Unità d'Italia: l'omaggio di Cataldo Motta

Lecce. Il Procuratore, su invito dell’alto magistero del Capo dello Stato, ha voluto offrire un contributo alla memoria di un evento per ricordare l’importanza storica della nascita dell’Italia unita sotto un unico tricolore

Sotto il cielo grigio di una primavera tardiva anche il capoluogo salentino si prepara a festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Per le strade decine di bandiere tricolore sventolano soffiate dal vento di scirocco. Tra le iniziative in programma particolare attenzione merita sicuramente quella promossa dal Procuratore della Repubblica Cataldo Motta, che su invito dell’alto magistero del Capo dello Stato, ha prodotto un Dvd che sarà distribuito a tutti i magistrati e i dipendenti della Procura, e alle ultime classi delle scuole medie e superiori in una serie di incontri), per ricordare l’importanza storica di una data: il 17 marzo 1861, il giorno in cui nacque l’Italia unita sotto un unico tricolore.

Cataldo Motta

“L’iniziativa – ha spiegato il procuratore Motta – è certamente inadeguata all’importanza della ricorrenza, ma ho voluto comunque apportare un pur modesto contributo alla memoria di un evento, relativamente vicino, cui non può non attribuirsi il necessario risalto”. Nel Dvd sono contenuti alcuni interventi del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia alla cerimonia della Giornata Nazionale della Bandiera, il 7 gennaio 2011 a Reggio Emilia, e all’incontro su “La lingua italiana fattore portante dell’identità nazionale”, il 21 febbraio 2011 al Palazzo del Quirinale); l’inno nazionale di Goffredo Mameli, il discorso sulla Costituzione di Piero Calamandrei e altri momenti cruciali della storia d’Italia. Motta ha poi ricordato l’importanza fondamentale della nostra Carta costituzionale, sottolineando come ogni modifica alla stessa necessiti un’attenta e profonda valutazione: “Ho voluto esprimere la mia preoccupazione di tornare ad essere “calpesti e derisi”, per dirla con le parole di Mameli, qualora fossimo nuovamente “divisi” e non fossimo più quel popolo, quella nazione che Manzoni auspicava già nel marzo del 1821, nell’omonima ode”.

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