Amóri ossimòri

Quando i difetti piacciono, soprattutto alle donne

I poeti antichi avevano tutto un repertorio di antitesi per esprimere gioie e dolori dell'amore: è una ferita che non si sente… è un'infelice contentezza… rende morte e vita egualmente spiacevoli… fino all'ormai proverbiale “croce e delizia” della “Traviata”. “It had to be you” fu scritta negli anni '20 del secolo 20 e decanta i difetti di un tu generico. La canzone è passata spesso sul grande schermo, persino in un film che raccontava la vita del suo paroliere, Gus Kahn, ma una certa generazione di cinefili è affezionata a questa performance un po' sfortunata. Fra le altre interpreti, spicca la solita Billie Holiday con quella voce di sofferenza che fa invidia a chi col marito si annoia felicemente. Dice: chi poteva farmi sentire così vera e triste se non tu? E guarda che ne ho conosciuti di tipi. Ci provano a fare i boss con me, ma non è la stessa cosa; non hanno i tuoi difetti. D'altra parte, son talmente tanti che nemmeno tu li sai. E siamo scivolati in una canzone di Mina, che guarda le amiche serenamente accoppiate e non le invidia per niente. Grande come te sei grande solamente tu. Masochiste.

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