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6×3. Pubblicità ‘regresso’

Casarano. Sono fatiscenti, non curati e soprattutto sono collocati, nella maggior parte dei casi, in posizioni pericolose per gli utenti della strada. In poche parole: gli impianti pubblicitari sparsi sul territorio comunale sono fuori norma

CASARANO – Dal 2004 il Comune si è dotato di un Piano generale degli impianti pubblicitari. Finalità del Piano è regolamentare il corretto utilizzo delle varie forme pubblicitarie nel rispetto dei criteri architettonici, urbanistici, di decoro e salvaguardia dell’immagine ambientale e paesaggistica, della pubblica sicurezza, eccetera. Il documento disciplina anche la procedura amministrativa per l’ottenimento dell’autorizzazione comunale per l’installazione ed in particolare l’ubicazione dei pannelli lungo le strade, ovvero le distanze minime da rispettare da incroci, semafori, altri impianti pubblicitari, precisando le necessarie limitazioni nel centro storico. Definisce, insomma, precise norme che permettono di individuare con esattezza il posizionamento degli impianti pubblicitari nel territorio comunale. Tanto è preciso il Pgip, quanto è lampante la sua inosservanza da parte del Comune. Lampante per tutti tranne, almeno così sembra, per l’Amministrazione comunale. E’ utile precisare che per essere considerato abusivo un impianto pubblicitario non deve necessariamente essere privo di autorizzazione in sé; può essere abusivo anche per il solo fatto di essere stato installato in una ubicazione diversa da quella autorizzata.

Casarano. 6x3 zona stadio

Al momento non risulta sia stato preso da parte del Comune alcun provvedimento sanzionatorio nei confronti degli abusi, i quali anzi aumentano sempre più. Ad oggi la situazione è che gli impianti pubblicitari esistenti prima dell’entrata in vigore del Pgip non sono stati adeguati alle norme dello stesso Pgip; mentre quelli installati successivamente all’entrata in vigore del Piano non le hanno comunque rispettate. Il Comune di Casarano non sarebbe dunque in grado di far rispettare le norme. Non solo. Perché anche gli impianti pubblicitari di sua proprietà destinati alle pubbliche affissioni non corrispondono alle regole del Pgip. Per non considerarne la fatiscenza: molti sono infatti arrugginiti, presentano lamiere sporgenti a mo’ di lama, recano manifesti staccati, configurandosi nel complesso come strutture senza alcuna manutenzione. Naturalmente la situazione si rende più evidente per gli impianti di dimensioni maggiori, i cosiddetti “6×3”.

Casarano. 6x3 zona Ipermac

La collocazione. Le distanze da considerare nella collocazione di un impianto pubblicitario sono quelle dagli incroci, dai semafori, dalla carreggiata stradale e da altri impianti pubblicitari. Nel centro storico è vietata qualsiasi forma di pubblicità. Ma si tratta di una disposizione troppo difficile da rispettare. Solo nei pressi del Comune, in piazza San Domenico, ci sono quattro impianti pubblicitari di cui tre delle dimensioni 6×3 ed uno luminoso. Impossibile non accorgersene. Decoro urbano. All’art. 7, punto A comma 4 del Pgip, relativamente agli impianti pubblicitari si legge: “Dovranno risultare rifiniti accuratamente anche sul retro, sia quando questo è esposto alla pubblica vista che in caso contrario”. Eppure buona parte di essi sul retro è arrugginita, è collocata su strutture di supporto fatiscenti, in particolare nella zona nei pressi del centro commerciale Ipermac, in via Vanoni, che non hanno neanche in posizione verticale. Impianti che non comunicano un senso di cura dei luoghi, nonostante il Regolamento lo richieda espressamente. Anche le plance comunali sono tutte totalmente arrugginite e presentano lamiere fuori degli appositi alloggiamenti con pericolo per i passanti. Un vero peccato, visto che nello stesso territorio vi sono esempi validi sia esteticamente che nei colori. Sicurezza stradale. L’elenco dei “fuori norma” sarebbe assai lungo. Riportiamo i casi principali. In via De Andrè, c’è un impianto 6×3 obliquo al senso di marcia, che costituisce un vero pericolo per chi percorre la strada dal momento che si rischia di sfiorarne il bordo inferiore. In via Cecotti nei pressi dell’incrocio con via Solferino, c’è un impianto 6×3 al limite della carreggiata stradale con i montanti di sostegno non ben visibili. In via XX Settembre all’incrocio con via Matino, nel pieno di un incrocio a quattro strade, c’è un impianto luminoso a messaggio variabile, di chiaro disturbo per i guidatori. In viale Ferrari, di fronte all’Istituto tecnico per Geometri, ci sono due impianti 6×3 al limite della carreggiata, che naturalmente ogni veicolo di passaggio è costretto sfiorare. Tutto ciò genera una situazione commerciale illegale, in quanto gli spazi pubblicitari abusivi, essendo in posizioni di visibilità migliori, sono venduti ad un prezzo più alto, oltre ad essere più richiesti. Quelli che rispettano il Pgip naturalmente sono più defilati ed hanno un prezzo di mercato inferiore. Non di secondaria importanza è la questione relativa alla corresponsione della relativa tassa pubblicitaria. Gli impianti abusivi la pagano? Ovviamente no, in quanto abusivi. Se la pagassero, ed il Comune l’accettasse, dimostrerebbe di avallare l’abuso. Ed ecco la seconda conseguenza di questa paradossale situazione: con gli abusivi che non pagano la tassa sulla pubblicità, gli impianti regolari sono doppiamente penalizzati, poiché invece sono costretti pagarla. Voci di piazza inoltre riferiscono che sia pressoché impossibile ottenere un’autorizzazione all’installazione di un impianto pubblicitario da parte del Comune anche quando sussistano le condizioni di regolarità e rispetto delle norme del Pgip. Addirittura alcune installazioni non sarebbero autorizzate poiché in prossimità di esse insistono impianti abusivi, e pertanto non sussistendo la distanza regolamentare tra i due impianti, quello probabilmente regolare, non può essere autorizzato.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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