'Otello', tragedia della parola

Lecce. Al “Paisiello”, il 2 e il 3 marzo, l'opera di Shakespeare, con l'allestimento del regista Arturo Cirillo e la direzione artistica di Carla Guido

Quarto appuntamento della stagione di prosa del “Teatro Paisiello” di Lecce promossa dal Comune e dal “Teatro Pubblico Pugliese” con la direzione artistica di Carla Guido

otello

(Foto di Tommaso Le Pera) Di scena, “Otello” (il libretto è in allegato) di William Shakespeare (mercoledì 2 e giovedì 3 marzo alle 21) nello straordinario allestimento di Arturo Cirillo, prodotto dal Teatro Stabile delle Marche e dal Teatro Eliseo di Roma. Lo spettacolo arriva a Lecce dopo una lunga tournè che lo ha visto protagonista dei più importanti cartelloni e teatri italiani e dopo il premio della Critica 2010 al regista. Nelle note di Cirillo, si legge che “'Otello' è la tragedia della parola. Tutto nasce da un racconto, quello di Otello a Brabanzio e poi a Desdemona. La parola inventa i luoghi, costruisce i sentimenti, determina l’agire dei personaggi. L’'Otello' si gioca tra pochi individui che si confrontano ossessivamente tra di loro; il gioco di Iago li trova già tutti pronti, sembra che non aspettavano altro, bastano poche parole e la macchina si mette in moto. La gelosia esiste dal momento che la si nomina, poi come un tarlo, come una frase musicale continuamente ripetuta, non ti abbandona più. La gelosia non si spiega, come la musica. L’'Otello' si svolge in un’isola, come La Tempesta, in un luogo limitato geograficamente e mentalmente, un luogo dell’ossessione. L’'Otello' si svolge su un palcoscenico vuoto che guarda il mare, questo luogo lo si chiamerà Venezia, Cipro, sarà una strada, una sala, una locanda. Ma soprattutto sarà una prigione, dove un negro epilettico consumerà la sua strage. L’'Otello è una tragedia satirica (vi è anche un clown), a volte sembra una commedia, a volte la più barbarica delle tragedie, come il Tito Andronico. A due passi dal baratro si cantano canzoncine. L’'Otello' è il maschile davanti al femminile, o viceversa. Due mondi che s’ignorano, due universi su cui congetturare, in mezzo Bianca, la puttana di Cassio. Il femminile si traveste, e si degrada, per rivelare la sua assenza. L’'Otello' è un letto, disfatto e spesso deserto. É il luogo del tradimento: il palcoscenico immaginario, ma non per questo meno reale della gelosia, della brama, dell’atto animale. La storia finisce a letto, ma il letto c’era già, continuamente evocato. Brabanzio è cacciato fuori del letto, Otello lascia Desdemona a letto, il Doge sarà a letto, a officiare un notturno consiglio di emergenza. L’'Otello' è tutto sentimento, covato, malato, irrealizzato; si parla di guerre e battaglie che non avvengono mai e intanto nella mente dei personaggi esplode qualcosa di molto più pericoloso. É quello che succede quando gli eserciti si fermano, quando gli uomini non combattono più, quando arriva la fatidica pace”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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