Tasse universitarie: l'appello degli studenti

Lecce. Lettera aperta di Udu all'opinione pubblica in cui si lamenta la mancanza di servizi e la disorganizzazione della didattica

Gli studenti e le studentesse dell'Unione degli Universitari di Lecce scrivono una lettera all'opinione pubblica sul tema spinoso dell'aumento delle tasse universitarie. Per il sindacato andrebbero, innanzitutto, risolti alcuni nodi strutturali che rendono difficoltoso il percorso universitario, come la mancanza di servizi e l'organizzazione della didattica. Cittadini leccesi, famiglie salentine, questa lettera è rivolta a Voi e vuole spiegare quelle che sono le criticità che noi riscontriamo in questo aumento indiscriminato delle tasse nell'Università del Salento. Si sta chiedendo a noi studenti e alle nostre famiglie di coprire con rate da centinaia di euro, i buchi finanziari provocati dai tagli ministeriali e l'immenso peso di questa crisi. Bisogna però capire che il nostro grido di allarme non mira, né punta a difendere, le posizioni di una parte della popolazione studentesca; quello che noi sosteniamo è che ci sono dei dati di fatto e non delle opinioni, su cui tutti dovrebbero riflettere e sui quali la nostra amministrazione ha solo delle responsabilità da prendersi e degli interrogativi da porsi. Parliamo ad esempio del merito, parola che tanto scalda gli animi degli italiani e parola cardine nel nuovo sistema contributivo. Siamo l'unica Università in Italia ad usare questo criterio come filtro per accedere alle esenzioni previste per reddito. Detto questo riteniamo che sia un dovere da parte della nostra università, nel momento in cui si pensa ad un sistema contributivo del genere, di risolvere PRIMA dell'applicazione delle nuove regole e non dopo, tutti quei problemi che portano uno studente a laurearsi in ritardo. Parliamo della proliferazione degli esami che in molti corsi superano il numero legale previsto dalla legge, parliamo dei diversi pesi didattici con i qual gli studenti devono confrontarsi, parliamo di un diritto allo studio non garantito, di benefici non garantiti a chi ne ha diritto (la copertura qui a Lecce è da sempre al di sotto del 50%), parliamo degli studenti lavoratori che aspettano da anni il riconoscimento del loro status di “studenti a tempo parziale”. Se tutte queste cose sono vere, vuol dire che c'è stata una precisa e voluta mancanza da parte di chi avrebbe però, solo nella teoria, un ruolo teso a risolvere queste problematiche. Si è preferito, infatti, un aumento indiscriminato che di a tenesse conto. Magari tra qualche giorno la risoluzione di determinati problemi verrà paventata come un'apertura da parte dell'amministrazione, ma per noi rimane e rimarrà una mancanza alla quale si doveva sopperire prima. Inoltre, un altro dato oggettivo che può portare ad una riflessione è quello del cambiamento delle regole in corso: a fine luglio si è deciso di introdurre il nuovo criterio del merito, criterio che però faceva riferimento all'anno accademico appena concluso. Già, perché i crediti da conseguire per aver accesso alle riduzioni, dovevano essere maturati nel precedente anno accademico e quindi nessuno studente ha potuto confrontarsi con questa regola inserita quando ormai era troppo tardi. C'è un ultima cosa che ci sentiamo in dovere di smentire: non è vero che a Lecce le tasse sono le più basse d'Italia. E' vero che il rapporto tra il numero di studenti e il gettito della tassazione è tra i più bassi delle università, ma questo è reso possibile dal fatto che la maggior parte della popolazione studentesca afferisca alle due fasce di reddito più basse. Ci dovrebbero dire, invece, che uno studente della prima fascia pagherebbe meno alla Sapienza di Roma rispetto a quanto paga a Lecce. In conclusione vorremmo sottolineare che questa manovra otterrà come risultato un forte numero di abbandono degli studi, togliendo così di fatto quell'opportunità data a tutti i salentini che non avevano la possibilità di andare a studiare in altre città e cancellando quel ruolo di “ascensore sociale” che l'Università ha avuto fino ad oggi e vanificando i sacrifici economici che per anni le famiglie anno sostenuto. Cominciamo a pensare quindi che il diritto allo studio sia un diritto solo per pochi e a questo ci opporremo fermamente. Articolo correlato Tasse universitarie. Studenti sul piede di guerra (17 febbraio 2010)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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