Incendiò una lavanderia: condannato Rizzo

Surbo. L'uomo, ritenuto vicino alla criminalità organizzata, aveva cercato di ottenere un lavoro come netturbino, senza riuscirci. Per ritorsione nei confronti dell’assessore ai Lavori pubblici, avrebbe incendiato il negozio della moglie dell'amministratore

I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce hanno condannato a cinque anni e otto mesi di reclusione Cristian Rizzo, il 31enne di Surbo accusato di tentata estorsione aggravata e danneggiamento seguito da incendio. I fatti si riferiscono alla notte del 28 maggio del 2009 quando Rizzo, per ritorsione nei confronti dell’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Surbo, Fabio Vincenti, da cui aveva vanamente cercato di ottenere un posto di lavoro come netturbino, avrebbe incendiato la lavanderia della moglie di Vincenti in via Arno. I danni furono ingenti, anche perché le fiamme furono appiccate dall’interno, dopo aver infranto un vetro con un martello. Oltre agli arredi interni e ai macchinari bruciarono, infatti, anche centinaia di capi di abbigliamento, per un valore complessivo superiore ai trentamila euro. Rizzo, elemento ritenuto vicino alla criminalità organizzata e già condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso, fu arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce a giugno dello scorso anno, al termine di una tanto rapida quanto precisa attività investigativa. Dalle indagini emerse come l’imputato avesse avvicinato più volte alcuni esponenti politici del comune a nord di Lecce, tra cui proprio Vincenti, avanzando richieste di sempre più pressanti per ottenere impiego come operatore ecologico in un’azienda privata che aveva in concessione la raccolta dei rifiuti. Nell’inchiesta furono coinvolte altre tre persone, due delle quali avrebbero eseguito materialmente l’attentato incendiario. Per Rizzo, assistito dall’avvocato Elvia Belmonte, i giudici hanno respinto l’istanza di revoca della custodia cautelare in carcere richiesta dal suo legale. Nel processo si erano costituiti come parte civile il Comune di Surbo, rappresentato dall'avvocato Andrea Starace, i coniugi Vincenti (con l'avvocato Rossella Ascalone) e l'associazione anti racket.

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