ipotesi occupazionale di 250 unità. L’avvio del procedimento era stato formalizzato il 30 marzo, sei giorni prima della caduta di De Masi. L’interruzione della Consiliatura, però, ha bloccato l’investimento. “Ecco i danni che hanno fatto questi signori alla città”, ha concluso la Fersino. // Panico: “Siamo al paradosso” Il primo a reagire alle considerazioni degli ex amministratori, anche se non direttamente al comizio dell’ex vicesindaco Francesca Fersino, è Giuseppe Panico, uno degli 11 consiglieri comunali dimissionari, che definisce la situazione “paradossale” e li accusa di vittimismo e di mistificare la realtà. “Sta facendo cadere – scrive Panico riferito alla parte politica avversa – la colpa del disastro e della confusione politica in cui la nostra città oggi si è infilata, sulle spalle di quei consiglieri che coscientemente e con enorme spirito di sacrificio, reputandolo meno dannoso, hanno accettato un periodo di commissariamento, mettendo la parola fine a questa esperienza amministrativa”. “E’ stato incredibile vedere – prosegue la nota – che, dopo il deposito del documento di dimissioni al protocollo, l’ex sindaco, coadiuvato dai suoi fidi, invece che prendere atto della decisione della maggior parte dei consiglieri comunali, cercava qualche cavillo burocratico per invalidare il documento e rimanere ancora arroccato al palazzo. Come è incredibile, ma purtroppo vero, che De Masi in persona, insieme al Segretario provinciale del Pd, Salvatore Capone, cercasse, nelle sue ultime ore di vita politica, un disperato accordo con quel partito, tentando di eliminare gli ormai disubbidienti e fastidiosi partiti minori”. “Tutto ciò – continua l’orma ex esponente di Io Sud – purtroppo è avvenuto principalmente perché si è puntato su un personaggio giovane, simpatico, privo di qualsiasi esperienza politica e amministrativa, ma con le idee ben chiare in termini di gestione del potere e molto lontano dalle esigenze primarie dei suoi concittadini. Infatti, ciò che è successo nel mio partito non è stato un caso isolato: anche negli altri di maggioranza si pensava di prevaricare le sensibilità locali, facendo intervenire consoli e proconsoli che, gerarchicamente, dovevano accomodare le disastrose scelte politiche. Tra l’altro – conclude Panico – è ovvio che se quest’amministrazione è durata meno di due anni, le responsabilità maggiori sono di chi la guidava”. Articolo correlato: E' caduto il governo De Masi

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