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Omicidio Blasi. 18 anni per l’assassino

Lecce. Rispetto alla sentenza di primo grado, i giudici hanno escluso anche l’aggravante della premeditazione, riconoscendo le circostanze attenuanti generiche della provocazione e del vizio parziale di mente

LECCE – I giudici della Corte d’assise d’appello di Lecce hanno condannato a diciotto anni di reclusione Luigi Pasquale Blasi, il meccanico 54enne accusato dell'omicidio del nipote Antonio, avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 dicembre del 2007 nelle campagne di Melpignano. Secondo la Corte Blasi è colpevole di omicidio aggravato, ricettazione, detenzione e porto illegale d’arma comune da sparo con matricola abrasa. Il sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, Ferruccio De Salvatore, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado, con una condanna a vent’anni. A scatenare la rabbia assassina dell’imputato sarebbe stato un odio feroce maturato in anni di dissidi e di contrasti, di screzi familiari legati alla proprietà di alcuni terreni confinanti. Quella notte di dicembre di oltre due anni fa Blasi avrebbe sorpreso il nipote sul terreno del figlio Vittorio. Un episodio da cui sarebbe scaturito inizialmente un diverbio e poi una colluttazione così violenta da provocare la morte del 33enne, colpito prima da un colpo di fucile al braccio e poi con violenza feroce al volto dal manico del fucile (tanto da spezzarlo in due) da caccia dell'assassino, che si era inceppato dopo il primo colpo. Pasquale Blasi si costituì pochi giorni dopo, nel pomeriggio della vigilia di Natale, presso la stazione dei carabinieri di Corigliano d'Otranto, sotto consiglio dei suoi legali. Al termine delle lunghe ore di interrogatorio il meccanico di Melpignano confessò l'omicidio, accusando il nipote di aver cercato di colpirlo e di averlo provocato. Rispetto alla sentenza di primo grado, i giudici della corte d’assise d’appello di Lecce hanno escluso, oltre alle circostanze aggravanti dei motivi futili e dell’aver agito con sevizie e crudeltà verso la persona, anche l’aggravante della premeditazione, riconoscendo le circostanze attenuanti generiche della provocazione e del vizio parziale di mente. L’imputato era difeso dagli avvocati Pasquale Corleto e Salvatore Abate. 7 marzo 2011 Omicidio Blasi: chiesta in appello la condanna a 20 anni Il sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, Ferruccio De Salvatore, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, con una condanna a vent’anni, nei confronti di Luigi Pasquale Blasi, il meccanico 54enne accusato dell'omicidio del nipote Antonio, avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 dicembre del 2007 nelle campagne di Melpignano. Secondo l’accusa Blasi è colpevole di omicidio aggravato, ricettazione, detenzione e porto illegale d’arma comune da sparo con matricola abrasa. A scatenare la rabbia assassina dell’imputato sarebbe stato un odio feroce maturato in anni di dissidi e di contrasti, di screzi familiari legati alla proprietà di alcuni terreni confinanti. Quella notte di dicembre di oltre due anni fa Blasi avrebbe sorpreso il nipote sul terreno del figlio Vittorio. Un episodio da cui sarebbe scaturito inizialmente un diverbio e poi una colluttazione così violenta da provocare la morte del 33enne, colpito prima da un colpo di fucile al braccio e poi con violenza feroce al volto dal manico del fucile (tanto da spezzarlo in due) da caccia dell'assassino, che si era inceppato dopo il primo colpo.

fucile Blasi

Pasquale Blasi si costituì pochi giorni dopo, nel pomeriggio della vigilia di Natale, presso la stazione dei carabinieri di Corigliano d'Otranto, sotto consiglio dei suoi legali. Al termine delle lunghe ore di interrogatorio il meccanico di Melpignano confessò l'omicidio, accusando il nipote di aver cercato di colpirlo e di averlo provocato. Nella sentenza di primo grado i giudici della corte d’Assise di Lecce hanno escluso le circostanze aggravanti dei motivi futili e dell’aver agito con sevizie e crudeltà verso la persona, riconoscendo, invece, l’aggravante della premeditazione e le circostanze attenuanti generiche, della provocazione e del vizio parziale di mente. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 4 aprile, per cui sono attese le repliche della difesa, rappresentata dagli avvocati Pasquale Corleto e Salvatore Abate. Poi, con ogni probabilità, la corte si riunirà in camera di consiglio per emettere la sentenza. Articoli correlati Omicidio Blasi: condannato a 20 anni l'assassino (20 aprile 2010) Omicidio Blasi: l'accusa chiede l'ergastolo (25 febbraio 2010)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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