Smaltimento dei rifiuti elettrici. Cittadini bocciati

Provincia di Lecce. Un'inchiesta di CulturAmbiente: il 77% dei cittadini non conosce la legislazione in materia e solo il 40% dei commercianti è disposto a seguirla

Smaltire correttamente i cosiddetti “rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche” (Raee) è essenziale per la salute dei cittadini e del territorio. La pericolosità dell'esposizione a lungo termine alle sostanze presenti negli apparecchi tecnologici, infatti, è causa di svariati disturbi e le conseguenze ambientali sono sotto gli occhi di tutti: basta osservare la proliferazione di discariche abusive presenti ai bordi delle strade o nelle campagne. Eppure una legislazione precisa in materia esiste nonostante molti cittadini non la conoscano. Il decreto ministeriale 65/2010 sancisce l'obbligo di raccolta gratuita dell'usato elettronico da parte dei distributori a fronte dell'acquisto di un nuovo apparecchio con funzionalità analoghe. Sono gli stessi distributori, infatti, che devono iscriversi alla sezione dell'Albo nazionale Gestori ambientali e provvedere a organizzare il trasporto dei rifiuti Raee ai centri di raccolta autorizzati. Nel caso in cui alla necessità di sbarazzarsi di un televisore non coincida quella di acquistarne uno nuovo, invece, l'oggetto in questione viene trattato come rifiuto speciale ed è necessario telefonare al Comune di residenza per chiedere informazioni sulle modalità del suo smaltimento. Per tastare il grado di conoscenza del decreto sui Raee nella provincia di Lecce, l'associazione CulturAmbiente ha condotto un'indagine durante i mesi di ottobre e novembre 2010, tastando il grado di conoscenza delle corrette modalità di smaltimento da parte dei cittadini e la disponibilità dei commercianti ad applicare la legge. I dati, infine, sono stati messi a confronto con le informazioni fornite da alcuni Comuni del Salento per cercare soluzioni condivise e più efficaci. Su 100 cittadini intervistati, il 77% non conosce la legge sullo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici. Sono soprattutto uomini e donne di età compresa tra i 45 e i 65 anni che, nonostante non siano preparati sulle corrette pratiche di smaltimento dei Raee, si sono dimostrati notevolmente interessati a conoscerle. La restante parte, il 23% dei cittadini contattati, di età compresa tra i 18 e i 44 anni, conosce il decreto in questione grazie soprattutto a un recente acquisto presso grosse catene commerciali. Differente la posizione dei commercianti coinvolti dal decreto. CulturAmbiente ne ha contattati 400 in tutta la provincia chiedendo loro, in vista di un nuovo acquisto, come poter smaltire i vecchi apparecchi obsoleti. Solo il 40% ha manifestato la propria disponibilità a ritirare le attrezzature. Di questi, però, circa il 22% dichiara di smaltire i rifiuti attraverso modalità alternative, senza menzionare il DM 65/2010. Sono state citate pratiche svariate, dal cassonetto differenziato, alla cessione a piccoli artigiani per il recupero di pezzi di ricambio fino a depositi privati non specificati. Solo le grandi catene commerciali hanno risposto citando il decreto legge. Il restante 60% non si dichiara disponibile allo smaltimento. Dal confronto con i dati di alcuni Comuni della provincia, inoltre, si evince la possibilità di utilizzo delle cosiddette isole ecologiche (centri di raccolta autorizzati) da parte dei distributori per lo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici ritirati dalle utenze domestiche. In questo modo, i commercianti potrebbero evitare la lunga trafila che impone loro di far riferimento ai propri gestori. “A sette mesi dal decreto, molti cittadini e commercianti non conoscono le regole per lo smaltimento dei Raee – commenta Roberto Paladini, presidente di CulturAmbiente. La nostra inchiesta – conclude Paladini – non vuole essere un'accusa ai negozianti che non applicano la legge, ma vuole sollevare il problema e trovare gli strumenti adatti per risolvere la questione”.

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