Udc: ‘Facciamo chiarezza’

Casarano. L’Unione di Centro spiega le motivazioni alla base del definitivo allontanamento del partito dall’amministrazione De Masi ed invita la politica cittadina ad improntare la propria azione all’onestà

CASARANO – Il 28 marzo 2011, l’Udc di Casarano con i voti di 12 componenti del direttivo su 15, ha espresso in maniera definitiva la volontà di prendere le distanze dall’operato dell’amministrazione De Masi. Una così forte decisione è giunta a seguito di un lungo periodo in cui il partito non è stato rappresentato all’interno dell’esecutivo cittadino per le note e più volte puntualizzate decisioni che hanno portato Attilio De Marco a rimettere la delega alle politiche energetiche il 22 novembre 2010 e successivamente, al momento del varo della nuova giunta, a rifiutare ogni delega più volte offerta dal sindaco. “I motivi che hanno portato l’assessore De Marco alla rottura con il sindaco, su un tema importante come la centrale a biomasse – si legge in una nota diramata dal gruppo politico – argomento non presente nel programma sottoscritto dalle forze politiche della coalizione e tuttavia perseguito con la caparbietà propria di chi persegue un obiettivo di interesse pubblico, risiedono, come noto, nella totale assenza di ogni forma di democrazia. Ciò nonostante, è stato esperito invano ogni tentativo per portare il sindaco a mettere da parte il progetto, non per contrarietà all’imprenditore, ma per la convinzione che al progetto era ed è contraria la stragrande maggioranza dei cittadini casaranesi”. “Non è stato consentito – aggiungono gli esponenti dell’Unione di centro – di porre in essere ciò che credevamo giusto: rendere terza la giunta e lasciare che una comunità attenta e sensibile, come quella di Casarano si autodeterminasse, accompagnando questo processo con una adeguata informazione di tutte le parti interessate, quelle a favore e quelle contrarie. Con fatica si giunse alla richiesta di convocazione del consiglio comunale del 16 dicembre 2010, al fine di portare a dibattere, nell’assise cittadina, il tema più scottante e lacerante per la cittadinanza, coinvolgendo nella sede istituzionale le forze politiche nella legittima forma di democrazia indiretta”. Secondo l’Udc la città non veniva più coinvolta direttamente sul “tema biomasse” ed attraverso una riunione che viene definita “carbonara” e “finalizzata a far presentare in Conferenza dei servizi convocata per il 18 dicembre 2010, un parere favorevole all’impianto”, si sarebbe tentato di ottenere dai consiglieri di maggioranza la sottoscrizione di un documento che sarebbe stato solo espressione di una distorta rappresentazione di volontà dei cittadini. Spesso quella che è stata considerata una mancanza di trasparenza è stata motivo di disagio per più di un componente dell’esecutivo; ciò anche De Marco, assessore Udc, considerato non in linea al progetto Heliantos 2; “la trasparenza è mancata del tutto con riferimento all’atto di convocazione della conferenza dei servizi del 18 dicembre 2010. Era questo il metodo da seguire secondo la logica del sindaco. Il Consiglio comunale convocato per il 16 dicembre 2010 doveva andare deserto”. “Ancora una volta si esplicitava il metodo Demasiano – prosegue la nota -, cioè quello di intralciare con discutibili azioni ogni dialettica democratica che potesse portare a posizione diverse o alternative rispetto a quelle aspettate dal sindaco. Si è inteso relegare i partiti a ruolo di semplici contenitori vuoti attraverso una costante, assidua e penetrante azione da esercitare sui singoli consiglieri, i soli a dover essere chiamati ad ‘alzare la mano’ in consiglio”. Ma in un momento delicato dal punto di vista amministrativo come quello attuale, L’Udc si sofferma sulla necessità di rimanere ancorati alla verità, alla storia di un anno e mezzo di amministrazione senza mistificarne in alcun modo i momenti più significativi, nel bene o nel male; “a questo proposito sentiamo il dovere di invitare tutti gli attori di questa triste pagina della politica casaranese a tenere un comportamento corretto, a non arrogarsi il merito delle cose fatte da altri, a rispettare i concetti troppo alti come quello di libertà che, alla luce di quanto detto, non può essere fatto proprio da chi, amministrando la cosa pubblica fino all’ultimo momento, non ha voluto riconoscere né la libertà delle forze politiche né quella di autodeterminazione degli amministratori e di taluni altri rappresentanti del popolo”.

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