Il caffè più buono? Lo serve a Firenze un salentino

LA STORIA DELLA DOMENICA. Firenze. Francesco Sanapo, specchiese trapiantato in Toscana, ha vinto per il secondo anno successivo il titolo di “campione italiano baristi caffetteria”, distanziando di circa 100 punti il secondo classificato. Nessuno ha mai fatto altrettanto

FIRENZE – A sentirlo parlare, giureresti quasi di assaporare l’inconfondibile gusto di un buon caffè, tanto forte è la passione che sa comunicare quando descrive ciò che fa. Il suo, del resto, è il più buono d’Italia. Lo serve a Firenze, dove si trova da quando aveva 20 anni, Francesco Sanapo, 31enne salentino di Specchia, ultranostalgico della sua terra, responsabile master bar della “Caffè Corsini” di Badia al Pino (Arezzo). Francesco ha vinto, i primi del mese, la decima edizione della competizione nazionale “Campione italiano baristi caffetteria”, che ha avuto luogo nell'ambito del Tirreno Ct, Salone nazionale per alberghi, caffè, bar. Una kermesse della ristorazione e del turismo, dove i giudici di gara hanno avuto il compito di valutare non solo il sapore dei quattro caffè, quattro cappuccini e quattro bevande analcoliche a base di caffè preparati in un massimo di 15 minuti, ma anche la tecnica di esecuzione e il tempo impiegato per prepararli e servirli ad esperti degustatori. Per il secondo anno consecutivo, Francesco ha sbaragliato i 250 concorrenti complessivi che hanno partecipato alle varie fasi della competizione; alla finale hanno potuto accedere solo in 24; al secondo e terzo posto si sono classificati Elisa Molle di Frosinone ed Eddy Righi di Modena. Non era mai accaduto che un partecipante alla competizione conquistasse per due edizioni il titolo di campione italiano. Il punteggio da record raggiunto non ha lasciato scampo ai concorrenti: 725 punti su 800, circa cento in più rispetto al secondo classificato. Nessuno aveva mai fatto altrettanto. Il caffè proposto dal barman salentino è una rara qualità di caffè brasiliano, i cui chicchi sono stati raccolti e selezionati a mano in una piccola azienda agricola vicina a Bahia. Forse anche per questa sua cura nella selezione della giusta miscela, il patron della manifestazione italiana, Andrea Lattuada, ha potuto osservare come il livello del campionato cresca con gli anni. “I baristi sono sempre più esperti – ha dichiarato -. L'obiettivo della competizione è far crescer il livello dei baristi italiani e strappare almeno un podio ai campionati di Bogotà'”. La competizione in questione è il World Barista Championship che si svolgerà nella capitale colombiana, nel mese di giugno. Francesco si prepara all’evento organizzando un tour in Honduras dove selezionerà le qualità di caffè che daranno origine alla miscela della gara direttamente dalle fazenda. La partenza è prevista a breve. “Per preparare un buon caffè non basta premere un pulsante”, dice Francesco. Quello lo sanno fare tutti. Bisogna invece studiare, per differenziarsi dalla massa, per offrire al cliente che attende al bancone un prodotto unico, che parli di una ricerca personale e resti impresso nella memoria e nelle papille gustative di chi lo assaggia. “In Honduras cercherò la materia prima che darà vita alla mia miscela. La cercherò tra tutte, assaggerò e selezionerò le varietà presenti sul territorio”. Una sorta di caffè “scientifico”, una questione seria. Frutto di tanta esperienza maturata in anni di corsi di formazione ed approfondimento. Per lo studio che ha alle spalle, Francesco ringrazia la torrefazione toscana della Caffè Corsini, che ha creduto in lui da subito, finanziando i viaggi e appoggiando la sua voglia di sapere. E’ quella voglia che oggi cerca di infondere agli allievi della sua scuola di formazione sul caffè. E’ rivolta ai baristi, ai venditori ed a chiunque voglia conoscere da vicino la bevanda più apprezzata in Italia. Come la prepara lui, del resto, piace davvero a tutti. “Tranne che a mia madre”, commenta. “Quando torno a Specchia, insiste per farlo sempre lei.

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